«Senza ricordarsi delle sue radici l’Europa non potrà accogliere»
Angelo Bagnasco (Ansa)
  • Il cardinale Angelo Bagnasco: «Va garantito il diritto di non partire. Punire severamente chi sfrutta i migranti ma chi arriva faccia uno sforzo per integrarsi. Offensivo definire degli esseri umani come “forza-lavoro”».
  • Al convegno di Milano, cristiani, musulmani ed ebrei concordi: rinnegare sé stessi non è una forma di rispetto per l’altro. L’ecologia di moda? Meglio la carità religiosa.

Lo speciale contiene due articoli.

È acquisito che esiste il diritto di restare e il diritto di partire dalla propria terra alla luce della piena legalità, sapendo che qualunque diritto è legato a un bene vero per sé e per gli altri. Sarebbe però insufficiente parlare di diritto senza riconoscere il fondamento. […] Come credenti, sappiamo che questo fondamento rimanda a Dio creatore, come esseri razionali siamo rimandati alla comune natura e al dono della razione, nonché alla responsabilità di usarla correttamente. Nella prospettiva della dignità umana, è lesivo parlare dei processi migratori in termini strumentali, cioè come se colui che emigra fosse «forza-lavoro» anziché una persona unica e irripetibile. […] In un tempo nel quale si propaganda l’individualismo assoluto e l’incapacità della ragione di conoscere la verità dei valori, ognuno sembra dover essere norma di sé stesso. Ma il risultato è che l’individuo non è più libero come si dice, bensì è più smarrito e solo di fronte a sé stesso, alla collettività e al resto del mondo.

[…] Nella visione cristiana, la laicità dello Stato trova la sua affermazione nella distinzione evangelica tra Dio e Cesare. Questa distinzione non afferma uno Stato moralmente neutro verso qualunque opzione comportamentale: accogliere tutti non vuol dire accogliere tutto. Se così fosse, in realtà non si accoglierebbe nessuno, poiché accettare tutto e il suo contrario non crea un volto da offrire, un grembo in grado di abbracciare chiunque, ma piuttosto una realtà fluida che non crea appartenenza: e senza senso di appartenenza non c’è casa. […] Per questa ragione lo Stato riconosce la libertà religiosa e la libertà della religione. La prima afferma la libertà di ogni cittadino di aderire o meno ad una religione, e a cambiarla se ritiene. La seconda non interferisce nel credo della religione. Un credo che rispetti chiaramente la dignità fondamentale di ogni persona. Credo, a questo riguardo, che sia giusto ricordare quanto, nel nostro Paese come nell’intero Continente, il cristianesimo è stato sorgente e alveo di civiltà, cultura e bellezza per il bene di tutti.

Alla luce di quanto premesso, torno al tema migratorio, tenendo fermo l’obiettivo del bene di chi è accolto e di chi accoglie: infatti, senza il bene di tutti non vi è bene di nessuno. […] Se, come giustamente si dice, bisogna puntare alla «integrazione» e non fermarsi a forme croniche di «assistenzialismo», allora bisogna insistere su alcune condizioni. […] Innanzitutto è necessaria la volontà di integrarsi là dove si è. Da qui l’impegno serio e verificato di studiare la lingua e la storia del Paese. Tutti sanno che una dimora dignitosa e un lavoro onesto e giustamente retribuito sono necessari ma non sufficienti in ordine all’integrazione auspicata, ben sapendo che le leggi e le regole valgono per tutti, e vanno rispettate da tutti con le conseguenze previste, per chi è accolto e per chi accoglie. Non si tratta di sostituire la cultura di chi approda in Italia, ma della possibilità di comunicare e della necessità di conoscere la cultura e la società del luogo dove si vuole vivere. Non si tratta di concedere dei contributi a chi è in prima fila – contributi doverosi e necessari – ma della presa in carico della situazione, così come è stato ripetuto in questi giorni in diverse sedi istituzionali. Si tratta di affrontare in solidum un dramma che riguarda tutti, vicini e lontani, e che pare destinato a crescere.

L’Unione europea non è economia, è una coscienza: ma a che punto essa si trova? Non è forse questo – il flusso migratorio – un grande e decisivo banco di prova che ormai dura da anni? […] Non sono forse frangenti che misurano il cammino unitario, che svelano la forza delle convinzioni e il rispetto dei volti dei diversi Paesi? Essi vogliono camminare insieme senza essere omologati e sudditi di nessuno: perché ci sia una coscienza europea è necessaria la coscienza dei popoli; per questo bisogna che sentano non una mano pesante, ma un cuore che pulsa e lo sguardo lungimirante come avevano i Padri. Essi riconoscevano le radici del Continente, senza paura di apparire ciò che si è per storia e si dovrebbe essere per convinzione.

[…] Dato che il fenomeno migratorio – e così quello della pace e dello sviluppo – è su scala mondiale, è forse utopistico auspicare, anzi chiedere al mondo di fare un grande esame di coscienza? Concludendo, pongo tre domande.

Insieme alle grandi istituzioni mondiali, non è possibile una massiccia e severa azione di contrasto a coloro che – criminali e organizzazioni criminali – sfruttano i migranti? Se l’Italia deve avere la solidarietà operosa dell’Unione, anche l’Unione deve chiamare in causa i soggetti internazionali. Dato che in buona parte l’abbandono della propria terra è dovuto a condizioni di miseria, di mancanza di futuro, di insicurezza ricorrente dovuti a una precarietà endemica, il mondo sviluppato ha veramente a cuore che questi Paesi si sviluppino? Oppure, nonostante aiuti e progetti esportati, pensa che la loro perdurante instabilità convenga per sfruttare meglio grandi risorse e per un più facile controllo politico? Senza interferire nella sovranità degli Stati, la Comunità internazionale non può programmare un grande piano concordato con le Autorità locali, con progetti di sviluppo finanziati e controllati, affinché nessuno possa profittarne e lo sviluppo diventi realtà? Pensando all’Europa, a volte viene da chiederci: il mondo guarda con simpatia e convinzione al cammino unitario del Continente? Oppure qualcuno pensa diversamente per interessi propri e per una diversa geopolitica? Comunque sia, i vescovi dell’Europa sono convinti di questo obiettivo dei Padri, e si augurano che le parole di Novalis non si avverino mai: «Se l’Europa si slegasse totalmente da Cristo, allora essa cesserebbe di essere».

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