Il re Mida dei profughi se la spassa ai tropici
Roberto Garavello gestiva centinaia di immigrati, incassando vagonate di soldi dei contribuenti per mantenerli. Ora è indagato per truffa ai danni dello Stato ma nel frattempo, grazie al malloppo, vive come un nababbo in una delle dieci isole più belle al mondo.

Ma sapete dove sta il re di Profugopoli? Spaparanzato su una spiaggia in Thailandia. Una delle 10 più belle del mondo, secondo il Sunday Times. «Io con gli immigrati ci faccio i soldi», diceva con orgoglio ai giornalisti fino a qualche mese fa, quando era il ras incontrastato dell’accoglienza nel Varesotto. E in effetti di soldi deve averne fatti parecchi se può concedersi una sconfinata vacanza nel paradiso tropicale di Koh Mak, ai confini con la Cambogia, fra piantagioni di cocco e pesci pappagallo, nella sua meravigliosa villa dotata di ogni comfort, servito e riverito come un re. C’è chi va a tagliargli l’erba, c’è chi va a fargli la spesa, chi si prende in carico i lavori domestici: i pochi abitanti del piccolo atollo sono tutti pronti a mettersi al servizio del Paperone italiano, che pare disporre di quattrini a non finire. Che abbia trovato davvero l’isola del tesoro? O il tesoro arriva, trasferimento dopo trasferimento, dalla Profugopoli italiana?

Roberto Garavello, 65 anni, immobiliarista, ex amministratore di diverse società, che vanno dall’edilizia ai cereali, passando per la fabbricazione di pizzi e merletti, ora è indagato per associazione a delinquere (416 codice penale), oltre che per truffa ai danni dello Stato, malversazione, ricettazione e turbativa d’asta. Il motivo? Insieme con la moglie, Katiusha Balansino, aveva messo su un piccolo impero dell’accoglienza nella zona di Busto Arsizio, arrivando a gestire fino a 600 immigrati contemporaneamente. Ma, secondo l’accusa, i due facevano assistenza soprattutto a loro stessi, intascando i soldi versati dallo Stato (cioè dai contribuenti). La parola esatta è «indebiti guadagni». Molto indebiti. Ma soprattutto molto guadagni, se Garavello, dopo tre anni da re di Profugopoli, si può permettere la vita del nababbo in un paradiso tropicale. Non vi pare?

Del resto lui non l’aveva mai nascosto: «Io con gli immigrati ci faccio i soldi», diceva nelle sue chiacchierate con i giornalisti. Il fatturato della sua società che si occupava di accoglienza, la Kb Srl, era cresciuto esponenzialmente (dal nulla a 1 milione nel 2015 e poi 8 milioni nel 2016). Nel 2016, ultimo bilancio disponibile, aveva realizzato 2,3 milioni di utili. Ma quelli sono solo i guadagni leciti, seppur discutibili. Resta fuori tutto il resto, contestato dalla Procura. A cominciare dalle dubbie operazioni di speculazione immobiliare, il settore in cui il Paperone di Thailandia è sempre stato uno specialista. In pratica il sospetto è che abbia gonfiato a dismisura le spese dei centri di accoglienza per comprarsi dei palazzi. Del resto si sa: gli immigrati passano, i muri restano. A Garavello.

Nel business dei profughi, però, quest’ultimo non ci è entrato da solo. Come dicevamo, ha avuto il supporto fondamentale della moglie, Katiusha Balansino, dal quale prende nome la Srl dell’accoglienza, Kb. Bel personaggio, questa Katiusha. Studentessa di giurisprudenza nella Milano di Mani Pulite, ammiratrice di Di Pietro e una carriera avviata negli studi legali, nel 2012 in piena crisi bucolica aveva deciso di ritirarsi in cima alle colline del Varesotto insieme alle caprette che fanno ciao. Come Heidi, in pratica. Raccoglieva acqua piovana, produceva formaggi e decantava le virtù del latte di asina. Poi, però, all’improvviso aveva sentito la mancanza di qualcosa di meno agreste e più redditizio: così nel 2014, salutate all’improvviso le caprette e le asine, si era buttata a capofitto nell’affaire accoglienza con il marito immobiliarista. Quest’ultimo, per altro, a differenza sua, vantava già alcune esperienze nel campo: nel 2005, infatti, era stato travolto dalle polemiche per la gestione dei dormitori per barboni durante l’emergenza del freddo. In precedenza l’avevano accusato anche di aver usato i fondi destinati al rifacimento delle docce pubbliche per realizzare una beauty farm. E prima ancora aveva patteggiato una bancarotta fraudolenta. Un curriculum perfetto per dedicarsi alla solidarietà, non vi pare?

Eppure per alcuni anni la Prefettura si è affidata totalmente a loro: l’ex avvocatessa esperta in capre da cachemire e latte d’asina e l’immobiliarista con qualche ombra nel passato, hanno avuto in pratica il monopolio degli immigrati a Busto Arsizio. Fino a quando, nel settembre dello scorso anno, si è saputo dell’inchiesta della Procura. A febbraio di quest’anno sono scattate le perquisizioni in tutti i sei centri. Undici indagati, fra cui anche il fratello di Katiusha, Guido Balansino che lavora a Malpensa al controllo valutario, e sua moglie thailandese. Il declino dell’impero è stato rapido: la cooperativa Kb è stata messa in liquidazione, gli immigrati in parte trasferiti in altri centri, in parte abbandonati mentre alcuni i dipendenti aspettano ancora di essere pagati.

E Garavello? Lui, con un accusa di associazione per delinquere sulle spalle, dallo scorso autunno se la spassa in Thailandia, in una delle 10 isole più belle del mondo, ancora sconosciuta al turismo di massa, come dicono quelli che se ne intendono, fra i meravigliosi fondali, le tartarughe, il vicino parco naturale di Koh Rang e le splendide piantagioni di caucciù. A tempo perso tratta ancora affari in Italia (pare stia comprando un podere nel Salento). Ma di tornare pare non abbia nessuna intenzione. Del resto è normale, no? Prima ha fatto i soldi con gli immigrati in Italia, poi ha lasciato gli immigrati in Italia e si è portato i soldi in Thailandia. Come ripetono in questi giorni i buonisti a reti unificate, l’accoglienza è sempre un valore. Economico, però. Per averne conferma rivolgersi al paradiso di Koh Mak.

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