- L’esecutivo approva un nuovo decreto flussi: 452.000 ingressi da oggi al 2025, controllati e destinati a comparti produttivi a corto di manodopera, come agricoltura e turismo. La sinistra rosica: non sta in piedi la narrazione del governo xenofobo.
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Lo speciale contiene due articoli.
Chi si affida periodicamente alla narrazione di un governo xenofobo, ha ancora meno argomenti del solito. Difficile infatti, per la sinistra, trovare appigli ideologici contro l’ultimo decreto flussi, che l’esecutivo ha approvato nel Cdm. Un provvedimento che rafforza il principio, più volte espresso dal premier Giorgia Meloni e dai suoi ministri più in vista, in base al quale non esiste alcun ostacolo pregiudiziale o ideologico all’afflusso di lavoratori stranieri nel Paese, purché questo sia necessario, programmato e pienamente legale. In alcune dichiarazioni di esponenti del centrosinistra, non a caso, è percepibile una certa dose di stizza e frustrazione per non poter attaccare a testa bassa il merito di un provvedimento che dà il via libera a quasi mezzo milione di ingressi di lavoratori stranieri per i prossimi tre anni.
Il decreto, infatti, prevede per il triennio 2023-25 complessivamente 452.000 ingressi: 136.000 nel 2023, 151.000 nel 2024 e 165.000 nel 2025. Si estendono le categorie professionali e i settori coinvolti, poiché accanto a elettricisti e idraulici viene prevista una quota per gli addetti dell’assistenza familiare e socio-sanitaria. Poi ci sono i «lavoratori per il trasporto passeggeri con autobus e per la pesca». I settori principalmente interessati dal provvedimento sono autotrasporto merci per conto terzi, edilizia, turistico-alberghiero e ovviamente settore agricolo. In quest’ultimo caso le stime iniziali dell’esecutivo hanno subito un ritocco verso l’alto: nel giorno del click day (27 marzo scorso) le domande presentate dagli imprenditori erano state più di 250.000, a fronte di una quota fissata dal governo di 82.705 lavoratori. Da qui le nuove stime che nel decreto di giovedì vengono portate a «un fabbisogno rilevato di 833.000 unità».
A questo proposito, è prevista una quota aggiuntiva «pari a 40.000 unità, interamente destinata agli ingressi per lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico-alberghiero, a valere sulle domande già presentate nel click-day del marzo scorso». Uno dei punti salienti del decreto, come era stato anticipato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è che ci sono quote maggiori riservate ai lavoratori provenienti da paesi che sottoscrivono accordi per il contrasto dell’immigrazione irregolare con l’Italia o le cui richieste di nulla osta vengano presentate dalle organizzazioni di lavoro più rappresentative a livello nazionale, che si assumono anche l’impegno a garantire l’effettiva sottoscrizione dei contratti. Positive le reazioni della maggioranza di governo e delle associazioni degli imprenditori maggiormente toccati dal provvedimento mentre, come detto, appare in difficoltà l’opposizione. «Con il decreto flussi», commenta il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, «il governo Meloni dimostra di lavorare per promuovere un’immigrazione legale, che può essere favorita solo con regole certe. In questo campo, dopo anni in cui i flussi erano approvati dopo gli ingressi, l’Italia torna a programmare per dare risposte al mondo delle imprese che chiede manodopera e, allo stesso tempo, per fronteggiare l’odioso fenomeno della tratta di esseri umani da parte di scafisti senza scrupoli che in questo modo concedono braccia ai caporali che sfruttano chi arriva in Italia. Vogliamo mettere fine», ha aggiunto, «alla sbagliata consuetudine dell’uso dei provvedimenti transitori, dando seguito all’analisi dei fabbisogni delle realtà produttive emersi dal confronto con le associazioni datoriali e sindacali. Il nostro obiettivo è ridurre il divario tra flussi di ingresso e fabbisogni del mercato del lavoro, messo in ginocchio anche da scellerati provvedimenti come il reddito di cittadinanza, in modo coerente con la capacità di accoglienza e d’inserimento dei lavoratori stranieri nelle comunità locali». Per il ministro del Turismo Daniela Santanchè col decreto «arriva un nuovo segnale di attenzione al settore del turismo da parte di questo governo. Il comparto», prosegue il ministro, «potrà beneficiare di 40.000 risorse straniere aggiuntive e qualificate, perché l’obiettivo è prima di tutto favorire la formazione del personale affinché possa offrire la propria prestazione di lavoro acquisendo competenze da mettere al servizio di un settore altamente strategico».
Coro unanime di soddisfazione anche dal fronte imprenditoriale: per il presidente di Coldiretti Ettore Prandini si tratta di «una risposta importante con le grandi campagne di raccolta estive di frutta e verdura in atto e nell’imminenza anche della stagione della vendemmia con la necessità di assicurare certezze alle imprese sulla effettiva disponibilità di manodopera». Stesso apprezzamento da Federalberghi, mentre a sinistra mastica amaro, tra gli altri, Laura Boldrini, attribuendo all’esecutivo la volontà di agire «alla chetichella, senza conferenze stampa né interviste, cercando di nascondere la loro decisione che contrasta in modo plateale con la vergognosa narrazione della sostituzione etnica e dell’invasione a loro tanto utile per acquisire consensi».
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