«Di che parlano? Non c’è una Ong a pattugliare quel braccio di mare»
  • Il presidente della Calabria: «La rotta turca si è consolidata nel corso degli ultimi anni tra l’indifferenza generale delle istituzioni europee. Persino le organizzazioni non governative non l’hanno mai presidiata».
  • I greci minacciano di aprire il fuoco, la Bosnia Erzegovina è ritenuta inaccessibile e la Croazia invalicabile. Gli scafisti allora puntano su Calabria, Salento e Siracusa.

Lo speciale contiene due articoli

Tra due alti ufficiali dei carabinieri, mani in tasca e sguardo basso, contempla il mare sulla spiaggia di Steccato di Cutro, luogo dell’ultima strage del mare che potrebbe arrivare a contare oltre cento vittime e che è già diventato il luogo simbolo della tragedia. «Comprensibilmente ora c’è una grande attenzione, ma è da domani che mi aspetto la stessa premura per la rotta turca». Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, forzista alla guida di una coalizione di centrodestra, apre un fronte nel giorno del dolore. Per oggi ha proclamato il lutto in tutta la regione, «ma drammi come questi», dice a La Verità, «dovrebbero essere evitati il giorno prima, anziché essere ampiamente commentati il giorno dopo».

La rotta dalla Turchia, nel silenzio generale, è cresciuta negli anni. La Calabria però ne sa qualcosa almeno da un decennio.

«Nel 2022 abbiamo accolto 18.000 migranti senza lamentarci, perché questa è una terra solidale, per tradizione, basti pensare che non solo le istituzioni locali ma anche singoli cittadini, dimostrando grande solidarietà e partecipazione, si sono subito mobilitati per offrire tutto il supporto possibile ai naufraghi. E di questo non posso che essere particolarmente orgoglioso. È una terra che ha vissuto in modo pesante il fenomeno dell’emigrazione, tant’è che ci sono più calabresi di seconda e terza generazione nel mondo che in Calabria. E quando i calabresi emigravano, i Paesi che li ospitavano questo fenomeno lo governavano, noi invece, e lo ripeto da tempo, lo stiamo subendo. La rotta turca si è consolidata nel corso degli ultimi anni tra l’indifferenza generale delle istituzioni europee e persino le Organizzazioni non governative non l’hanno presidiata».

Le Ong però hanno subito sfruttato l’occasione per attaccare il governo.

«Si è fatto tanto clamore, ma non c’era una sola Ong a pattugliare quel tratto di mare né nei giorni scorsi e neppure nei mesi precedenti».

Ed era anche prevedibile, dopo il terremoto tra Turchia e Siria, che le partenze via mare potessero subire un’impennata. I professionisti dell’accoglienza hanno sottovalutato? O è una rotta che non interessa a nessuno?

«In Turchia ci sono 5 milioni di profughi, però, l’Europa è riuscita a convincere Ankara ad arginare le partenze lungo la rotta balcanica. Mi chiedo perché non abbia fatto la stessa cosa per la rotta via mare. Ed è sottovalutata, facendo le dovute eccezioni, anche nel racconto che se ne fa nel nostro Paese. Si parla sempre dei flussi dal Nord Africa, ma la rotta turca viene affrontata poco e male. Eppure noi calabresi da mesi vediamo sbarcare sulla costa jonica iraniani, afghani e siriani nel disinteresse generale. Tutto è demandato alla sensibilità e alla buona volontà di chi sta sul territorio e che se ne occupa senza alcuna lamentela. Spesso si tratta di bambini e di donne che scappano da Paesi in guerra e che cercano una vita migliore. Le vittime di questa sciagura hanno pagato migliaia di euro per inseguire un sogno che, purtroppo, li ha condotti alla morte».

Ovviamente ha interessato il governo.

«Ho registrato una grande attenzione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ho ringraziato perché è subito venuto in Calabria. Ed è già la seconda volta che viene in un mese. A Piantedosi ho detto chiesto un maggiore supporto delle strutture di governo soprattutto a Roccella Jonica, città che più di altre è stata chiamata negli ultimi anni a gestire l’accoglienza, ma anche di deflazionare il Cara di Isola Capo Rizzuto che vive una situazione di sovraffollamento e che bisogna alleggerire al più presto. Anche in questo caso sono arrivate delle precise rassicurazioni e non ho ragione di pensare che le nostre sollecitazioni non vengano affrontate nell’immediatezza».

L’ex ministro Luciana Lamorgese, nel giugno 2022, dopo una serie impressionante di sbarchi aveva promesso in tutta fretta di ristrutturare una vecchia struttura della Asl a Roccella, che ora può contare solo su una piccola tensostruttura, per farne un centro avanzato di soccorso.

«Non se ne è fatto nulla. Ora ne discuteremo con il ministro dell’Interno, mi pare evidente la volontà di volerci aiutare. Lo Stato ha dimostrato di esserci ma siccome il fenomeno dei flussi in Calabria sta diventando gigantesco deve essere ancora più presente. Ma soprattutto mi aspetto una rinnovata presa di coscienza dell’Europa che, presa dagli egoismi nazionali, non ha considerato che le frontiere non possono essere abbandonate a loro stesse. Devo dire però che ho accolto con interesse le dichiarazioni dei vertici dell’Unione europea. Anche perché, credo che ormai sia chiaro a tutti, la trascuratezza di alcune rotte può generare tragedie come quella di Crotone. Su segnalazione di Frontex, come ha spiegato il ministro Piantedosi, era partita una motovedetta della Guardia di finanza ma è dovuta rientrare in porto a causa del mare forza 7, una condizione di oggettiva difficoltà. Questo però ci fa capire che vanno rafforzati gli strumenti ma anche le misure per il soccorso. Nel 2023 l’Europa e i Paesi coinvolti da questi fenomeni devono essere in grado di effettuare i salvataggi in mare in qualsiasi condizione».

Interesserà anche i parlamentari europei di estrazione calabrese o, comunque, quelli che sono stati eletti anche con i voti dei calabresi?

«Mi aspettavo che se ne sarebbero interessati per loro conto, ma non ho registrato dichiarazioni finora. Ovviamente lo farò».

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