Malta e l’Italia d’accordo. Ma la barca a vela rifiuta il porto della Valletta
  • C’era l’intesa con l’isola: scambio con altri 55 immigrati. Poi di colpo il «no» della nave. E spunta un’altra imbarcazione, la Alan Kurdi. Il Viminale: devono gestirla i tedeschi.
  • Alex, veliero di soli 18 metri, è andato in acque libiche a prendere i clandestini. Poi si è sottratto ai soccorsi dei guardacoste di Tripoli e, stracarico, ha affrontato il mare con il solo scopo di approdare a Lampedusa.
  • Parte la propaganda: i grandi giornali progressisti fanno un’intervista collettiva a Carola Rackete.
  • Mediterranea riunisce il top del cattocomunismo: Luigi De Magistris, Cgil, Arci, centri sociali e tanti sacerdoti.

Lo speciale contiene quattro articoli.

È una partita (politica) a tetris, lo sbarco della nave Alex della Ong Mediterranea saving humans. Il veliero è infatti ancora fermo a dodici miglia da Lampedusa, in attesa che arrivino comunicazioni da Roma o dalla Valletta sulla destinazione finale. Intanto, nel primo pomeriggio di ieri, sono arrivati proprio a Lampedusa e sono già stati visitati nel poliambulatorio dell’isola i 18 migranti (tra cui sei donne e sette bambini), evacuati in mattinata dalla guardia costiera a causa delle loro condizioni di salute. Secondo le prime informazioni, nessuno di loro presenterebbe problemi di particolare gravità. Restano a bordo, quindi, altri 41 naufraghi, salvati al largo della Libia dalla Ong, che dovrebbero trovare ospitalità a Malta a patto, però, che l’Italia accolga a sua volta 55 migranti, provenienti dai centri dell’isola, per non gravare troppo sul piccolo Stato. Uno «scambio» annunciato dal premier maltese Joseph Muscat in un sms inviato all’omologo italiano, Giuseppe Conte, la sera della cena con Vladimir Putin.

Il Viminale parla di «accordo totale» tra i due Paesi. «La Valletta è disponibile ad accogliere gli immigrati a bordo della Alex, e Roma ne riceverà altrettanti da Malta per lasciare invariata la pressione dell’accoglienza sull’isola», affermano fonti del Ministero retto da Matteo Salvini. «Peraltro – si aggiunge – è sorprendente che Mediterranea affermi che Alex non possa affrontare il viaggio verso Malta, visto che è partita da Licata per arrivare fino in acque Sar libiche. L’Italia è pronta a offrire massima collaborazione, come sempre fatto in passato, non solo per tutelare le fragilità a bordo (operazione già effettuata con successo), ma anche per facilitare l’arrivo degli altri immigrati a Malta. A questo punto è però doveroso che Alex, anche con pochi membri dell’equipaggio, accetti di dirigersi comunque verso La Valletta per sottoporsi alle normali e doverose verifiche di legge. Siamo sicuri che», concludono le fonti, «avendo a cuore le condizioni delle persone trasportate e non essendoci nulla da nascondere, la Ong accetterà questa soluzione».

In mattinata, l’armatore della Ong, Alessandro Metz, aveva scritto su Twitter che il veliero sarebbe rimasto in mare aperto. «È necessario ribadire che la situazione della nostra imbarcazione e le condizioni delle persone a bordo non ci consentono di affrontare il viaggio fino a La Valletta. Quindi chiediamo che si muovano le motovedette della guardia costiera italiana o maltese». Servono le motovedette, aveva insistito Metz, perché «questi mezzi sono attrezzati, mentre la Alex non lo è. Noi eravamo in missione di monitoraggio quando ci siamo trovati ad affrontare il salvataggio». Parole che sono premessa alla vera e propria ribellione in serata, quando la nave rifiuta di avvicinarsi a Malta: se inizialmente aveva detto di non essere in grado di arrivare fino all’isola, di colpo pretende di fermarsi, invertire la rotta e andare in acque internazionali, sottraendosi di fatto ai controlli.

Diverso, invece, il discorso per la Alan Kurdi, la nave della Ong tedesca Sea Eye. Il Viminale sta predisponendo il divieto di ingresso in acque territoriali italiane. Dal ministero dell’Interno fanno sapere che la nave potrà fare rotta verso la Tunisia o verso la Germania. «Anche in questo caso – sottolineano fonti istituzionali -, la posizione del governo italiano è perfettamente coincidente con quella di Malta. Due Paesi che stanno subendo, ormai da anni, l’indifferenza e l’incapacità dell’Unione europea». E, proprio a tal riguardo, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha inviato una lettera ufficiale al suo omologo tedesco Horst Seehofer sulla gestione della nave che ieri mattina ha portato a bordo 65 migranti alla deriva al largo della Libia. «Dall’evolversi della situazione – scrive Salvini – parrebbe trattarsi dell’oramai consueto modus operandi esercitato dalle imbarcazioni di Ong nel Mediterraneo che, conducendo operazioni in aree marittime di competenza di altri Paesi, si dirigono successivamente per lo sbarco verso le coste italiane. L’Italia, pur continuando a rispettare la normativa sovranazionale e a difendere responsabilmente le frontiere europee a beneficio di tutti gli Stati membri dell’Ue, non intende più essere l’unico “hotspot dell’Europa”». Il vicepremier dunque chiede un intervento diretto della Germania, ritenendola responsabile del deteriorarsi della situazione a bordo.

Nel frattempo, la polemica politica non si placa. La Confederazione europea dei sindacati (Ces), in un comunicato stampa, afferma di sostenere la società civile italiana e slovena contro la chiusura delle frontiere. La Ces, che rappresenta 45 milioni di lavoratori e 90 organizzazioni sindacali in tutta Europa, attraverso il suo segretario generale Luca Visentini, «fa appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per porre fine alla speculazione propagandistica del ministro Salvini sulla chiusura del confine tra Italia e Slovenia con la costruzione di barriere fisiche per fermare i migranti». Il vicepremier leghista non si ferma, però. E afferma: «Con il collega croato abbiamo ipotizzato contatti fra la polizia italiana, quella slovena e quella croata per pattugliamenti congiunti che siano fatti sia in territorio sloveno e in territorio croato».


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