Mandiamo navi per la quarantena dei migranti
  • «Covid o non Covid, continuiamo a sbarcare migranti in Italia», si vantano i tassisti del mare. L’Ue come sempre se ne frega e ora ci tocca pure mandare le navi per mettere in quarantena chi arriva. Del resto è quello che chiedono a gran voce gli eletti di Pd e M5s.
  • La notizia diffusa anche da Sea Watch e Mediterranea. Nemmeno Frontex conferma il naufragio di Pasqua.

Lo speciale contiene due articoli.

In buona sostanza, hanno fatto finta. Qualche giorno fa il governo ha fatto intendere di avere chiuso i porti: per via dell’emergenza coronavirus, niente più sbarchi di immigrati. Benché tardiva, pareva una mossa più che ragionevole. È arrivato pure il decreto, firmato dal ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e da quello della Salute, Roberto Speranza. Subito si sono levati i lamenti delle Ong e delle varie associazioni «umanitarie» che si occupano di accoglienza, le quali facevano notare una contraddizione che, in effetti, esiste: come può l’attuale governo chiudere i porti se è nato proprio per impedire a Matteo Salvini di prendere il potere e, appunto, di chiudere i porti medesimi?

Il mistero, tuttavia, è stato presto svelato. In realtà, i nostri porti non sono affatto chiusi. Virus o non virus, l’accoglienza prosegue imperterrita, solo con qualche piccolo mascheramento.

Come noto, la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye ha da qualche tempo ripreso il mare, è arrivata nei pressi della Libia e ha caricato 150 persone. Gli attivisti se ne sono bellamente fregati delle condizioni drammatiche in cui versa l’Italia a causa dell’epidemia. «Cos’è più importante, il pericolo coronavirus o la vita delle persone che muoiono nel Mediterraneo? Io non ho dubbi», ha dichiarato a Repubblica Caterina Ciufegni, trentacinquenne italiana medico della Alan Kurdi. «Quando mi sono imbarcata con l’equipaggio sapevo quali rischi stessimo correndo, ma la volontà di salvare chi, pandemia o non pandemia, sale sui gommoni per fuggire da torture e dalla guerra, era prevalente». A quanto pare, la volontà di aiutare i profughi è prevalente anche per le forze di governo. Rifiutata da Malta, ovviamente snobbata da tutti gli altri Stati europei, compresa la Germania, la nave è arrivata nei pressi delle nostre coste. Sulle prime, sembrava che fosse destinata a rimanere a mollo, poiché le è stato negato un porto per lo sbarco.

Ma ecco che il governo ha trovato la soluzione. La patata bollente è stata affidata alla Protezione civile (che evidentemente non ha già abbastanza da fare) e Angelo Borrelli ha escogitato una soluzione: gli stranieri non entreranno subito in Italia, faranno prima un periodo di quarantena a bordo di una nave fornita da noi. Nel giorno di Pasqua è arrivato anche un apposito decreto. Nel testo si legge che il capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, con il supporto della Croce rossa, «provvede all’assistenza alloggiativa e alla sorveglianza sanitaria delle persone soccorse in mare e per le quali non è possibile indicare il “Place of Safety” (luogo sicuro)».

Qualora non sia possibile indicare un porto sicuro in cui effettuare lo sbarco, il capo dipartimento del Viminale «può utilizzare navi per lo svolgimento del periodo di sorveglianza sanitaria».

A trovare la nave su cui mettere i migranti della Alan Kurdi per la quarantena ci ha pensato Nello Musumeci, governatore della Sicilia: «L’abbiamo trovata: è la motonave Azzurra della compagnia Gnv, dotata di protocollo sanitario per l’assistenza a bordo di casi di Covid-19 positivi», ha dichiarato festante il presidente della Regione, riuscendo così ad accontentare 32 sindaci dell’Agrigentino che avevano scritto al premier Giuseppe Conte un paio di giorni fa, chiedendo proprio di utilizzare navi per l’isolamento.

C’è da capirli, gli amministratori siculi: i loro Comuni sono già in difficoltà nel gestire i migranti approdati a decine la scorsa settimana (tra cui un positivo al Covid). Il punto è che non ci sono soltanto gli stranieri recuperati dalla Alan Kurdi, ma pure quelli che arrivano tramite i cosiddetti «sbarchi autonomi». Nel siracusano ne sono giunti 77 la notte scorsa, a Pozzallo poco prima sono approdate altre 100 persone da smistare.

Come saranno gestiti questi «sbarcati autonomi»? Semplice, l’Italia si farà carico anche di loro. Lo spiega il decreto della Protezione civile. Si legge nel testo: «Relativamente ai migranti che giungono sul territorio nazionale in modo autonomo», il Viminale individuerà, «sentite le Regioni competenti e le autorità sanitarie locali, per il tramite delle Prefetture competenti, altre aree o strutture da adibire ad alloggi per il periodo di sorveglianza sanitaria previsto dalle vigenti disposizioni, avvalendosi delle Prefetture medesime che procedono alla stipula di contratti per il trattamento di vitto, alloggio e dei servizi eventualmente necessari».

Insomma, ci prendiamo tutti. Qualcuno farà la quarantena su una nave, altri in nuove strutture individuate dal Viminale e pagate dai contribuenti (e c’è persino chi, come Filippo Miraglia dell’Arci, si lamenta per la differenza di trattamento). Del resto ben 29 parlamentari ed europarlamentari di sinistra e M5s (tra cui Gennaro Migliore, Pierfrancesco Majorino, Davide Faraone e altri) a Pasqua hanno scritto a Conte per chiedergli di aprire i porti, «di fare presto, di soccorrere chi ha bisogno di essere soccorso in mare». Altre pressioni, come sappiamo, sono giunte dal Vaticano, mentre le Ong continuano a parlare di disastri in mare, nonostante le smentite della Guardia costiera.

Ci dicono che la nostra vita deve cambiare, per via del virus. Ma certe cose non cambiano mai: i migranti arrivano, l’Ue se ne frega, e a noi tocca spalancare le frontiere. Covid o meno, tutto come sempre.


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