«E quindi hai partecipato al secondo attacco terroristico più mortifero della storia europea?». «Sì, ma niente di serio». Si ride per non piangere, parafrasando una celebre battuta di Tre uomini e una gamba. La notizia che Mohamed Bakkali, uno degli uomini condannati per il massacro del 13 novembre 2015, ha ottenuto il diritto a un permesso di uscita dal carcere in cui è detenuto, in Belgio, lascia in effetti spazio a poche altre reazioni possibili.
L’uomo potrà temporaneamente uscire dal carcere di Ittre, a Sud di Bruxelles, dove sta scontando una condanna a 30 anni. «Il tribunale ha preso questa decisione nonostante l’opposizione dell’accusa», ha affermato la procura della capitale, «l’accusa non ha diritto di appello e la decisione è quindi definitiva. Spetta al direttore del carcere attuarla». La decisione consentirà all’uomo di uscire dal carcere sei volte per 36 ore ciascuna.
Eppure, Bakkali non è uno sprovveduto capitato per sbaglio in un gioco più grande di lui. Degli attentati del Bataclan è stato organizzatore attivo. E non è l’unico attentato in cui è coinvolto.
Nato il 10 aprile 1987 a Verviers, nella provincia di Liegi, in Belgio, Bakkali cresce in una famiglia marocchina ben integrata. Ottiene un diploma professionale e lavora nella carrozzeria del padre. Nessuno contesto di degrado, quindi. Eppure, secondo una parabola abbastanza tipica degli jihadisti, ben presto Mohamed viene iniziato alla delinquenza comune, cominciando a compiere piccoli reati. Uno dei suoi soci commerciali in quel periodo è Khalid El Bakraoui, che insieme al fratello Ibrahim commetterà poi gli attentati suicidi del 22 marzo 2016 nella metropolitana e all’aeroporto di Bruxelles.
Anche Bakkali entra ben presto nelle maglie della rete islamista. Prima del Bataclan, è tra gli organizzatori dell’attentato al treno Amsterdam-Parigi del 21 agosto 2015. L’assalto, progettato e messo in atto da Ayoub El Khazzani, viene scongiurato da tre passeggeri statunitensi. In vista di quell’attacco, Bakkali aveva portato in auto dall’Ungheria a Bruxelles Abdelhamid Abaaoud, il coordinatore dell’assalto al treno e poi degli attentati parigini di pochi mesi successivi.
Durante la preparazione degli attacchi del 13 novembre allo Stade de France, ai dehors del centro e al Bataclan (132 morti e 413 feriti), Bakkali trasporta in auto diversi terroristi, trova loro dei veicoli e degli appartamenti, oltre a intrattenere costanti contatti telefonici con loro. Quando Salah Abdeslam fallisce la propria missione suicida-omicida e si avventura nella sua rocambolesca fuga nel cuore dell’Europa, fra errori marchiani delle forze dell’ordine mobilitate dopo la mattanza, alla fine si rifugia in una casa al terzo piano del civico 86 di rue Henri Bergé, a Schaerbeek, nella città metropolitana di Bruxelles. L’appartamento è stato affittato a settembre da Fernando Castillo, nome fittizio dietro cui si cela per l’appunto Bakkali. Il quale viene arrestato il 26 novembre 2015 ad Anderlecht e condannato, il 17 dicembre 2020, a 25 anni di reclusione per l’attentato al treno e a 30 anni per il Bataclan. Durante il processo, il fratello Abdelmajid, ascoltato come testimone, si permette persino una lamentela, avendo «l’impressione di scontare un pregiudizio, di essere già condannati in anticipo».
Un’accorata richiesta di garantismo che ora trova finalmente soddisfazione. Il permesso di cui godrà Bakkali, in accordo con la legge belga, consente ai detenuti di lasciare la prigione per un massimo di 36 ore per prepararsi al monitoraggio elettronico o persino alla libertà vigilata. A seguito di questa procedura, Bakkali dovrà comparire davanti ai tribunali belgi a settembre per un’udienza sulla sua richiesta di libertà vigilata, possibile dopo aver scontato un terzo della pena. Contattata dalla radio France Inter, la Procura nazionale antiterrorismo ha dichiarato di «riconoscere» il tribunale di Bruxelles come «indipendente e sovrano» nelle sue decisioni, ma ha dichiarato anche di «condividere la preoccupazione che tali decisioni hanno suscitato, in particolare nei confronti delle vittime». Ricordiamo: 132 morti e 413 feriti. Ma niente di serio.
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