- Il pasticcio dell’accoglienza improvvisata non è ancora in via di risoluzione. L’hotspot si può alleggerire solo piazzando persone sulle navi quarantena. Ma vanno rinnovati i bandi. Costo: 25 euro al giorno a ospite.
- Il premier assicura «una politica equilibrata, efficace e umana». E impegno sui rimpatri per chi non ha diritto: finora un fallimento.
Lo speciale contiene due articoli.
Un’altra giornata stipati nell’hotspot di Lampedusa. La Prefettura di Agrigento ha varato un piano di trasferimenti per tentare di alleggerire la pressione nel centro di contrada Imbriacola, dove ieri erano ancora ammassati in 1.660 in spazi tarati per 250 ospiti. Un primo gruppo di 80 è partito ieri sera con il traghetto di linea Cossyra per Porto Empedocle. Per oggi, invece, è stato predisposto, sempre con un traghetto di linea, il Sansovino, il trasferimento di 250 minori non accompagnati che, successivamente, verranno mandati a Taranto.
Il pasticcio dell’accoglienza improvvisata non è ancora in via di risoluzione. Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha pensato a una cabina di regia solo domenica, ovvero lo stesso giorno in cui sono ripresi i viaggi della speranza. E dopo quattro giorni gli sbarcati sono ancora quasi tutti lì, in attesa che le condizioni meteo migliorino per consentire l’arrivo della nave quarantena Azzurra. Un meccanismo, quello ideato da Lamorgese, che ancora una volta sta dimostrando tutti i suoi limiti. L’alleggerimento dell’hotspot, infatti, è legato alla possibilità o meno di piazzare persone sulle navi quarantena. Che non hanno solo il vincolo delle condizioni meteo. E dal Viminale già lunedì avevano messo le mani avanti, spiegando che per ora c’è ancora posto sulle navi dedicate alla quarantena. I bandi, però, dovranno essere rinnovati.
Dal ministero delle Infrastrutture fanno sapere che le procedure dell’avviso per gli armatori si sono concluse il 25 aprile scorso. Si cercano «cinque unità navali battenti bandiera italiana o comunitaria per affidare il servizio di assistenza e sorveglianza sanitaria dei migranti soccorsi in mare o giunti sul territorio nazionale a seguito di sbarchi autonomi nell’ambito dell’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili». Il costo stimato per l’esecuzione del servizio è costituito da un corrispettivo a corpo di 36.000 euro al giorno e uno a misura di 25 euro per ospite al giorno oltre Iva.
Uno strumento, quello delle navi quarantena, che non piace neppure all’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, che l’ha descritto come un inquietante esperimento, ricordando che in quel contesto tre cittadini stranieri hanno addirittura perso la vita. Estremizzazioni a parte, anche quello delle navi quarantena sembra un esperimento destinato al flop.
Ma l’altro flop della gestione Lamorgese è legato ai rimpatri. Con un altro fenomeno che è sempre più diffuso: quello del rientro. Ieri due clandestini sono stati arrestati dalla Squadra mobile di Agrigento a Lampedusa perché, nonostante destinatari di decreto di espulsione sono rientrati in Italia entro i previsti cinque anni dall’effettivo rimpatrio. Ora sono agli arresti domiciliari nell’hotspot di Lampedusa. Il governatore siciliano Nello Musumeci incontrerà oggi Lamorgese. Accompagnato dal sindaco di Lampedusa, Totò Martello, Musumeci chiederà «un atto di fermezza nei confronti dell’Ue». E addirittura il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ieri ha detto che «Di fronte agli sbarchi di migranti l’Italia non può essere lasciata da sola». Luigi Di Maio ha aggiunto che «non è più procrastinabile una politica migratoria realmente europea, riteniamo sia urgente riattivare il meccanismo di redistribuzione stabilito con la dichiarazione di Malta». Che, però, non ha mai funzionato.
Il governo, insomma, eccetto la Lega, sembra ancora non aver ben chiare le idee sull’immigrazione. Eppure il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini ieri in un’intervista a La Stampa ha ricordato che «ci sono chiare norme vigenti, ancora più importanti da rispettare in epoca di Covid, bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario. Ma ci sarà una sintesi politica complessiva, che spetta al presidente Mario Draghi e al governo nella sua collegialità». E che la cabina di regia voluta da Lamorgese sia impaludata lo dimostra anche la dichiarazione di Giovannini: «Stiamo ragionando su varie opzioni, ben sapendo che questo è un problema strutturale, che ora diventa più visibile per le condizioni meteo favorevoli».
Il governo, insomma, è arrivato a maggio senza un programma. E che la gestione dei flussi migratori rischi di trasformarsi nel solito magna magna ora lo certificano addirittura i parroci dell’accoglienza. Don Carmelo La Magra, sacerdote a Lampedusa, per esempio, ieri è sbottato: «Con l’arrivo del bel tempo le partenze aumentano, è un fenomeno che si ripete puntuale ogni anno, eppure ancora ci si ritrova impreparati, colti alla sprovvista da qualcosa che non si può chiamare emergenza a meno di non volersi sottrarre alle proprie responsabilità». Don La Magra una risposta se l’è data: «Manca la volontà politica di affrontare il fenomeno. Lo si tratta solo da un punto di vista sanitario, di sicurezza ed economico». Soprattutto economico. Ong e coop ringraziano.
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