abbiamo bisogno a condizione che sia fatto in modo sicuro, organizzato, che non susciti problemi in Italia e senza morti nel Mediterraneo».
Non gli è bastato che, anche a causa della sciagurata gestione dell’immigrazione, il suo partito abbia preso una batosta clamorosa alle elezioni. No, Gentiloni prosegue a rifriggere le idee di sempre (pretenderne da lui una originale era davvero troppo). Viene a riproporci la grande sostituzione, spiegando che abbiamo bisogno degli stranieri per compensare il calo della popolazione. Sono le stesse, aberranti panzane ripetute da Emma Bonino (un’altra che gli elettori hanno particolarmente apprezzato) durante la campagna elettorale. Ricordate? Descrisse l’Africa come «il giardino d’infanzia che abbiamo 300 chilometri sotto di noi mentre l’Europa è segnata dal declino demografico». Una frase raccapricciante, oltre che vagamente razzista.
Gentiloni ha fatto in modo di ribadire il concetto. Ci tocca leggere le sue parole mentre a Roma, dentro una bara bianca, è rinchiuso il corpo di Pamela Mastropietro. O quel che ne resta dopo che un branco di nigeriani l’ha violentata, uccisa e smembrata. Innocent Oseghale, Lucky Awelima e Desmond Lucky sono alcuni di quei migranti di cui l’Italia, a parere di Gentiloni, avrebbe bisogno.
Oseghale è arrivato qui nel 2014, lo abbiamo accolto e gli abbiamo pure pagato un corso di formazione, perché imparasse a fare il pizzaiolo. È lo stesso uomo che telefonò al suo compare Awelima dicendogli: «Vuoi venire a stuprare una ragazza che sta dormendo?». La ragazza era la povera Pamela.
Non sono casi isolati, questi. Forse ce lo siamo già dimenticato, ma la settimana scorsa, a Milano, altri due gentili ospiti del nostro Paese, i marocchini Abderahim Anass e Saad Otmani, hanno scatenato il panico in città. In una sola notte, hanno rapinato quattro persone, accoltellato un italiano di 31 anni e una studentessa inglese di 21, poi hanno ammazzato, sempre a pugnalate, un bengalese di 23 anni, immigrato regolare. Anche questi due individui sono arrivati qui a bordo di un barcone. Li abbiamo fatti entrare perché qualcuno li considerava «risorse».
Dopo la notte di sangue che i due marocchini ci hanno regalato, il sindaco di Milano, Beppe Sala (pure lui del Pd), ha evitato commenti. Si è limitato a parlare dell’Inter e a mostrare sui social network le foto del suo bagno di casa adibito a palestra con tanto di attrezzi ginnici. In compenso, alla fine di giugno, illustri esponenti della sua giunta organizzeranno una bella manifestazione a sostegno dell’immigrazione, come già fecero nel 2017.
Vedete? La tesi è sempre la stessa: degli immigrati abbiamo bisogno. Gentiloni e il ministro Pier Carlo Padoan lo hanno scritto persino nel Documento di economia e finanza (Def) licenziato alla fine di aprile. Hanno inserito una allucinante proiezione secondo cui, aumentando gli ingressi di stranieri del 33% a partire da quest’anno, il debito pubblico italiano si ridurrà. Ne abbiamo bisogno, capite? Gli immigrati ci servono per formare un esercito industriale di riserva e livellare gli stipendi dei lavoratori italiani (stranieri regolari compresi). Ci servono per fare ricche le coop e le associazioni che ancora gestiscono l’accoglienza, nonostante indagini e scandali. Ci servono per dare lavoro alle Ong, che ancora agiscono indisturbate. Ci servono per mantenere un’immensa platea di finti intellettuali e pseudo artisti che campano producendo schifezze immonde in materia migratoria.
Degli stranieri abbiamo bisogno. Ci serviva Alagie Touray, richiedente asilo nato in Gambia nel 1996, sbarcato a Messina un anno fa assieme ad altri 638 migranti, di cui 209 suoi connazionali. Touray aveva giurato fedeltà al califfo dello Stato islamico, Abu Bakr Al Baghdadi, e meditava «di lanciare un’autovettura contro la folla». È stato fermato alla fine di aprile, ultimo di una lunghissima serie di personaggi analoghi.
Gente del genere ci è indispensabile, dicono i nostri politici, Gentiloni in testa. E se non lo capite, se osate dire il contrario, siete razzisti o fascisti e rappresentate un pericolo. Non a caso, ieri su Repubblica, Liliana Segre (nominata senatore a vita da Sergio Mattarella), ha annunciato che intende «depositare nei prossimi giorni un disegno di legge che istituirà una Commissione parlamentare d’indirizzo e controllo sui fenomeni dell’intolleranza, razzismo e istigazione all’odio sociale». Invece di studiare come risolvere davvero il caos migratorio, invece di occuparci delle migliaia di clandestini che vivono e delinquono sul nostro territorio, pensiamo a scovare e sanzionare i razzisti veri o presunti. Grande idea, nemmeno Laura Boldrini avrebbe osato tanto.
Staniamo chiunque sia contrario all’immigrazione sregolata, multiamolo e spieghiamogli che i migranti ci servono, che non possiamo farne a meno. E quando si saranno finalmente convinti anche loro, potremo sederci tutti insieme al parco Sempione di Milano, a pranzare in compagnia di migliaia di stranieri invitati dalla giunta di centrosinistra, e brindare con loro alle meraviglie dell’accoglienza. Fingendo che la bara bianca di Pamela sia solo un brutto sogno.
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