Tattiche paramilitari e armi da fuoco. La guerriglia urbana è salita di livello
(Ansa)
  • Oltralpe i rivoltosi delle banlieue hanno cambiato il modo di affrontare la polizia. Non va meglio nelle altre città europee.
  • Il generale Giorgio Battisti: «Oltre 1.900 ex combattenti dell’Isis sono rientrati in Francia. Dove con i recenti disordini si sono osservati attacchi di rara intensità. Si rischia di perdere il controllo, ma il ricorso all’esercito deve essere l’ultima ratio».

Lo speciale contiene due articoli.

Nelle ultime settimane la Francia è stata scossa da una nuova ondata di violenze urbane che ha interessato numerose banlieue in tutto il Paese, dalle periferie parigine a città di provincia come Limoges. A differenza di quanto accaduto nelle rivolte del 2005, il livello di organizzazione, intensità e armamento mostrato dai rivoltosi è estremamente preoccupante. Le forze di sicurezza francesi hanno parlato di un ricorso sistematico a tattiche paramilitari, con gruppi di giovani – spesso mascherati e con volti coperti – che operavano in modo coordinato per eludere i cordoni di polizia, colpire obiettivi simbolici e ritirarsi rapidamente sfruttando la conoscenza del territorio urbano. A Nanterre, Clichy-sous-Bois, Colombes, Aubervilliers e Mantes-la-Jolie, gli scontri hanno assunto la forma di vere e proprie battaglie urbane. Municipi, stazioni di polizia, scuole e biblioteche sono stati incendiati. I manifestanti hanno fatto ampio uso di fuochi d’artificio trasformati in armi offensive, bombe molotov e in alcuni casi anche di armi da fuoco. In particolare a Lione, secondo fonti della polizia, sono stati sparati colpi di Kalashnikov in aria, mentre a Marsiglia e Tolosa sono stati sequestrati fucili da caccia usati contro pattuglie o veicoli delle forze dell’ordine. In questo contesto, l’irruzione della violenza urbana in città come Limoges ha rappresentato una svolta significativa. A Limoges, l’utilizzo di fuochi d’artificio per colpire i poliziotti, l’incendio di veicoli e la distruzione sistematica di infrastrutture pubbliche hanno messo in difficoltà le forze di sicurezza, che in più occasioni sono state costrette a ritirarsi o a chiedere rinforzi. La prefettura ha parlato apertamente di un «livello di violenza mai visto prima», segnalando anche il sospetto che alcuni dei partecipanti fossero stati istruiti da soggetti con esperienza nel combattimento urbano o da ex foreign fighters. Alcune testimonianze raccolte da media locali riferiscono di giovani che si muovevano in piccoli gruppi, in contatto costante tramite radio o applicazioni crittografate, segno di un’organizzazione non improvvisata. Il governo ha risposto dichiarando lo stato di massima allerta e mobilitando oltre 45.000 agenti, inclusi i reparti speciali della polizia (Raid) e della gendarmeria (Gign).

Nel 2025, la crescente instabilità nelle grandi città europee ha portato le autorità a monitorare con crescente preoccupazione alcuni quartieri noti per le elevate tensioni sociali, economiche e religiose. Belgio, Svezia e Paesi Bassi sono tra i Paesi dove alcune aree urbane si trovano in bilico tra il rischio di disordini e la ricerca di soluzioni per arginare l’escalation di violenza. Le cause di questa instabilità sono molteplici, ma alcune dinamiche comuni emergono: alti tassi di disoccupazione giovanile, immigrazione incontrollata, fenomeni di marginalizzazione, problematiche legate alla criminalità organizzata e la crescente presenza di elementi radicalizzati. In Belgio, la capitale Bruxelles ospita alcuni dei quartieri più sotto pressione, tra cui Molenbeek-Saint-Jean, storicamente noto per il suo legame con la radicalizzazione jihadista. Negli ultimi anni, questo quartiere è stato teatro di numerosi episodi di violenza, tra cui attacchi alle forze dell’ordine e manifestazioni violente da parte di gruppi giovanili. A questi episodi si aggiungono anche altre aree come Anderlecht e Schaerbeek, dove il disagio sociale, la criminalità e la povertà sono tra le principali cause di frustrazione tra i giovani. Nel frattempo, Anversa non è certo esente da problematiche simili. I quartieri di Borgerhout e Deurne sono stati spesso segnati da disordini, in parte alimentati dal traffico di droga e dalla crescita di bande giovanili, che operano in un contesto di forte emarginazione e sfiducia nei confronti delle istituzioni. La Svezia, che negli ultimi decenni ha cercato di promuovere «un’integrazione sociale inclusiva», si trova oggi ad affrontare sfide legate alla crescente marginalizzazione in alcuni quartieri di Stoccolma, come Rinkeby e Tensta, che sono stati al centro di numerosi scontri tra residenti e polizia. Questi quartieri, noti per la loro forte concentrazione di immigrati, sono segnati dalla disoccupazione giovanile e da fenomeni di radicalizzazione, spesso legati a gruppi islamisti. Le tensioni tra le comunità locali e le autorità sono aumentate, portando a episodi di violenza e distruzione. Un altro quartiere problematico è Fittja, dove la criminalità organizzata ha trovato terreno fertile, contribuendo alla percezione di insicurezza e all’emergere di bande giovanili. A Göteborg, Biskopsgården è diventato un altro punto caldo di conflitto, con scontri violenti tra bande rivali e una forte presenza di armi illegali. Il crescente isolamento di alcune comunità ha fatto sì che la criminalità, combinata con il radicalismo, diventasse una questione di primaria importanza per le autorità svedesi. Anche nei Paesi Bassi la situazione in alcuni quartieri urbani è diventata critica. Amsterdam ospita uno dei quartieri più noti per le sue problematiche sociali: Bijlmermeer, noto per la sua alta concentrazione di immigrati e le sue difficoltà economiche. Nonostante alcuni interventi di gentrificazione, la povertà e la criminalità continuano a rimanere preoccupanti, con bande giovanili coinvolte in traffico di droga e atti di violenza. Anche Slotervaart ha visto esplosioni di violenza, tra cui disordini tra giovani e scontri con le forze di polizia. Nel porto di Rotterdam, i quartieri di Charlois e Zuidwijk sono diventati luoghi sensibili, segnati da episodi di violenza tra bande e una persistente criminalità. Il 2025 si è già rivelato un anno difficile anche per molte città britanniche. Sebbene non si siano verificati eventi su larga scala come le rivolte del 2011, episodi localizzati di violenza urbana, saccheggi e scontri con la polizia sono stati registrati a Londra, Birmingham e Manchester, con un uso sempre più sofisticato di tattiche ispirate alle guerriglie urbane: molotov, barricate mobili, comunicazioni criptate via app.

Da non perdere

I «buoni» tifano per gli espatri in Ruanda
Cronache dell'invasione

I «buoni» tifano per gli espatri in Ruanda

Dopo aver strillato contro il modello Albania del governo, la sinistra deve fare i conti con la volontà europea di spedire gli irregolari in Paesi terzi. Alcuni Stati, tra cui le «venerate» Danimarca e Olanda, valutano i trasferimenti nel territorio africano o in Uzbekistan.