I finanziamenti opachi del Kuwait per costruire moschee in Svizzera
  • Una recente inchiesta del giornale SonntagsBlick racconta di come il piccolo e ricchissimo Stato del Golfo Persico continui a pagare per l’edificazione di moschee e di centri islamici costruiti in tutto il mondo, Svizzera compresa.
  • La scrittrice e giornalista svizzera di origine tunisina Saida Keller Messahli: «L’interesse per il proselitismo islamista e il suo finanziamento si estende anche in Paesi in cui vivono pochissimi musulmani, come la Cambogia, che conta solo il 2% della popolazione di fede islamica».

Lo speciale contiene due articoli.

Tuttavia, la reale entità del finanziamento esterno rimane per lo più oscura, nonostante alcuni esempi ben noti. Molte associazioni di moschee resistono alla trasparenza. Secondo un hadîth del Corano un giorno il profeta Maometto avrebbe detto: «Chi costruisce una moschea per amore di Allah, Allah gli costruirà una casa in paradiso». Ora se effettivamente le cose andranno così gli emiri del Kuwait giunti in paradiso, a proposito di abitazioni da utilizzare durante il soggiorno eterno, avranno l’imbarazzo della scelta.

Una recente inchiesta del giornale della Svizzera tedesca SonntagsBlick racconta di come il piccolo e ricchissimo Stato del Golfo Persico continui a pagare per l’edificazione di moschee e di centri islamici costruiti in tutto il mondo, Svizzera compresa. A proposito del Kuwait, l’agenzia internazionale di valutazione del credito e rating Fitch prevede che la crescita del Prodotto interno lordo (Pil) del 2023 sarà del 2,7%, in netto calo rispetto al 7% del 2022. Per gli analisti di Fitch questa diminuzione sarà dovuta soprattutto al rallentamento della produzione di petrolio a seguito dell’accordo di Opec+, l’alleanza formata dai Paesi esportatori di petrolio (Opec) e dai produttori al di fuori del Cartello guidati dalla Russia. Anche per il Kuwait, come gli altri Paesi dell’area, in ottica futura la sfida da vincere è quella relativa a uscire dalla dipendenza dagli idrocarburi. Come si legge sul sito web di Treccani: «A oggi, con la sola eccezione degli Emirati Arabi Uniti, i Paesi arabi del Golfo sono ancora largamente dipendenti da questo comparto al punto, se si considera anche l’indotto, di raggiungere percentuali medie tra il 70 e l’80% del Pil totale. Il Kuwait, addirittura, si attesta al 90% del proprio Pil correlato al settore degli idrocarburi e relativo indotto». Tutte preoccupazioni che però non turbano i sonni dell’emiro Nawaf al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, classe 1937, attuale emiro del Kuwait dal 30 settembre 2020, succeduto al fratellastro, Sabah IV al-Ahmad al-Jabir al-Saba che ha già individuato il suo successore che sarà Misha’al Al-Ahmad Al-Jaber Al Sabahnato.

Per tornare alla «Swiss connection», il SonntagsBlick ha approfondito di come in Svizzera sono arrivati decine di milioni, ad esempio attraverso la Wakef una fondazione religiosa con sede a Prilly (Canton Vaud). Il suo scopo: costruzione, acquisizione e ristrutturazione di luoghi di culto musulmani in Svizzera. I documenti in lingua araba di Wakef descrivono in dettaglio molti dei progetti della fondazione. Si tratta di importanti misure di espansione per le moschee a Biel (Berna), Le Locle (Neuchatel) costo previsto un milione e mezzo di franchi, circa 1,5 milioni di euro e a Friburgo. Nella copiosa documentazione consultata dal giornale della Svizzera tedesca sono elencati ad esempio, i costosi lavori di ristrutturazione della moschea al-Badr a Le Locle pagati dalla fondazione kuwaitiana Awqaf, presieduta dal ministro per gli Affari religiosi del Kuwait.

Secondo i documenti, la kuwaitiana Zakat House (la casa dell’elemosina), è responsabile della supervisione del finanziamento della moschea di Le Locle ma oltre a questa (molto probabilmente) ha finanziato anche quelle di Bienne e Friburgo beneficiano di denaro proveniente dal Kuwait. Alle domande del SonntagsBlick, un portavoce dell’ambasciata kuwaitiana a Berna ha spiegato: «»

«L’ambasciata conferma che i progetti della moschea sono finanziati dalle organizzazioni statali del Kuwait». Lo Stato del Kuwait e le sue organizzazioni affiliate sono attivamente coinvolte nel finanziamento di «progetti umanitari» in tutto il mondo. Come detto nessuno sa quanto denaro arrivi dal Kuwait alle moschee svizzere e questo proposito i responsabili di Wakef non hanno voluto commentare le indiscrezioni. La fondazione raccoglie ancora donazioni per i progetti sul suo sito web che però attualmente e in manutenzione. Ad esempio, per la ristrutturazione della Moschea Salah Eddinedi Bienne, Wakef chiede online 500.000 franchi svizzeri (mezzo milione di euro). Il progetto più costoso resta quello della grande moschea di Friburgo con annessa scuola coranica per bambini. Secondo la descrizione del progetto che costerà circa quattro milioni di franchi svizzeri (quattro milioni di euro) , uno degli obiettivi è convincere i non musulmani a convertirsi alla fede islamica.

L’ombra del Fratelli musulmani

Secondo l’inchiesta del SonntagsBlick, soldi dal Kuwait potrebbero essere stati raccolti personalmente dal presidente della Waadtländer Wakef Foundation: Mohamed Karmous, un franco-tunisino di Neuchâtel vicino ai Fratelli Musulmani. Nel 2007 i servizi segreti francesi lo hanno classificato come militante islamista. Insieme alla moglie Nadia, Karmous dirige diverse associazioni e fondazioni nella Svizzera romanda e in Ticino. Nel 2019, il libro Qatar Papers ha rivelato come i due siano supportati dal Qatar.Sulla base di documenti riservati, due giornalisti francesi hanno documentato come il Qatar abbia cofinanziato il Museo dell’Islam a La Chaux-de-Fonds NE con 1,4 milioni di franchi. Nadia Karmous è la direttrice del museo. Il museo ha anche beneficiato di fondi dal Kuwait. Le foto disponibili su SonntagsBlick mostrano Mohamed Karmous che riceve un assegno di 140.000 franchi dall’allora ambasciatore del Kuwait presso le Nazioni Unite, Jamal al-Ghunaim, nel 2014. Sullo sfondo c’è un’immagine dell’emiro del Kuwait. Il Qatar ha anche finanziato la a moschea Salah Eddine di Bienne visto che l’edificio è stato acquistato con il sostegno degli sceicchi. In una lettera a una fondazione affiliata al governo del Qatar, Mohamed Karmous ha ringraziato Wakef per l’aiuto finanziario: «Grazie alla generosità dello Stato del Qatar, siamo riusciti ad acquistare la Salah Eddine Mosque». Nella stessa lettera, Karmous chiede ai qatarini ulteriori fondi. L’immobile acquistato necessita di totale ristrutturazione ,apparentemente, il Kuwait ha ora assunto questi costi.

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