Un altro minorenne accusa McCarrick. Ma il dossier Viganò rimane un tabù
James Grein, vittima di abusi all’epoca undicenne, testimonia davanti al vicario giudiziario dell’arcidiocesi di New York contro il porporato. Il Papa però non risponde all’ex nunzio.

Il 2018 per il papato di Francesco ha portato in dote un’importante perdita di popolarità, soprattutto negli Stati Uniti, per il terremoto abusi sessuali del clero. L’anno che sta per concludersi, infatti, ha visto la Chiesa attraversata da una crisi che ha avuto il suo epicentro negli Usa con il rapporto del Gran giurì di Pennysilvania, il caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, e la testimonianza dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò pubblicata dalla Verità il 26 agosto scorso.

Giovedì 27 dicembre il caso dell’ex cardinale McCarrick si è ulteriormente appesantito, confermando una condotta criminale del poporato che non si limitava agli abusi nei confronti di seminaristi adulti. James Grein ha testimoniato davanti al vicario giudiziario dell’arcidiocesi di New York su abusi subiti dal McCarrick da quando lui aveva 11 anni, negli anni Settanta. La testimonianza è stata richiesta dal Vaticano per il processo canonico in corso nei confronti dell’ex cardinale, per ora ritirato a vita di penitenza e preghiera in un convento del Kansas.

Grein si era fatto avanti nel luglio scorso, dopo che la diocesi di New York aveva ritenuto credibili le accuse di abuso rivolte a McCarrick per un caso riferito a un chierichetto sempre negli anni Settanta. Il Papa nello stesso mese di luglio accettò le dimissioni di McCarrick dal collegio cardinalizio, poi vennero le ripetute memorie di seminaristi che hanno raccontato del vizietto del cardinale di portarli al mare e dividere il letto con loro. Circostanza questa chiaramente confermata dal dossier pubblicato dall’ex nunzio Viganò, il quale ha scritto che tutto questo era noto da tempo alle autorità ecclesiastiche e lui stesso avrebbe informato papa Francesco delle voci sul cardinale nel giugno 2013. Ora la testimonianza di Grein aggrava ulteriormente il caso, perché rivela una serialità di abusi sulla vittima durata per anni, mentre lo stesso McCarrick, proprio in quegli anni, scalava la carriera ecclesiastica: consacrato vescovo svolgeva il suo servizio come ausiliare di New York, quindi vescovo diocesano di Metuchen e poi a Newark. Il resto è storia, quando Giovanni Paolo II nel 2000 lo manda a dirigere una delle diocesi più importanti del mondo, quella di Washington, e quindi lo eleva alla porpora cardinalizia nel 2001.

Il racconto di Grein, così come riportato da vari media statunitensi, rivela che McCarrick toccava regolarmente i genitali dell’allora undicenne durante la confessione, abusando così anche di un sacramento. Il tutto iniziò a Teaneck, nel New Jersey, quando la vittima aveva appunto 11 anni. Nella testimonianza anche i particolari di una gita in macchina a Hillsboro, in California, in cui l’ex cardinale avrebbe masturbato Grein, il quale una volta a casa ha tentato di raccontare la verità ai genitori, ma lo stesso McCarrick ha convinto i parenti che il sedile si sarebbe sporcato a causa dell’apertura di una lattina di Coca Cola. Dopo questi abusi Grein ha lottato contro alcolismo e droga, oggi ha ricominciato a vivere e dice di volere «solo essere in grado di andare di nuovo in Chiesa, e trovare di nuovo la pace», ha rivelato il suo avvocato Patrick Noaker.

Il memoriale di Viganò, interpretato in modo quasi ufficiale come operazione politico mediatica contro il Papa, mette però con le spalle al muro tutta una gestione del potere in Vaticano, chiamando per nome e cognome una serie di altissimi prelati che avrebbero praticato coperture e reticenze nell’ambito anche di una lobby gay in azione nella chiesa. Inoltre, Viganò ha chiamato in causa direttamente il Papa sull’affare McCarrick affermando di aver informato lui stesso Francesco nel giugno 2013, un’affermazione a cui non è mai stata data smentita diretta. Anzi Viganò per il Papa è diventato il Grande accusatore, reo di dividere i fedeli per la realizzazione di imprecisate agende.

Le scivolate sul tema abusi da parte di Francesco nel corso di questo 2018 erano iniziate in gennaio in occasione del viaggio apostolico in Cile, quando il Papa si era posto a difesa del discusso vescovo di Osorno, Juan Barros, figlio spirituale dell’abusatore seriale padre Fernando Karadima. Il montare delle accuse costrinse il Papa di ritorno dal viaggio in Cile a un clamoroso dietrofront ammettendo di essersi sbagliato, rivelando implicitamente di essersi male informato o di aver dato credito a informatori poco credibili. Il problema è che tra questi informatori va annoverato anche il cardinale Francisco Errazuriz, anziano cardinale cileno voluto dallo stesso Francesco fra le nove porpore che lo assistono nel governo della Chiesa universale. All’inizio di dicembre Errazuriz è stato dimesso dal gruppo del C9, insieme al cardinale australiano George Pell su cui sembra pesare una condanna per abusi comminata dal tribunale di Melbourne, anche se tale sentenza per ora risulta ufficialmente secretata.

Nel discorso alla curia romana per i tradizionali auguri natalizi Francesco ha mostrato ancora una volta tolleranza zero nei confronti degli abusatori e di chi copre questi delitti. Poi ha invitato tutti a guardare all’appuntamento di febbraio 2019 con i capi dei vescovi del mondo convocati a Roma per affrontare una volta per tutte il problema. Tuttavia l’approccio morbido nei confronti anche di collaboratori stretti e scelti personalmente dal Papa, celebre è il caso di monsignor Battista Ricca e della famosa frase «chi sono io per giudicare un gay?», potrebbe rivelarsi alla fine un boomerang. Se Francesco fosse stato più scrupoloso, magari guardandosi anche dagli amici oltre che dai nemici, questo 2018 per il suo pontificato si sarebbe concluso in modo diverso.

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