- Padre Federico Lombardi annuncia misure concrete, un Motu proprio e un vademecum. Nessun cenno a violenze sui seminaristi e omosessualità. La giornalista messicana Valentina Alazraki: «La vostra comunicazione è malata e corrotta».
- Il liturgista don Nicola Bux: «Va considerata depravazione, non normalizzata come molti vogliono fare. L’80% degli abusi sui minori è opera di preti gay. Ma Francesco non interviene, fa il peronista: un colpo al cerchio, uno alla botte».
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Siamo «dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque. Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa». Papa Francesco, nel discorso che ieri ha concluso il summit dei capi dei vescovi del mondo sulla piaga degli abusi del clero, sottolinea il dato degli abusi su minori che colpisce con violenza le nostre realtà sociali, senza nascondere che questo abominio «diventa ancora più grave e più scandaloso nella Chiesa».
Francesco cita i dati delle organizzazioni internazionali che attestano come teatro di queste oscenità è soprattutto la famiglia, ma anche la scuola, lo sport e, appunto, la Chiesa. «Siamo davanti a una manifestazione del male, sfacciata, aggressiva e distruttiva», poi, a braccio, il Papa aggiunge: «Dietro ciò c’è Satana». È un riferimento preciso «allo spirito del male» per cui, dice ancora Francesco, a fianco delle necessarie e urgenti misure pratiche, occorre mettere in campo anche «umiliazione, accusa di noi stessi, preghiera, penitenza», armi evangeliche da utilizzare, appunto, contro Satana.
È sufficiente un solo caso di abuso all’interno della Chiesa per prenderlo «con serietà», perché «nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati». La causa di questo fenomeno è, secondo Francesco, il «clericalismo», sempre riferibile all’abuso di potere. Infine, il Papa offre otto punti su cui concentrarsi per lavorare concretamente a estirpare la malapianta. Sono otto punti abbastanza generici, come abbastanza generici sono stati i riferimenti degli interventi di tutti questi quattro giorni. Buone intenzioni, giusta penitenza, ma nulla che in qualche modo non fosse già stato detto in questi ultimi quindici anni.
Le associazioni delle vittime hanno mostrato di non essere troppo entusiaste dei risultati. Peter Saunders, attivista di Ending clergy abuse e vittima di un sacerdote, ha dichiarato sabato che «l’unica cosa che cambia è che quando c’è una pressione insormontabile sul Papa e sulle istituzioni, allora sono costretti a fare qualcosa». Anche ieri, dopo il discorso conclusivo, la stessa associazione presente in piazza San Pietro ha detto, come ha riportato il Corriere della Sera, che «nel testo del Papa non c’è nulla, solo parole. Nessuna misura concreta. Dice perfino che la Chiesa si sta interrogando su cosa fare. Sono vent’anni che si interrogano». Padre Federico Lombardi, moderatore dell’incontro dei vescovi, ha rilasciato una dichiarazione finale dove attesta che le cose comunque non sono finite qui e che il summit avrà delle conseguenze, tra cui «un nuovo Motu proprio del Papa sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili» e un vademecum della congregazione per la Dottrina della fede rivolto ai vescovi.
Restano sul tappeto alcuni problemi che il summit non ha trattato, per scelta. Ci si è concentrati sui minori, bypassando completamente gli abusi sugli adulti vulnerabili, come ad esempio quelli compiuti da un vescovo nei confronti di seminaristi, una piaga che il caso Theodore McCarrick ha sollevato in modo palese. Poi c’è la questione della omosessualità diffusa nel clero, per cui più volte si è ripetuto in questi giorni che non si ritiene vi sia un nesso diretto con gli abusi. Il Papa nel discorso finale, tra gli otto punti su cui lavorare, ha inserito anche quello della formazione che deve essere teso, ha detto, a «offrire un cammino di formazione equilibrato per i candidati idonei, proteso alla santità e comprensivo della virtù della castità». Anche in questo caso, le norme ci sono già e il problema è soprattutto di applicarle al meglio.
Si palesa quindi un problema di governo a tutti i livelli della Chiesa. Una sveglia in questo senso l’ha suonata la giornalista messicana, decana dei vaticanisti, Valentina Alazraki, che ha tenuto la sua relazione nell’Aula nuova del sinodo sabato pomeriggio. Il suo intervento è stato salutato dalla sala stampa con una vera e propria standing ovation. La Alazraki, che copre il Vaticano dagli ultimi tempi del pontificato di papa Paolo VI, ha detto davanti al Papa e ai vescovi che «dietro al silenzio, alla mancanza di una comunicazione sana, trasparente, molte volte c’è non solo la paura dello scandalo, la preoccupazione per il buon nome dell’istituzione, ma anche denaro, assegni, doni, permessi per costruire scuole e università in zone dove magari non si poteva costruire. Parlo di quel che ho visto e indagato a fondo». Il passaggio cruciale è arrivato dopo che la giornalista ha richiamato lo scandalo del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, un caso paradigmatico per comprendere in profondità il dramma degli abusi nella Chiesa, un caso riportato anche dall’ex nunzio a Washington, Carlo Maria Viganò, nel memoriale pubblicato sulla Verità nell’estate scorsa. Dietro il caso Maciel, ha detto la Alazraki, c’è stato un problema di «comunicazione malata» o di scarsa trasparenza. Perché? Chi copriva Maciel, anche davanti a Giovanni Paolo II?
«Senza questa censura, senza questo occultamento totale», ha detto la giornalista davanti a Francesco, «se ci fosse stata trasparenza, Marciel Maciel non avrebbe potuto abusare per decenni di seminaristi e avere tre o quattro vite, mogli e figli, che sono arrivate ad accusarlo di avere abusato della sua stessa prole. Per me questo è il caso più emblematico di una comunicazione malata, corrotta, da cui si possono e si devono imparare varie lezioni».
Queste giornate in Vaticano avranno un significato se il governo della Chiesa cambierà rotta. In che modo? Quando una «accusa si dimostra credibile», sono ancora parole della Alazraki, «dovete informare sui processi in corso, su ciò che state facendo, dovete dire che avete allontanato il colpevole dalla sua parrocchia o da dove esercitava, dovete dirlo voi, sia nelle diocesi sia in Vaticano».
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