- In risposta a un ricorso della Cgil, l’organismo di Strasburgo grida alla discriminazione perché ci sono troppi obiettori.
- In uno degli Stati più liberal d’America sarà possibile interrompere la gravidanza anche al nono mese. Dal 2007 non si possono più giustiziare i delinquenti. Però i piccoli senza colpe vanno al massacro.
- In questo modo si uccidono feti già vitali in modo brutale, facendo presto per evitare che piangano. È una barbarie senza senso di cui l’umanità deve chiedere perdono.
- È stato il quotidiano progressista «Guardian» a raccontare ciò che accade nei Paesi Bassi, dove nel solo 2017 sono stati uccisi con iniezione 83 pazienti psichiatrici.
Lo speciale contiene quattro articoli
La ragion d’essere dell’organizzazione chiamata Consiglio d’Europa dovrebbe essere la promozione della democrazia, dei diritti umani e della identità culturale europea. Ma, a quanto pare, si diletta anche a promuovere la cancellazione degli europei, la loro eliminazione fisica tramite interruzione volontaria di gravidanza. Già, secondo il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa dalle nostre parti è troppo difficile abortire. «Sebbene la situazione sembri migliorare», spiegano da Strasburgo, «sussistono tuttora forti disparità a livello locale, soprattutto dal momento che numerosi medici non obiettori non sono assegnati ai servizi di aborto o non lavorano a tempo pieno».
E non è mica finita. Stando a ciò che scrive il Consiglio, quella del nostro Paese sarebbe una situazione «non conforme». Ovvero ci sarebbero discriminazioni «contro le donne che desiderano porre fine alla gravidanza e la violazione del loro diritto alla salute a causa di problemi di accesso servizi di aborto». In più, pare che ci sia «discriminazione nei confronti dei medici non obiettori».
Per questo motivo il comitato di Strasburgo pretendo che entro il prossimo ottobre il nostro Paese fornisca «informazioni nella prossima relazione sulle misure adottate per garantire che gli operatori non obiettori siano distribuiti in modo più uniforme in tutto il Paese e siano effettivamente disponibili nei servizi di aborto». Per quale motivo i signori del Consiglio d’Europa si permettono queste valutazioni? Semplice: perché nel 2013 la Cgil si è rivolta all’organizzazione presentando un ricorso. Il sindacato, invece di occuparsi della distruzione del mondo del lavoro, si preoccupava del fatto che i lavoratori non venissero nemmeno al mondo.
Così, da qualche anno a questa parte, Strasburgo ci pressa affinché interrompere le gravidanze diventi più facile su tutto il territorio nazionale.
La vicenda, con tutta evidenza, è grottesca, ma merita alcune riflessioni. Tanto per cominciare, è bene dare uno sguardo ai numeri. I rilievi del Consiglio d’Europa si basano su dati forniti dal precedente governo e relativi al 2016. Cifre più aggiornate le ha fornite, pochi giorni fa, il ministero della Salute. Nella «Relazione sull’attuazione della legge 194/78» si legge che gli aborti, nel nostro Paese, sono in calo del 5%. Nel 2017 ne sono stati effettuati 80.733: -4,9% rispetto al 2016 e -65,6% rispetto al 1982, cioè l’anno in cui ci sono state più interruzioni di gravidanza.
Forse è per questo che a Strasburgo si danno tanto da fare: temono che gli aborti calino troppo, e che i fastidiosi italiani riprendano a riprodursi. In ogni caso, l’allarme sui medici antiabortisti è ingiustificato: nel 2017 i ginecologi obiettori erano il 68.4% del totale contro il 70,9% del 2016. Insomma: tantissimi dottori si rifiutano di interrompere gravidanze, ma sono meno che in passato. Quanto gli anestesisti, l’obiezione di coscienza si ferma al 45.6% mentre tra il personale non medico è ferma al 38,9%.
Quindi il problema dove sta? Questi numeri certificano che qui non c’è nessuna emergenza, non viene violato alcun diritto e chi vuole liberarsi del feto sgradito lo può fare praticamente ovunque.
Ma c’è di più. Sempre secondo i dati ministeriali, «nel 2017 oltre un’interruzione volontaria di gravidanza su 5 è stata ottenuta con una pillola abortiva».
Vuol dire che si può abortire senza fatica anche se ci sono tanti obiettori: ricorrere alla pillolina è sempre più semplice e veloce, anche grazie alle simpatiche battaglie condotte da organizzazioni di sinistra e sindacati.
La verità è che in Italia gli unici a rischio discriminazione sono proprio gli obiettori. Negli ultimi tempi subiscono attacchi di ogni tipo, per lo più pretestuosi. Verso la fine di dicembre per le strade di alcune città sono apparsi manifesti realizzati dall’Uaar (l’unione degli atei e degli agnostici) con uno slogan molto diretto: «Testa o croce? Non affidarti al caso! Chiedi subito al tuo medico se pratica qualche forma di obiezione di coscienza». In sostanza, invitavano alla schedatura dei professionisti non allineati. Per quei manifesti, ovviamente non ci sono state polemiche. Mentre i cartelloni contro l’utero in affitto e l’aborto affissi da associazioni come Pro vita e Generazione famiglia sono stati duramente contestati e rimossi.
Ora le affermazioni del Consiglio d’Europa saranno utilizzate dai soliti noti per alimentare la propaganda. Ma la realtà parla una lingua diversa: gli aborti stanno diminuendo e qualcuno non va bene. Come sempre avviene, si riempiono la bocca con la difesa dei «diritti delle donne» e con la «lotta alla discriminazioni». Ma, dietro le paroline dolci e i toni moderati, continuano a fare il tifo per l’ecatombe.
Francesco Borgonovo
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