Venezia come punto di partenza per ragionare sul futuro del Veneto e, più in generale, sulle sfide che attendono il Paese. Nella cornice delle Procuratie Vecchie è andata in scena la tappa veneziana di Panorama on the Road, l’appuntamento del settimanale diretto da Maurizio Belpietro che ha riunito istituzioni, imprese e protagonisti del mondo culturale per discutere di sviluppo economico, infrastrutture, energia, turismo, autonomia e tutela del territorio.
Dagli interventi è emerso un messaggio comune: la necessità di superare una narrazione fatta soltanto di difficoltà e guardare alle opportunità di un territorio che continua a essere centrale nel sistema produttivo italiano.
La novità più concreta è arrivata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto in collegamento da Roma. Il ministro ha spiegato che Porto Marghera è stata candidata a diventare uno dei due siti pilota europei per lo stoccaggio delle materie prime critiche, insieme a un’altra area del Nord Europa. L’obiettivo è creare una riserva strategica capace di garantire alle imprese europee l’approvvigionamento per almeno sei mesi in caso di shock internazionali, come quelli vissuti negli ultimi anni tra pandemia e conflitti. Il progetto, ha spiegato Urso, potrebbe essere approvato entro il prossimo autunno e non riguarderebbe soltanto lo stoccaggio. L’idea è trasformare l’area industriale di Porto Marghera anche in un polo per la raffinazione e il riciclo delle materie prime critiche, settori considerati fondamentali per ridurre la dipendenza europea dalla Cina. «Le attività vere sono tre: l’estrazione delle terre rare, la raffinazione e il riciclo», ha spiegato il ministro, ricordando come l’Italia abbia una particolare competenza proprio nell’economia circolare. Nel suo intervento Urso ha affrontato anche il tema dell’industria europea, criticando alcune scelte legate al Green Deal e rivendicando il cambio di passo nel settore automobilistico. Sul nucleare ha indicato un orizzonte di circa otto anni per il ritorno dell’energia atomica in Italia.

Un tema che si intreccia con la necessità, emersa anche dal confronto con le imprese, di garantire energia competitiva già nel presente. La crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale richiederà infatti nuove disponibilità energetiche e infrastrutture adeguate, rendendo centrale il dibattito sul mix di fonti.
A raccogliere la sfida sul piano regionale è stato il presidente del Veneto Alberto Stefani, intervistato da Belpietro. Tra le priorità indicate dal governatore il tema della casa, con un progetto di legge sul social housing e un piano da 50 milioni di euro destinato a quella fascia di cittadini che non rientra nell’edilizia pubblica ma non riesce comunque ad acquistare un’abitazione. Grande attenzione anche alle infrastrutture. Stefani ha ribadito la necessità di accelerare sull’alta velocità e sulle grandi opere strategiche per il territorio. «Serve un partito trasversale del sì», ha spiegato, sottolineando la necessità di dare spazio a chi ogni giorno sostiene lo sviluppo economico della regione. Un’altra sfida riguarda il lavoro e la formazione. Secondo Stefani, entro il 2030 il Veneto rischia di dover affrontare la carenza di oltre 270.000 lavoratori qualificati: per questo sarà necessario rafforzare il ruolo degli istituti tecnici e professionali. Sul piano politico il presidente della Regione ha difeso il percorso dell’autonomia, definendola una riforma che non riguarda soltanto una parte politica ma la vita concreta dei cittadini.

Il volto della città è stato invece al centro dell’intervista al sindaco di Venezia Simone Venturini, che ha aperto la giornata di confronto. Dal turismo allo spopolamento, il primo cittadino ha rivendicato la necessità di strumenti specifici per una realtà unica come Venezia. Sul contributo d’accesso, Venturini ha spiegato che l’obiettivo non è selezionare i visitatori sulla base delle disponibilità economiche, ma conoscere in anticipo i flussi per organizzare meglio i servizi. Il sindaco ha chiesto anche un rafforzamento della legge speciale per Venezia, ricordando i costi particolari che comporta la manutenzione di una città con caratteristiche così diverse dalle altre. Tra le priorità indicate anche il recupero delle abitazioni vuote, il social housing per le giovani coppie e la capacità di attrarre nuove attività lavorative. «Non raccontiamo perennemente morte a Venezia», è stato il messaggio lanciato da Venturini, che ha indicato nella ricerca, nell’università e negli investimenti alcuni dei settori su cui costruire il futuro.

Della tutela della laguna ha parlato Roberto Rossetto, presidente dell’Autorità per la Laguna di Venezia e comandante del Mose. Nel confronto con il giornalista e scrittore Giampiero Beltotto, Rossetto ha sottolineato il cambiamento prodotto dal sistema di protezione dalle acque alte. Secondo i dati illustrati durante l’incontro, le 156 attivazioni del Mose hanno evitato danni per circa 3,5 miliardi di euro. «I bambini che oggi vanno in prima elementare non hanno mai sentito le sirene dell’acqua alta», ha osservato Rossetto, ricordando però che la sfida non è conclusa: l’innalzamento del livello del mare impone di programmare per tempo gli interventi futuri.

A riportare il confronto sulla dimensione culturale di Venezia è stato Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, intervistato da Belpietro. Nel suo intervento ha difeso il ruolo della Biennale come luogo di confronto internazionale, affrontando anche la polemica nata attorno al padiglione russo e al codice etico europeo. Secondo Buttafuoco Venezia non è soltanto un patrimonio da conservare, ma una realtà viva capace di generare sviluppo. «Laddove c’è il bello, il bello genera indotto», ha spiegato, sottolineando il legame tra cultura, economia e capacità di attrarre investimenti.

Il ruolo del sistema produttivo è stato invece al centro del panel Chi tiene in piedi il Paese, moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin. A confrontarsi Ivan Aggazio, direttore regionale Veneto Trenitalia, Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est, Francesco De Bettin, presidente di DBA Group, Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione Interporto Rivers, e l’imprenditore Angelo Mandato.

Carron ha ricordato il peso del Veneto nell’economia nazionale: 80 miliardi di euro di export e un’industria che rappresenta il 27 per cento del Pil regionale. Un sistema che ha saputo reagire agli ultimi anni difficili, ma che oggi chiede regole certe, programmazione e infrastrutture adeguate. Tra i temi affrontati anche quello dell’energia. De Bettin ha definito gli Ets uno strumento valido in teoria ma problematico nella sua applicazione, mentre Mandato ha richiamato il ruolo dell’economia circolare e del biometano come opportunità spesso trascurate. Aggazio ha invece illustrato il ruolo del trasporto ferroviario nello sviluppo del territorio, ricordando gli investimenti sulla rete regionale e una flotta oggi completamente rinnovata con oltre 1000 treni al giorno in Veneto.

A chiudere la giornata il dialogo tra Belpietro e Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino, sul futuro dell’informazione. In un momento segnato dalla trasformazione digitale e dall’impatto dell’intelligenza artificiale, Papetti ha sottolineato che la differenza continueranno a farla le notizie, la capacità di trovarle e soprattutto di raccontarle con credibilità. Un principio che ha attraversato anche il confronto veneziano: il Veneto guarda al futuro non negando le difficoltà, ma cercando strumenti per affrontarle e continuare a essere uno dei territori trainanti del Paese.