Fincantieri investe 600 milioni per controllare i mari con i droni

Serve accelerare la nascita di un polo internazionale della subacquea che si occupi di droni marini civili e militari. Per farlo, Fincantieri ha lanciato un programma di quattro acquisizioni con un investimento iniziale di circa 600 milioni di euro. I presupposti sono questi: l’80% dei fondali e il 98% degli abissi risulta ancora oggi inesplorato; esiste la necessità di proteggere le infrastrutture di superficie e quelle sommerse; la dipendenza del traffico dati globale dai cavi di comunicazione sottomarini arriva a 1,5 milioni di chilometri che permettono il 99% del traffico internet mondiale.

Ecco perché viene acquisita la maggioranza di realtà industriali come Next Geosolutions (scienze marine e sorveglianza), WSense, Graal Tech e Defcomm, tutte specializzate in comunicazioni subacquee, che unite alle aziende già presenti nel gruppo, come Remazel (acquisita nel 2024) e Waas (2025), insieme costituiscono il primo operatore integrato della subacquea, con realtà leader nelle loro rispettive attività in grado di proporre soluzioni integrate occupandosi di hardware, software e telecomunicazioni, dalla fornitura di mezzi subacquei all’erogazione di servizi.

WSense è nata dall’Università La Sapienza di Roma mentre Defcomm è una start-up italiana attiva nella progettazione e costruzione di droni di superficie con capacità avanzate di guida autonoma, già impiegati con successo in diversi ambiti operativi. Infine, Graal Tech è una scale-up nata come spin-off dell’Università di Genova specializzata nella progettazione e costruzione di tecnologie robotiche subacquee modulari e nello sviluppo di mezzi senza pilota a bordo di piccole-medie dimensioni e dei relativi sistemi ancillari fisici e digitali. Collabora con Fincantieri dal 2023 e ha prodotto un drone chiamato Deep per la protezione delle infrastrutture sottomarine. L’intenzione è quella di sviluppare prodotti congiunti in economia di scala e di scopo, accelerando la strategia del segmento subacqueo come indicato nel piano industriale Fincantieri 2026-2030. Le acquisizioni sono finanziate dalle somme raccolte con l’aumento di capitale da 500 milioni di euro completato con successo nel febbraio, grazie al quale il gruppo espande la propria presenza e le proprie competenze nel settore dei servizi specializzati di sorveglianza marina e geoscienze, nel crescente settore dei droni di superficie e subacquei come nei sistemi di comunicazione per la connettività degli assetti subacquei).

Fincantieri conta 1.500 professionisti tra Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Emirati Arabi e Norvegia. In questo comparto il gruppo raggiunge quindi ricavi pari a 1,1 miliardi di euro con un margine operativo lordo di 220 milioni di euro, riuscendo così a raggiungere con 4 anni di anticipo gli obiettivi fissati per il 2030. Nel 2025, il settore subacqueo ha registrato ricavi per 667 milioni di euro e ha inciso per il 6,7% dei ricavi sul portafoglio del gruppo, ed è destinato ad assumere una rilevanza sempre maggiore. In borsa, il titolo è cresciuto di oltre l’11%. Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, ha commentato: «Non stiamo costruendo un gruppo di società della subacquea, bensì la prima piattaforma europea capace di operare, connettere, proteggere e governare il dominio subacqueo attraverso servizi, droni, sensori, comunicazioni, sistemi di difesa e piattaforme strategiche; abbiamo inoltre scelto di valorizzare la continuità industriale delle società acquisite mantenendo i manager esistenti perché riteniamo che le competenze siano essenziali per la crescita del gruppo».

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