Tre anziani su quattro prendono medicine che non servono a nulla
  • La medicalizzazione di massa fa bene a Big Pharma ma non alla popolazione, soprattutto di età avanzata. In Italia il 75% degli over 65 assume 5 o più medicine senza averne alcun beneficio. E nelle fasce più giovani la mentalità dello sballo ha portato a un abuso di pillole.
  • Il vicepresidente di Federfama Alfredo Procaccini : «Cerchiamo di aiutare i malati a seguire la giusta terapia, ma molti fanno acquisti online dove aumentano le vendite dei siti illeciti».
  • Il geriatra Raffaele Antonelli: «Con l’avanzare dell’età subentra l’abitudine all’assunzione che invece va limitata e controllata. Questo potrebbe far diminuire del 20% il rischio di eventi avversi. Servirebbe un continuo monitoraggio e badanti con qualifiche professionali».

Lo speciale contiene tre articoli

Prendono farmaci come fossero caramelle, vanno in farmacia con la stessa frequenza con cui fanno colazione al bar. Sono le vittime di un’«epidemia prescrittiva», fenomeno perverso esploso negli ultimi due decenni spinto da una massiccia campagna di marketing dell’industria farmaceutica assecondata da gran parte dei medici che ha portato alla diffusa convinzione che più pillole si ingeriscono meglio si vive. Il fenomeno riguarda soprattutto gli anziani. La presenza di almeno due patologie croniche riguarda il 75% degli over 60 e la quasi totalità degli ultraottantenni. Nella terza età prendere un paio di pillole al giorno è pressoché normale. Ma è il cocktail di farmaci a fare impressione.

Secondo i dati Osmed, in Italia il 30% degli over 65 prende 10 o più farmaci (nel 2018 erano il 22% e nel 2016 l’11%) e circa il 50% ne assume tra 5 e 9 oppure prende farmaci per un tempo più lungo del necessario. La Società italiana di geriatria ha messo in evidenza che almeno 2 milioni di anziani sono esposti a eventi avversi per colpa delle interazioni fra farmaci prescritti mentre un altro milione prende farmaci inappropriati o doppioni terapeutici, con un aumento del rischio di ricoveri e di mortalità, errori di assunzione e diminuzione dell’aderenza terapeutica. La politerapia, ovvero l’uso di 5 o più farmaci, che riguarda il 75% degli ultrasessantenni, o le terapie prolungate nel tempo senza indicazione, possono comportare gravi inconvenienti, oltre che spreco di risorse.

Ma un farmaco non è per sempre e non sempre lo stesso medicinale è necessario in tutte le fasce d’età. I geriatri hanno rilevato che spesso il paziente agisce in modo abitudinario e continua a prendere per anni lo stesso farmaco, ben oltre quanto sia necessario per una sorta di inerzia. La Società di geriatria poi sottolinea che, in molti casi, ogni specialista aggiunge la propria terapia senza verificare eventuali interazioni con le altre che l’hanno preceduta.

Sul British medical journal, come ricorda il libro di Mario Giordano Sciacalli, è apparso un articolo di James Le Fan, un medico di famiglia inglese che ha studiato questo fenomeno, sugli effetti «catastrofici della medicalizzazione di massa». L’esperto sottolinea che negli ultimi venti anni sono aumentate le prescrizioni di farmaci di ogni genere. Quattro volte in più per il diabete, sette volte in più per l’ipertensione arteriosa, e il record di 20 volte in più nella lotta al colesterolo. Il medico conclude che i benefici maggiori di questa pioggia di pillole li hanno avuti le case farmaceutiche più che la popolazione. Lo conferma uno studio americano, riportato dal cardiologo Marco Bobbio. In una struttura per lungodegenti fu adottato un protocollo che ha consentito di sospendere il 58% dei farmaci, portandoli da una media di 7,7 a testa a 4,4 a testa. Il risultato? Solo nel 2% dei casi è stato necessario ripristinare la vecchia dose di farmaci. Inoltre, 19 mesi dopo, l’88% dei ricoverati ha detto di sentirsi meglio.

Qualche tentativo per mettere un freno al dilagare di questo fenomeno si sta facendo. La Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) ha sviluppato le prime linee guida italiane per evitare il sovradosaggio dei farmaci e per la corretta gestione della politerapia. La soluzione – dicono i geriatri – è una sorta di decrescita, ovvero prescrivere meglio per prescrivere meno, sulla base di una revisione annuale delle cure che potrebbe diminuire di almeno il 20% il rischio di eventi avversi ed eliminare almeno un farmaco inappropriato, a volte un doppione terapeutico.

Queste linee guida contengono regole che tutti i pazienti dovrebbero seguire per non fare errori e limitare il carico di farmaci. Si va dalla deprescrizione degli inibitori di pompa protonica a quella delle statine nei grandi anziani, dall’utilizzo della vitamina D solo per i pazienti con osteoporosi o rischio fratture all’impiego dell’indice di fragilità per la valutazione di ciascun anziano. L’obiettivo è eliminare i farmaci non appropriati o i doppioni. L’ospedale Mauriziano di Torino nel 2019 ha varato il progetto del «tagliando farmacologico» per eliminare molte medicine inutili.

L’abuso di farmaci non riguarda solo gli anziani. L’utilizzo errato di medicine da prescrizione è diffuso anche tra i giovani che se ne servono talvolta per lo sballo, per migliorare le prestazioni fisiche, per restare svegli tutta una notte, per non sentire la fatica. È il cosiddetto «sballo in farmacia», cioè gli oppioidi venduti normalmente ma consumati in grandi quantità per ottenere gli stessi effetti delle sostanze di abuso. Uno sballo agevolato dalla facilità di acquistare i prodotti online. I più diffusi sono gli antidolorifici oppioidi come OxyContin, Lortab, Vicodin, Opana, antidepressivi del sistema nervoso centrale come Xanax e Valium, stimolanti prescritti per il trattamento dei disturbi del sonno e di deficit dell’attenzione. I neuro potenziatori vengono anche spesso utilizzati per affrontare lo stress, l’ansia, i problemi di gestione del tempo.

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