Grida al fascismo, ma chi ha problemi con l’antisemitismo è la sinistra. Fa sventolare dai balconi dei Comuni a Bologna come a Pesaro le bandiere della Palestina, mentre dall’Ile de France il nuovo Partito comunista lancia le liste di proscrizione.
Quella palestinese è la stessa bandiera che ieri mattina portava l’attentatore alla sinagoga Beth Yacoov a la Grande Motte, un Comune creato dal nulla nel dipartimento di Herault dai francesi all’ombra delle grandi piramidi in vetro e cemento dell’architetto Jean Balladur per intercettare il turismo che, superata la Costa azzurra, punta verso la Spagna. Lì, ieri mattina poco dopo le 8.30, due automobili sono state date alle fiamme: la polizia ha ritrovato i pezzi di una bombola di gas fatta esplodere. Sono stati incendiati i portoni dell’edificio sacro. Un agente della gendarmeria locale investito dall’onda d’urto è in ospedale a Montpellier in gravi condizioni.
L’attentatore ha scelto il giorno di Shabbat sperando di fare quante più vittime possibile, ma in sinagoga c’erano solo il rabbino e cinque altre persone, miracolosamente illese. Dalle immagini delle telecamere di sorveglianza si ha la certezza che ad agire sia stato un uomo che indossava la kefiah a scacchi bianchi e rossi, era armato ed era avvolto nella bandiera della Palestina. Nelle immagini lo si vede appiccare il fuoco alle autobomba. Delle indagini è incaricata la direzione nazionale antiterrorismo.
Il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, ha condannato l’attentato affermando: «Il contrasto all’antisemitismo è una lotta di ogni istante e di tutta la nazione, sarà fatto ogni sforzo per trovare l’attentatore». Il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, si è recato a la Grande Motte, non ha dubbi: «Si tratta di un atto terroristico, un gesto criminale». Il primo ministro, Gabriel Attal, assicura: «Non ci faremo intimidire dalla violenza e dall’antisemitismo». Il presidente della Comunità ebraica francese, Yonathan Arfì, è molto preoccupato: «È evidente che vogliono uccidere gli ebrei» e per questo le case, i negozi, i luoghi di aggregazione degli ebrei in Francia sono stati posti sotto strettissima sorveglianza. L’attentato ha scatenato una durissima polemica politica. L’8 luglio, in piazza della Bastiglia, i militanti dell’Fnp guidato da Jean Luc Mélenchon innalzavano bandiere palestinesi e bruciavano quelle d’Israele. Thomas Portes, deputato dell’estrema sinistra di France Insoumise, all’inizio delle Olimpiadi di Parigi, ha detto: «Gli atleti israeliani non sono i benvenuti e non deve risuonare l’inno d’Israele». Toccò a Macron chiedere scusa.
Mentre tutto lo schieramento di destra e di centro francese condanna l’attentato, con Marine Le Pen, che afferma: «È un attentato antisemita, il mio sostegno ai concittadini ebrei», riemerge la posizione di Mélenchon, che il 2 giugno scorso sosteneva: «Contrariamente a quello che dice la propaganda ufficiale, l’antisemitismo in Francia è residuale». Ieri il leader del Nuovo fronte popolare, che ha «fermato l’onda fascista della Le Pen», ha però dovuto ammettere: l’attentato alla sinagoga è un «crimine intollerabile».
La Francia purtroppo si candida a essere la centrale europea dell’antisemitismo. Il nuovo Partito comunista italiano, autore della lista dei fantomatici «agenti sionisti» presenti in Italia, ha sede nell’Ile de France: è la stessa modalità delle Brigate rosse. Non solo, la Francia il 10 maggio scorso ha votato all’Onu insieme alla Spagna e contrariamente a molti altri Paesi europei – tra cui l’Italia – a favore della risoluzione dei Paesi arabi per il riconoscimento dello Stato palestinese. Joseph Borrell – spagnolo e assai coccolato da Macron – Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, non ha mai fatto mistero di stare dalla parte dei palestinesi: «L’Ue si trova di fronte a una scelta difficile tra il sostegno allo stato di diritto e quello a Israele». Ma da ieri la sinistra europea si trova di fronte a un altro dilemma: continuare a negare l’antisemitismo o rendersi conto che dietro i pro Pal si cela un pericoloso disegno anti ebraico.
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