- L’Aiacc, associazione nata per aiutare gli angosciati dal riscaldamento globale, tiene bordone all’isterismo. Per i suoi studi, infatti, la paura stimola a cambiare abitudini, a favore dell’ambiente. Alla faccia della salute.
- L’Accademia dei Lincei scende in campo e fa da megafono ai dogmi ecologisti: dalle colpe dell’uomo allo stop ai fossili, fino all’assurdo proposito di «mitigare» siccità e calore.
Lo speciale contiene due articoli.
«È fondamentale comprendere quali sono i fattori che motivano le persone a operare in modo più ecoconsapevole. Accanto ai valori ecologici e all’educazione, le emozioni ambientali come l’ecoansia possono stimolare comportamenti a favore dell’ambiente».
A incoraggiare lacrime e commozioni per la Terra che brucia sono i componenti dell’Aiacc, l’Associazione italiana ansia da cambiamento climatico. Sì, perché l’isterismo green trova appoggio, sostegno e diffusione anche attraverso alcuni psichiatri e psicoterapeuti nostrani. «Ad oggi Aiacc è l’unica associazione che esiste a livello nazionale», scrivevano su Facebook l’11 aprile dello scorso anno.
Fanno sapere che «l’obiettivo è diventare il punto di riferimento per la cura e la gestione delle emozioni ambientali negative, e promuovere sempre di più le attività per la diffusione di informazioni circa il cambiamento climatico e l’ansia da esso generata, come l’organizzazione di convegni, corsi di formazione per colleghi ed eventi di sensibilizzazione per chiunque desideri approfondire questa tematica».
Matteo Innocenti, psichiatra, psicoterapeuta a Firenze e «ambasciatore del Patto europeo per il clima», lanciato dalla Commissione europea, è autore del libro Eco ansia in cui descrive gli impatti del cambiamento climatico sulla salute mentale. Quella che dichiara di avere ormai compromessa Giorgia Vasaperna, autrice del siparietto lacrimoso al cospetto del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, sul palco del Giffoni Film Festival. «Ho molta paura per il mio futuro […] non so se voglio avere figli […] le notizie di eventi estremi mi causano attacchi di panico», dichiarava singhiozzando la giovane, diplomata in recitazione e che vuole fare l’attrice.
Lo scorso febbraio, assieme ai colleghi dell’Aiacc Lorenzo Ciabini e Gabriele Santarelli, l’ambasciatore del patto europeo per il clima aveva pubblicato uno studio sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health dal titolo «In che modo l’ansia da cambiamento climatico può indurre sia comportamenti a favore dell’ambiente che eco-paralisi? Il ruolo di mediazione dell’autoefficacia generale».
Tra le conclusioni, dopo aver valutato un campione di 394 partecipanti (141 maschi e 253 femmine di età compresa tra 19 e 76 anni), gli autori affermavano che «gli effetti del cambiamento climatico potrebbero essere ridotti se le persone si impegnassero in comportamenti più favorevoli all’ambiente».
Perciò, ben venga l’ecoansia, che indirizzerebbe le persone a impegnarsi maggiormente per il green. «Le informazioni sui cambiamenti climatici suscitano ansia da cambiamento climatico e motivano le persone a impegnarsi in Peb (comportamenti pro ambientali, ndr) migliorando l’autoefficacia sia individuale, sia collettiva», ragionavano Innocenti e gli altri psichiatri o psicoterapeuti.
«I risultati di questo studio», proseguivano, «suggeriscono che i professionisti che trattano l’ansia da cambiamento climatico dovrebbero anche concentrarsi sulla stimolazione dell’autoefficacia dei pazienti, per evitare l’eco paralisi e incoraggiare comportamenti a favore dell’ambiente».
In estrema sintesi, vengono incoraggiate le emozioni ambientali più eccessive, perché aiutano a riflettere e a impegnarsi per fermare la «catastrofe dell’ecosistema» in atto. «Umani e ambiente cooperino per il passaggio dall’Antropocene al Simbiocene», sentenziano quelli dell’Aiacc.
Le lacrime vere o finte della Vasaperna e di altre attiviste che hanno scoperto il potere del pianto climatico, sono ben viste, anzi richieste, perché consentono di evolvere verso «una costruttiva presa di posizione consapevole». Se poi una persona non regge allo stress emotivo per l’ambiente, e dalla finzione non riesce più a uscire, ecco che ci sono loro, gli psichiatri dell’associazione.
«Prenota un appuntamento con i nostri professionisti», è l’invito che rivolgono. Non solo per trattare l’ecoansia, dopo averla incanalata in una presa di coscienza dei disastri ambientali (magari diventando ecoattivisti vandali con il secchiello di vernice in mano?), ma tutte le altre emozioni provocate dai cambiamenti in atto nell’ecosistema.
Infatti, si occupano pure di solastalgia «che similmente alla tristezza e alla nostalgia, si verifica in condizioni di perdita […] ad esempio quando si osservano immagini di degrado e devastazioni ambientali a seguito di eventi climatici avversi come deforestazioni, incendi, alluvioni».
O di terrafurie «simile alla rabbia, è legata alle frustrazioni per il decadimento ambientale» e si riversa contro istituzioni, governi «percepiti come ostacolanti o anche contribuenti al danneggiamento dell’ambiente». L’Aiacc sa come intervenire in quanti soffrono di ecological grief «stato emotivo di lutto a seguito del degrado ambientale» e perfino per i sopraffatti dal terrore globale «perdita di speranza riguardo le condizioni dell’ecosistema attuale e futuro», che «può associarsi a una condizione di ecoparalisi».
A un simile campionario di massacrati, lo psichiatra ambasciatore del patto europeo per il clima, Innocenti, suggerisce di «ristabilire un contatto con la natura», la «riattivazione di un’emozione ambientale». Su Fanpage.it ha detto che se si soffre di ecoansia «dovremmo ritagliarci del tempo per vivere boschi, foreste, montagne. Le cortecce degli alberi, ad esempio, rilasciano alcune sostanze ansiolitiche che ci fanno bene».
Prima, però, bisogna capire che «la consapevolezza del cambiamento climatico è propedeutica a concreti interventi sociali, politici e individuali». Conditi da lacrime e retorica catastrofista.
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