Le incredibili bugie dei «terroristi» del caldo
Il pino secolare crollato giovedì a Roma, vicino a piazza Venezia (Ansa)
Cadono gli alberi e il Campidoglio accusa il clima. Il caldo estivo diventa «da record». E spunta l’esorcista: «Errori diabolici».

Il giorno più caldo. Il fine settimana più caldo. I morti di caldo. Gli oceani che cambiano colore – per il caldo. Il virus mortale africano, che compare in Europa, sempre per colpa del caldo. E, naturalmente, l’arrivo di Caronte, che infuocherà lo Stivale, con picchi andalusi in Sardegna: fino a 48 gradi.

La cronaca estiva è diventata una mitragliata di prove sensibili del dogma metafisico: siamo prossimi alla catastrofe ambientale. Sottinteso: dobbiamo fare presto. Come con lo spread. Come con i vaccini. Come con le riforme del Pnrr. La martellante campagna ecoterroristica, che trasforma i fatti – e spesso le balle – in narrazione, serve a questo: squalificare ogni spazio di ragionevole opposizione al maoismo verde. Chi prova ad alzare il ditino e a osservare che, per prendersi giustamente più cura del pianeta, non serve salassare imprese e famiglie, dev’essere mostrificato: insensibile, egoista. Soprattutto, negazionista. Devono farci digerire il depauperamento, quindi ci trascinano sul banco degli imputati: non modifichi gli «stili di vita»? Uccidi le future generazioni. E spunta persino l’esorcista: «Dietro Caronte», ci catechizza don Gianni Sini, «non dobbiamo vederci Satana». Semmai, «il demoniaco può esserci dietro le nostre azioni scellerate, che ci portano a non rispettare il luogo dove viviamo». Da padre Livio a Giove pluvio.

Alla causa contribuisce qualsiasi evento, dalla foresta che cresce all’albero che cade. Nel vero senso della parola.

Ieri, l’edizione romana di Repubblica ospitava il parossistico commento di Stefano Marin, assessore all’Ambiente del Municipio I. L’amministratore trasteverino era accorso a piazza Venezia, dove tre alberi, di cui due pini, sono caduti proprio di fronte all’Altare della patria, per fortuna senza colpire nessun passante e senza creare disagi al traffico. Marin ne ha approfittato per tirare fuori l’ecocilindro dal cappello: «Quanto accaduto», ha pontificato, «deve aprire un momento di riflessione. Le alberature di Roma hanno la loro età e il cambiamento climatico sta già producendo effetti». I pini secolari crepano di caldo. Meditiamo. In realtà, il motivo del cedimento, illustrato dallo stesso sindaco, Roberto Gualtieri, sarebbe stato un fungo interno. In più, i cantieri per i lavori del Giubileo potrebbero aver reciso una parte delle radici. Poco male: c’entra lo stesso il fattore antropico, no?

La canicola ha scongelato pure Greta Thunberg, dopo il presidio all’Europarlamento, durante il voto sulla legge per il ripristino della natura. L’attivista svedese, ieri, ha discettato su Twitter dell’ultima sorprendente conseguenza del climate change: è luglio e si boccheggia. Greta è sconvolta: «Stiamo infrangendo i record di caldo in tutto il mondo. La scorsa settimana abbiamo vissuto i momenti più caldi mai registrati, per molti giorni di seguito. Stiamo anche registrando temperature record sul livello del mare e record minimi nei livelli di ghiaccio. È un’emergenza». L’aveva preceduta di qualche giorno Nicola Zingaretti, il quale, colpito dal giugno torrido e dalla riduzione della calotta artica, s’è indignato: «C’è ancora chi nega il cambiamento climatico». Lo stesso qualunquismo di quelli che, quando d’inverno si battono i denti e vengono giù metri di neve, sghignazzano: dov’è il vostro riscaldamento globale?

Non poteva tacere il «noto climatologo» Luca Mercalli, interpellato da Adnkronos sull’«ondata anomala» che investirà da oggi l’Italia. Per la verità, al Nord, «difficilmente si supererà il record (i 43 gradi a Forlì dell’agosto 2017)»: il termometro si fermerà a 36-37 gradi. In ogni caso, sarà «un caldo disagevole per via dell’umidità», come nella vignetta di Osho, mentre c’è trepidazione al Sud per la possibilità che si superi il picco dell’11 agosto 2021, con i 48,8 gradi di Siracusa. Già gli scorsi sette giorni sono stati «i più caldi nella storia del pianeta», con una media mondiale di 17 gradi. È una tendenza «che non si arresterà se non si interviene». Chiaro? Basta caldaie a gas, basta motori diesel, possibilmente basta anche con le bistecche, perché le flatulenze delle vacche alimentano l’effetto serra.

Ci stiamo facendo riconoscere: il caldo italiano, ci ha informato Repubblica, è «notizia in tutto il mondo». Proprio mentre al governo c’è Giorgia Meloni. Coincidenze? Per il Times, la Capitale è una «città infernale». I romani, abituati a una cinica ironia, direbbero che tra autobus a fuoco, metro in tilt e monnezza, non è una novità. Ma la situazione, ora, preoccupa sul serio il partito degli ultimi: il Pd. I suoi deputati hanno presentato un’interrogazione al ministro Marina Elvira Calderone, per sapere quali contromisure saranno adottate per «scongiurare i rischi per la salute dei lavoratori maggiormente esposti» alla canicola. Tra questi, non rientrano armocromisti né domestici impiegati nelle ville di Capalbio: costoro operano in ambienti climatizzati.

Stando così le cose, quest’anno dobbiamo attenderci un bilancio delle vittime ancor più allarmante di quello del 2022, che ha fatto saltare sulla sedia la redazione del quotidiano di Largo Fochetti. Lo dice la scienza, che per non inquinare, però, circola a targhe alterne: quando parla di morti di caldo, essa campeggia in prima pagina, stranamente in concomitanza con il passaggio all’Eurocamera sulla legge Natura. Ma se la statistica individua un’extramortalità nei mesi freddi, meglio soprassedere. Il morto conta solo se può essere arruolato nel battage sulla transizione green. L’ecologia integrale del Papa è degenerata nell’ecologia necrofaga per Timmermans.

Col senno di poi, non è stato saggio suggerire agli anziani di scegliere tra la pace e i condizionatori. Ma da Caronte ci si può riparare passeggiando davanti ai frigoriferi dei supermercati; dai patogeni no. Forse non basteranno manco le Ffp2 a salvarci dalla febbre emorragica di Crimea-Congo, che «minaccia l’Europa». Gli esperti del Parlamento britannico ritengono «molto probabile» che il Nairovirus, trasmissibile attraverso la puntura delle zecche, si diffonda nel Vecchio continente. E indovinate per colpa di chi? È ovvio: del caldo. «L’aumento delle temperature in tutto il mondo», ha confermato il sito Sanità informazione, «ha ampliato l’habitat» di quelle odiose bestiole. Basta, ha ragione l’Oms, con l’Agenda 2030 e l’approccio «One health». Per evitare le pandemie, dovremo decarbonizzare. Magari, «ben prima del 2050», come vuole il vice olandese di Ursula von der Leyen. È l’essenza dell’ecosocialismo: Commissione europea più elettrificazione.

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