Andamento medio superiore a quello delle Borse. Si moltiplicano i fondi specializzati ed è corsa ai terreni e alle bottiglie di pregio.
Andamento medio superiore a quello delle Borse. Si moltiplicano i fondi specializzati ed è corsa ai terreni e alle bottiglie di pregio.In tempi di tassi nulli o negativi alziamo il tasso alcolico dell'investimento. Il vino in questo momento sembra essere un bene rifugio tornato di moda. Lo è per chi ha ingenti capitali da investile, lo è anche per chi intende levarsi qualche soddisfazione. Anche perché, come diceva Gianni Agnelli, «investire in vino conviene: male che vada te lo bevi». La frase fu pronunciata quando l'Avvocato andò alla conquista di Chateau Margaux, che è come dire il sancta sanctorum del vino di Bordeaux. Erano gli anni in cui l'Italia poteva permettersi di fare shopping oltre frontiera.Oggi le cose vanno in modo assai diverso. Sono gli stranieri a venire a comprare in Italia. Un male? Mah. Di certo è una soddisfazione vedere i francesi che cominciano a comprare vigne italiane. Nel mirino hanno messo la Toscana: Bolgheri e Montalcino in particolare. A Montalcino tre anni fa i Descours, sono i signori dello champagne proprietari della Piper Heidsieck, si sono comprati per una cifra mai precisata, si parla di 300 milioni, la Biondi Santi che è la «casa» che ha creato il Brunello. Non contento pare che monsieur Charles Descours stia cercando di fare un altro colpo. Intanto c'è la possibilità che la Cantina sociale di Montalcino (non ha vigna, ma produce 300.000 bottiglie di Brunello) sia in procinto di passare di mano per una ventina di milioni di euro. Una cosa è sicura: Montalcino è in cima agli appetiti immobiliari dei grandi del vino anche perché stanno per andare in commercio tre annate straordinarie e comprare oggi le cantine con il vino in affinamento vuol dire portarsi a casa del valore aggiunto considerevole.«Non c'è dubbio», spiega Alessandro Regoli, direttore del sito Winenews, «che Montalcino oggi sia molto attrattivo per gli investimenti. Ci sono trattative in corso e anche i grandi marchi del lusso mondiale (e si pensa subito a Bernard Arnault e Francois Pinault che hanno nei loro portafogli prestigiosissime cantine, ndr) si sono affacciati su questo territorio. Ma più in generale sembra che stiano riprendendo gli investimenti soprattutto in tre territori: Barolo, Bolgheri e Montalcino». Winenews ha stilato una classifica dei territori da vino dove il valore è massimo, con incrementi che negli ultimi anni sono stati superiori all'8% all'anno. Ancora Regoli sottolinea: «Nel Barolo si parla di oltre 1,2 milioni di euro a ettaro, cifra che triplica nei cru più prestigiosi; a Bolgheri, in pochi anni, si è arrivati ai 500.000; a Montalcino un ettaro a Brunello quota sui 900.000 euro a valori di mercato diversi dalle stime del Crea, per esempio, che calcola una forbice tra i 250.000 e i 700.000 euro ad ettaro». Ma se volessimo guardare alle medie nazionali potremmo dire che in Italia un terreno agricolo vale sui 20.000 euro a ettaro, uno a vigna oscilla tra i 30 e i 50.000. E questo sembra l'anno buono della fiammata dei prezzi proprio per l'arrivo d' investitori stranieri. Molto attivi il fondo americano Krause che sta investendo nella zona del Barolo e il fondo belga-olandese Atlas Invest che ha scelto la Toscana. A dire che il mercato è in effervescenza è la creazione di un fondo internazionale che investe solo in vigneti; è Wineyard & Terroir fund che ha già raccolto 50 milioni di euro per investire solo in tre zone del mondo: Borgogna, Bordeaux e Italia. Anche in casa nostra cominciano a esserci operatori che guardano a queste forme di investimento. Sergio Dagnino - per 16 anni a capo di Caviro - ha lanciato Made in Italy fund, il fondo di private equity di Quadrivio & Pambianco, che investe nel settore vitivinicolo attraverso Prosit spa. Ma c'è un'alternativa meno onerosa e di ampia soddisfazione: investire in bottiglie. L'Indice Live ex che misura le performance dei migliori vini del mondo ha stabilito che le bottiglie italiane negli ultimi due anni hanno reso di più di quelle francesi e che il vino supera gli andamenti medi di Borsa. Il vino italiano comincia a essere percepito ormai come un bene rifugio. Proprio il Liv ex, che ha assicurato rendimenti dell'8% annui fino al 2018, nei primi nove mesi del 2019 ha accusato flessioni importanti dei vini francesi con lo champagne che è rimasto piatto e i vini di Borgogna che hanno fatto -5%, mentre i vini italiani hanno messo a segno un +3% che in tempo di rendimenti zero non è affatto male. Questo anche perché i pesi del paniere del Liv ex sono un po' cambiati. Bordeaux «vale» meno, sale la Borgogna, ma cresce soprattutto l'Italia che piazza dieci cantine tra le cento blue chips del vino mondiale. Anche in forza delle performance di alcune etichette con Masseto (Bolgheri, cantina Ornellaia: è un Merlot), ottavo per prezzo medio per cassa, Sassicaia (Bolgheri, Cabernet Sauvignon e Franc, Tenuta San Guido), il vino più scambiato, e il Barolo di Giacomo Conterno, +24,4% su base annua. Ora il dubbio è: tenerselo o berlo?
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.






