Nicola Monti, amministratore delegato di Edison
Nicola Monti, amministratore delegato di Edison

Più elettricità da fonti rinnovabili, elettrificazione ed efficientamento dei consumi, sicurezza energetica, sviluppo dei green gas e di nuove tecnologie a partire dal nucleare. Sono questi gli assi della strategia con cui Edison, la più antica società energetica d’Europa con oltre 140 anni di storia, vuole contribuire alla transizione italiana.

Un percorso che deve tenere insieme sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità ambientale e competitività dei costi. Per realizzarlo, il Gruppo prevede di investire tra 1 e 1,5 miliardi di euro all’anno, con l’obiettivo di arrivare al 2030 con l’85% degli investimenti allineati agli SDGs.

Più rinnovabili, ma serve flessibilità

Il punto di partenza è la progressiva evoluzione del mix energetico del Paese per progredire lungo la traiettoria della decarbonizzazione garantendo al tempo stesso sicurezza e competitività.

Edison intende contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Pniec grazie allo sviluppo di nuova capacità rinnovabile (dagli attuali 2,4 GW a 4 GW entro il 2030), ma questa crescita pone una nuova esigenza: garantire flessibilità alla produzione. «Riteniamo indispensabile che le energie rinnovabili crescano progressivamente nel mix italiano di generazione, fino a garantire circa l’80% del fabbisogno», spiega Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, «ma questo sviluppo passa attraverso strumenti di flessibilità, come batterie e pompaggi idroelettrici, e richiede che la rimanente quota del mix venga rappresentata da fonti programmabili come il termoelettrico a gas di ultima generazione o il nuovo nucleare».

Batterie e pompaggi sono quindi una componente essenziale della futura architettura elettrica. Edison sta studiando nuovi impianti di pompaggio idroelettrico soprattutto nel Mezzogiorno, privilegiando siti già dotati di invasi, vicini agli impianti rinnovabili e alle dorsali di trasmissione. L’obiettivo è usare le infrastrutture idriche come «batterie naturali» del sistema, accumulando energia quando la produzione è maggiore e restituendola quando diminuisce. Un sistema che permette di dare una parte di risposta all’emergenza climatica e al problema della siccità, rendendo disponibile la risorsa idrica per usi irrigui quando necessario.

Nel frattempo, il gas naturale continua a svolgere una funzione di sicurezza: nel 2025 il termoelettrico ha rappresentato circa il 50% della produzione elettrica italiana garantendo la necessaria flessibilità al sistema energetico. Edison ha contribuito a tale produzione grazie al proprio parco impianti che conta su due cicli combinati a gas tra i più avanzati ed efficienti al mondo, come quelli di Marghera e Presenzano, per complessivi 1,5 GW. Centrali progettate per garantire efficienza e flessibilità e che potranno essere ulteriormente decarbonizzate attraverso idrogeno verde o sistemi di cattura e stoccaggio della CO2.

Gas, Gnl e sicurezza degli approvvigionamenti

Sul fronte gas, la strategia del gruppo è chiara: assicurarsi che le forniture siano sicure facendo leva sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la flessibilità del portafoglio di import. Edison è stata pioniera in Italia nell’importazione di gas naturale liquefatto, inaugurando nel 2009 il rigassificatore offshore di Rovigo e affiancandovi dal 2025 le forniture di Gnl americano a Piombino.

«La sfida è bilanciare le importazioni, senza legarsi esclusivamente a un solo produttore», ricorda Monti, spiegando che l’azienda continuerà a garantire al 2030 circa il 20% del fabbisogno di gas naturale italiano, lavorando al contempo alla decarbonizzazione del proprio portafoglio con i «gas verdi» (biometano, bioGnl e idrogeno), utili a decarbonizzare i trasporti pesanti e marittimi e i cicli produttivi industriali dove l’elettrificazione diretta non è ancora una soluzione praticabile.

Edison presidia anche la filiera del Gnl per i trasporti pesanti: nel 2021 ha costruito a Ravenna il primo deposito italiano di Gnl di piccola scala, oggi riferimento nazionale per l’autotrasporto e per il rifornimento delle imbarcazioni. Nel 2024 ha realizzato a Trieste la prima operazione di bunkeraggio ship-to-ship di Gnl nel Mar Adriatico e nel 2025 la prima operazione italiana su una portacontainer. Una filiera quella del trasporto marittimo che può evolvere verso soluzioni a minore intensità carbonica grazie ai green gas.

Una sfida che richiede una visione di lungo periodo e che Edison è in grado di accompagnare in tutte le fasi, presidiando la filiera Gnl e dello Small Scale Lng e con un impegno verso soluzioni innovative come idrogeno e biometanolo. Il Gruppo è inoltre attivo nel biometano, con circa un terzo del mercato nazionale per trasporti e usi industriali, e punta a passare dai quattro impianti oggi in gestione o costruzione ad almeno dieci entro il 2030.

Il nuovo nucleare nella strategia di lungo periodo

All’orizzonte si apre infine il tema del nuovo nucleare. «Edison ha per prima riportato in Italia il dibattito su questa tecnologia», continua Monti, «nella convinzione che le scelte di politica energetica debbano essere affrontate con un approccio di neutralità tecnologica e nella consapevolezza che si tratta di decisioni di lungo periodo su cui si gioca la competitività del Paese». Gli small modular reactor potrebbero rappresentare una componente della capacità programmabile necessaria in un sistema dominato dalle rinnovabili, inoltre sarebbero motore di sviluppo per tutta la filiera industriale del nucleare che è tuttora esistente e attiva nel nostro Paese.

La sfida, per Edison, non è scegliere una tecnologia destinata a sostituire tutte le altre, ma costruire un sistema integrato: rinnovabili e accumuli per accelerare la decarbonizzazione, gas e Gnl per garantire sicurezza, green gas per ridurre le emissioni, nucleare per rafforzare la generazione programmabile.

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