Una fila di alti serbatoi cilindrici bianchi con il simbolo della CO2 affiancati a una struttura industriale coperta, con un gruppo di visitatori in gilet ad alta visibilità sullo sfondo
Grandi serbatoi verticali di stoccaggio all'interno dello stabilimento Bioman, dove i rifiuti organici vengono trasformati in biometano, energia e materia prima sostenibile

Il gruppo veneto-friulano ha costruito uno dei modelli più avanzati d’Italia nella valorizzazione della frazione organica. Dalla partnership con Sesa a Este fino alla produzione di biometano, teleriscaldamento e recupero della CO2: una filiera integrata che anticipa gli obiettivi europei di decarbonizzazione.

Dalla frazione organica al biometano

L’economia circolare può diventare un sistema industriale competitivo, capace di produrre energia, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e trasformare un costo ambientale in valore economico. È il modello sviluppato dal Gruppo Bioman, realtà nata in Friuli-Venezia Giulia con sede operativa a Maniago (Pordenone), oggi tra i principali operatori italiani nella gestione della frazione organica dei rifiuti e nella produzione di biometano avanzato.

L’azienda opera in un settore destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle politiche energetiche europee. Il piano REPowerEU individua infatti il biometano tra le fonti strategiche per accelerare la decarbonizzazione dei trasporti e dell’industria, ridurre la dipendenza energetica dall’estero e valorizzare gli scarti agricoli e urbani.

Il gruppo ha costruito negli anni un modello che supera il tradizionale concetto di smaltimento: la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata non viene considerata un materiale da eliminare, ma una materia prima destinata ad alimentare una filiera industriale nella quale ogni fase genera nuove risorse.

Una filiera integrata tra Veneto e Friuli

Un ruolo determinante in questa crescita è stato svolto dall’esperienza sviluppata in Veneto e in Friuli, a Maniago e a Este. Quest’ultima attraverso Sesa, la società nata dalla collaborazione con il Comune di Este, oggi considerata uno dei più significativi esempi italiani di partnership pubblico-privata nel settore ambientale. Il processo produttivo inizia con il conferimento della frazione organica agli impianti. Dopo un pretrattamento meccanico ad alta tecnologia, il materiale viene inviato ai biodigestori, grandi reattori nei quali l’azione dei batteri, in assenza di ossigeno, genera biogas.

Il biogas viene valorizzato secondo due differenti percorsi. Una parte alimenta gli impianti di cogenerazione, producendo simultaneamente energia elettrica ed energia termica. La restante viene sottoposta al processo di upgrading che separa il metano dall’anidride carbonica.

Il risultato è la produzione di biometano ad elevata purezza destinato all’autotrazione e agli usi civili e industriali. Parallelamente viene recuperata la CO2 che, contrariamente a quanto avviene nei processi tradizionali, non viene dispersa nell’atmosfera ma separata, raffinata, stoccata e destinata a successivi impieghi industriali e alimentari. Una scelta tecnologica che consente di massimizzare il recupero di materia e ridurre ulteriormente l’impatto ambientale dell’intero ciclo produttivo.

Anche il digestato residuo prosegue il proprio percorso di valorizzazione. Attraverso il compostaggio viene trasformato in compost certificato per l’agricoltura, mentre l’acqua viene depurata e recuperata per essere reimmessa nel ciclo produttivo.

I numeri fotografano l’efficienza del sistema. Da una tonnellata di rifiuto organico è possibile ottenere circa 180 metri cubi di biogas, 90 chilogrammi di biometano, 200 chilogrammi di compost, 500 litri di acqua recuperata, 450 kWh di energia elettrica, altrettanti di energia termica e 65 chilogrammi di anidride carbonica recuperata per successivi utilizzi produttivi.

Energia, compost e CO2 recuperata

Il biometano è uno degli asset strategici di Bioman: prodotto negli impianti di Este, alimenta 596 veicoli e ha già consentito di risparmiare circa 9 milioni di litri di gasolio, confermando il valore energetico del recupero degli scarti urbani.

Accanto alla produzione di carburanti rinnovabili, Bioman ha sviluppato un’importante filiera di recupero energetico. Ogni anno gli impianti generano circa 62.000 MWh di energia elettrica: il 30% viene autoconsumato per alimentare il complesso industriale, mentre il restante 70% viene immesso nella rete nazionale. A questi si aggiungono circa 16.000 MWh di energia termica recuperata dai gruppi di cogenerazione.

Dal recupero del calore nasce la rete di teleriscaldamento di Este e Ospedaletto Euganeo, che alimenta edifici pubblici e privati riducendo le emissioni di CO2 e consumo di combustibili fossili.

L’attività del gruppo non si limita alla valorizzazione della frazione organica. Bioman opera infatti anche nei servizi ambientali, occupandosi della raccolta e del trasporto dei rifiuti, della gestione degli ecocentri e dei servizi di igiene urbana, proponendosi come interlocutore unico per enti pubblici e gestori del ciclo integrato dei rifiuti.

La crescita di Bioman è sostenuta da ricerca e innovazione, sviluppate con università e centri scientifici, e dalle certificazioni ISO 14001 e ISO 45001 che attestano gli elevati standard ambientali e di sicurezza.

Più che un operatore della gestione rifiuti, Bioman rappresenta oggi un’infrastruttura industriale dell’economia circolare. Un modello che dimostra come la sostenibilità possa tradursi in produzione energetica, innovazione tecnologica e competitività economica.

La crescita di Bioman tra pubblico e privato

Bioman è nata nel 2005 per iniziativa dell’imprenditore Angelo Mandato. Nato a Mirano 60 anni fa, Mandato si è laureato a Padova. Dalle sue intuizione è sorta l’aggregazione di diverse amministrazioni pubbliche per realizzare impianti di trattamento dei rifiuti urbani. Bioman è diventato nel settore un vero e proprio punto di riferimento a livello nazionale e dal 2012 si occupa di biogas che viene trasformato in energia elettrica grazie ad impianti di cogenerazione appositamente realizzati.

Ingegner Mandato, da dove nasce l’intuizione che ha fatto nascere Bioman?

«Direi dalla coerenza fra studi ed esperienza. Gli studi: prima all’Università di Padova, poi in giro per il mondo a capire dove si coniugavano bisogni, tecnologia e potenzialità di mercato. Poi l’esperienza, perché nulla insegna quanto stare sul campo e continuare a migliorarsi».

Lei ha certamente una grande esperienza nel rapporto tra pubblico e privato. Qual è la ricetta perché l’alleanza funzioni come in Bioman?

«Il privato ha bisogno del pubblico, perché è ovvio che solo lo Stato ha il diritto e direi il dovere di fissare limiti e controlli all’industria. Limiti e controlli che devono essere giusti e severi. Il pubblico funziona quando i suoi dirigenti si rendono conto che le esperienze industriali hanno tempi e modalità che devono essere comprese, altrimenti si va incontro al dissesto. Molto dipende, sia nell’uno che nell’altro campo, dagli uomini. Noi siamo stati fortunati perché sia in Veneto che in Friuli abbiamo trovato interlocutori competenti e di buon senso».

L’Europa nel frattempo legifera…

«Non sempre in modo oculato. Il fallimento del Green deal lo testimonia. Però il mondo sta cambiando e la sfida del cambiamento deve essere raccolta. Con l’avvertenza che nel mondo nuovo, più rispettoso e più attento all’ambiente, occorre arrivarci vivi».

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