Con l’economia globale sempre più asservita alle logiche della produttività e il lavoratore ridotto a semplice ingranaggio intercambiabile, il Consorzio La Cascina, per mano del suo segretario generale Salvatore Menolascina, traccia un cammino differente. Un cammino che ha per obiettivo primario il mantenimento di una realtà economica solida e sostenibile, un patrimonio d’impresa e di valori da consegnare alle future generazioni.
Cooperazione e sviluppo tecnologico
Segretario generale, il Consorzio La Cascina rappresenta oggi una realtà di rilievo nel panorama cooperativo italiano. Come conciliate il modello della cooperazione con il predominio dello sviluppo tecnologico?
«Il Consorzio La Cascina rappresenta un modello virtuoso di cooperazione autentica. Attraverso le sue consorziate Vivenda Spa, La Cascina Costruzioni e Medihospes rivendica il valore morale del lavoro e la sua dimensione umana. D’altronde lo insegna la nostra stessa storia, iniziata a Roma nel 1978 insieme a don Giacomo Tantardini. Nacque tutto da un’esigenza semplicissima quanto reale: il volontariato di alcune mamme che desideravano assicurare un pasto caldo agli studenti universitari fuori sede. Un gesto spontaneo cui seguì la donazione di 70.000 lire da parte dell’allora cardinale Albino Luciani, il futuro papa Giovanni Paolo I. In quasi 50 anni di vita, La Cascina prima e il Consorzio poi sono divenuti un’infrastruttura sociale fondamentale per il Paese, dando lavoro oggi a oltre 16.000 persone, tutte contrattualizzate. Un esempio virtuoso che dimostra come la cooperazione non sia affatto un fenomeno marginale nell’economia contemporanea».
La forma del cooperativismo, quindi, come riscatto del ruolo del lavoratore e come risposta concreta al dilagare dell’Intelligenza artificiale.
«Il progresso, rappresentato oggi dalla larga diffusione dell’IA nel mondo del lavoro, non deve spaventarci, ma darci semmai il coraggio di essere radicali nel garantire il primato della persona, che non è la misurazione della sua prestazione attraverso algoritmi. Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, potrà mai sostituire il valore di una carezza a un anziano fragile o a una persona senza fissa dimora, lo sguardo attento di chi serve un pasto caldo a un bambino o a un paziente ricoverato, o la manualità ed esperienza di un manutentore che risolve un problema imprevisto in una struttura. Il vero valore aggiunto non è la mera esecuzione di un protocollo informatizzato, ma l’umanità del lavoratore, fatta di empatia, intuizione e responsabilità etica. Investiamo sul lavoratore come persona, perché sappiamo che la bontà del servizio che eroghiamo dipende interamente dalla motivazione e dalla dignità di chi quel servizio lo compie sul campo».

Lavoro, fragilità e sostenibilità
Nei servizi erogati dal Consorzio l’attenzione è rivolta spesso alle persone con fragilità economiche e sociali. Cosa significa concretamente e come si concilia la sostenibilità d’impresa con la fragilità?
«Quando eroghiamo un servizio in una scuola, in un ospedale o assistiamo persone fragili, non stiamo eseguendo una semplice prestazione contrattuale. Portiamo competenza tecnica e umanità laddove c’è più bisogno. Dimostriamo che un’impresa può crescere senza mai smarrire l’attenzione per il bene comune. Per noi il lavoratore non è una risorsa da spremere, ma è l’opera stessa. A dimostrazione di quanto questo modello sia anche un motore di stabilità economica intervengono i dati dell’intero settore cooperativo italiano. La cooperazione in Italia non è un fenomeno marginale: le realtà attive nel nostro Paese sono circa 70.000, generano lavoro per oltre 1,3 milioni di persone e producono l’8% del Pil nazionale. Secondo i dati del nostro centro studi il 95,6% degli occupati nelle cooperative gode di un contratto di lavoro dipendente, un dato decisamente superiore alla media di altre tipologie d’impresa. Nella nostra visione la cooperazione genera lavoro stabile, dignitoso e non precario, valorizzando la soggettività e la responsabilità di ciascuno».
La persona e il futuro del lavoro
In questo quadro da lei tracciato si inserisce quindi il Consorzio con i suoi valori da tramandare alle future generazioni.
«Il nostro primo impegno è mantenere solida e sostenibile la realtà economica, un patrimonio d’impresa e di valori cooperativi da consegnare alle future generazioni. La vocazione a fare impresa e la propria storia, nel Consorzio, coincidono. La Cascina è una cooperativa che ha a cuore le persone e il lavoro: questo ci ha regalato la libertà di sbagliare, ovvero di riconoscere la centralità della persona non nella sua impeccabilità, ma nella capacità di includere l’errore come parte integrante del suo valore e del suo percorso. Facendo nostro l’insegnamento di don Giussani, siamo liberi dall’esito ma capaci di produrre un esito. E decenni fa, da giovani, a nostro modo l’abbiamo tradotto in uno slogan che ancora ci accompagna: Cuore da cooperativa, Testa da impresa. E con entrambi ci presentiamo a ogni incontro».