La conclusione a giugno scorso del Pnrr, il più grande programma di sostegno agli investimenti pubblici dal secondo dopoguerra, pone il problema del dopo, ovvero come dare continuità a tale piano per non disperdere la spinta degli anni scorsi e interrompere la linfa finanziaria necessaria alla crescita nazionale.
Le risorse del settore Energy & Utility e la capacità industriale delle aziende che ne fanno parte possono rappresentare una delle principali leve per lo sviluppo e la competitività del Paese. Uno studio, «Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese», realizzato da Teha Group in collaborazione con A2a, traccia uno scenario dei punti di forza delle aziende di questo comparto che possono attivare investimenti privati, quindi senza ricorrere al debito pubblico, per 315 miliardi di euro entro il 2035 e 825 miliardi entro il 2050, pari a circa 33 miliardi di euro all’anno, equivalenti al 9% della media degli investimenti nazionali dell’ultimo decennio.
Gli investimenti delle utility
L’analisi, presentata nel recente Forum di Cernobbio da Roberto Tasca, presidente di A2a, Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale di A2a e Lorenzo Tavazzi, senior partner e board member di Teha Group, individua alcuni ambiti strategici sui quali puntare: la generazione elettrica da fonti rinnovabili e nucleare, le soluzioni per la flessibilità del sistema elettrico, le infrastrutture elettriche e di gas, i data center, il teleriscaldamento, il ciclo idrico integrato, il trattamento dei rifiuti (trasformati in risorsa attraverso riciclo e recupero energetico) e il biometano.

«In uno scenario internazionale attraversato da nuove competizioni tecnologiche, industriali ed energetiche, la sfida non è tornare a crescere, ma scegliere come farlo. Il settore Energy & Utility è il punto in cui la just transition incontra la politica industriale: qui gli obiettivi europei possono diventare investimenti concreti capaci di generare crescita duratura», ha commentato Tasca. Investimenti mirati in settori strategici avrebbero un impatto anche sul portafoglio dei consumatori. «Con una maggior efficienza energetica e una completa elettrificazione dei consumi, le famiglie potrebbero risparmiare fino a 1.000 euro l’anno», ha spiegato Mazzoncini, sottolineando che «grazie alle rinnovabili le imprese potrebbero cumulare risparmi per circa 80 miliardi al 2050. L’autonomia energetica nazionale potrebbe salire dal 26% all’81%, riducendo l’esposizione del Paese alla volatilità dei mercati».
Risparmi per famiglie e imprese
Per le imprese, invece, i risparmi per il minor costo energetico, se reinvestiti, potrebbero generare fino a circa 260 miliardi di euro di valore aggiunto per l’economia nazionale. Gli impatti degli investimenti si farebbero sentire anche sull’ambiente: il rafforzamento dell’economia circolare consentirebbe di azzerare il conferimento in discarica dei rifiuti urbani e di ridurre i costi di smaltimento per oltre 500 milioni nel 2050; gli investimenti nel ciclo idrico andrebbero a colmare ritardi infrastrutturali storici, come mette in evidenza Lorenzo Tavazzi.
L’impatto sul Pil
Spicca soprattutto il vantaggio per il sistema Paese. «Questi investimenti potrebbero contribuire fino al 10% dell’incremento annuo del PIL nei prossimi 25 anni, senza impatti sul debito pubblico.» – ha messo in evidenza Mazzoncini – «La sfida, quindi, non è solo quanto investire, ma come trasformare questa capacità in sviluppo industriale, competitività e sicurezza per il Paese. A2a è pronta a fare la propria parte, con gli investimenti del Piano strategico e una presenza lungo le principali filiere della transizione».