Un miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. È la soglia dell’Exascale, una frontiera fino a pochi anni fa riservata ai più avanzati centri di ricerca internazionali e che oggi Eni ha superato grazie alla potenza combinata dei suoi due supercomputer, HPC6 e HPC7.
Un risultato che colloca l’azienda energetica italiana al vertice mondiale del supercalcolo industriale e che trasforma la capacità computazionale in un asset strategico per energia, Intelligenza artificiale e innovazione.
HPC7 e la frontiera dell’Exascale
L’ultimo arrivato è HPC7, entrato in funzione lo scorso giugno nel Green data center di Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia. Con oltre 571 PFlop/s di potenza effettiva («sustained») e 861 PFlop/s di potenza di picco, si è classificato al sesto posto assoluto nella classifica mondiale Top500, secondo in Europa e primo al mondo tra i supercomputer destinati a uso industriale. Insieme al predecessore HPC6, avviato nel novembre 2024 e oggi ottavo in classifica, porta la capacità di Eni a 1.048 PFlop/s effettivi e 1.467 PFlop/s di picco, oltrepassando così la soglia dell’Exascale.
Dietro questi numeri c’è una macchina costruita per affrontare problemi che richiedono quantità enormi di calcoli. HPC7 conta 3.480 nodi e 13.920 Gpu, collegati attraverso una rete ad altissima velocità. La sua architettura ibrida combina Cpu e Gpu, una soluzione sulla quale Eni aveva puntato già nel 2013, quando fu tra le prime aziende al mondo ad adottare questa configurazione per massimizzare prestazioni ed efficienza energetica.
Simulazioni che in passato avrebbero potuto richiedere mesi o anni possono così essere affrontate in tempi compatibili con le esigenze dell’industria, che richiede rapidità e precisione. A questo si aggiungono i tempi di esecuzione: grazie a un approccio «fast track» e alle competenze maturate con le macchine precedenti, HPC7 ha raggiunto il picco di prestazione in soli dieci giorni, contro processi di affinamento che normalmente richiedono mesi.
Dalla ricerca energetica all’intelligenza artificiale
È proprio nelle applicazioni che la potenza di calcolo acquista significato e contribuisce alla creazione di valore. Eni utilizza da anni i supercomputer per studiare il sottosuolo e migliorare l’accuratezza delle analisi geologiche e fluidodinamiche, ma il raggio d’azione di questi sistemi si è progressivamente ampliato alla transizione energetica: dalla ricerca di nuovi materiali per la cattura della CO2 alle applicazioni di chimica «bio», dalle simulazioni atmosferiche fondamentali per gli impianti di energia rinnovabile allo sviluppo di celle solari e batterie più efficienti. Fino a uno dei terreni scientificamente più complessi, lo sviluppo di algoritmi quantistici e la simulazione del comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. A tutto questo si aggiunge l’Intelligenza artificiale, con la possibilità di sviluppare modelli specificamente progettati per il settore energetico.
Il punto, però, non è soltanto la potenza della macchina o la rapidità con cui è stata realizzata. È anche la scelta di Eni di mantenere negli anni una parte strategica della propria capacità computazionale all’interno dell’azienda. In un mondo nel quale una quota crescente dei calcoli viene affidata al cloud, possedere anche infrastrutture «on premise» significa poter proteggere algoritmi, dati e competenze proprietarie, avere maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse, mantenere il controllo e sviluppare il know-how su tecnologie considerate sempre più decisive per la competitività. Si tratta di una questione industriale che incrocia direttamente quella della sovranità tecnologica e dei dati.
Supercalcolo ed efficienza energetica
Anche l’efficienza energetica entra nell’equazione. HPC7 raggiunge 65,426 GFlop/s per watt e si è classificato undicesimo al mondo nella Green500, primo tra le macchine della propria categoria. I supercomputer di Eni sono ospitati nel Green data center di Ferrera Erbognone, operativo dal 2013 e progettato per contenere consumi ed emissioni. Il sistema di raffreddamento diretto a liquido di HPC6 e HPC7 consente di smaltire il 96% del calore prodotto; il centro è inoltre alimentato da un impianto fotovoltaico da 1 MW.
Eni apre il supercalcolo all’ecosistema dell’innovazione
C’è poi un altro elemento che allarga il significato industriale dell’investimento. Da luglio Eni ha deciso di aprire parte delle proprie infrastrutture di supercalcolo all’ecosistema dell’innovazione, mettendo capacità computazionale e competenze specialistiche a disposizione di imprese, startup e centri di ricerca. Tra le prime realtà che hanno manifestato interesse figurano Domyn, Mercuria, Dompé, Almawave, Reply e Fondazione Bruno Kessler.
L’obiettivo è accelerare lo sviluppo di nuovi modelli di IA, simulazioni avanzate e progetti che richiedono capacità di calcolo particolarmente elevate. È un passaggio significativo: quello che nasce come vantaggio competitivo proprietario può diventare anche un’infrastruttura a servizio di un ecosistema industriale e scientifico più ampio. La potenza di calcolo non è quindi più soltanto una questione informatica, ma diventa strategica per le filiere dell’innovazione, al pari delle competenze e dei dati.