Uno non vale uno, ma Più Uno. È la formula del Centrino, una molecola di eugenolo (il riferimento a Scalfari e a Repubblica non è casuale), quella che dà profumo ai Garofani. Diffusore ne è Ernesto Maria Ruffini, «inventato» da Sergio Mattarella: ha firmato la prefazione de Uguali per Costituzione; storia di un’utopia incompiuta dal 1948 a oggi, che l’esattore ha scritto per Feltrinelli.
Ruffini lancia Più Uno e sfida il campo largo con Gabrielli
Ieri Ernesto Maria – nipote di cardinale, con il fratello Paolo a capo della comunicazione in Vaticano – lanciando a Roma il suo partito, ha sfidato il campo largo: vuole un terzo nome per le primarie. Lui il candidato ce l’ha: si chiama Franco Gabrielli, già capo dei «servizi» e della polizia, che si è detto pronto a correre.
Giusto per avere un’idea di cosa pensa il Quirinale – Francesco Saverio Garofani lanciò nel silenzio di Mattarella l’idea del «grosso scossone per interrompere il governo Meloni» – finiremmo con presidente del Consiglio l’ex capo dell’Agenzia delle Entrate, con accanto l’ex capo delle barbe finte e una sponda decisiva in Vaticano.
Ieri l’esattore ha esortato: «È doveroso che tutte le forze politiche del centrosinistra siano generose e si trovi un nome, indipendentemente dalle primarie. Ma un terzo nome non esiste se prima non ci si mette d’accordo su cosa si vuol fare».
«Spero ci sia un ultimo scatto di generosità e responsabilità, ma se ci saranno le primarie dovremo esserci. Siano a doppio turno e con il voto digitale». Parlando ai suoi, ha arringato: «La legge elettorale in qualche modo invita le coalizioni a indicare il candidato premier, anche se scavalca le prerogative del Quirinale».
Tabacci regista del Centrino, l’obiettivo è superare lo sbarramento
Tira fuori la questione delle firme da raccogliere, ma sa già che Bruno Tabacci, che gli ha fatto anche ieri da balia politica, affermando: «Non so se questo sia un cespuglio o una quercia, ma so che questa è una quercia di competenza e serietà», gli presta il simbolo.
Com’è costume a queste latitudini d’ipocrisia, l’esattore fa finta che ci sia un problema comune ai piccoli per presentare le liste: «Nel gruppo Misto stanno valutando se mettersi insieme per creare una nuova offerta politica. Ma mi auguro che la Consulta possa intervenire in tempo». L’offerta è inglobare da subito Riccardo Magi per vedere se Più Uno e +Europa cominciano a fare due.
Mattarella, il piano del pareggio e la sponda della Consulta
Questo spiega perché Mattarella ha firmato d’amblet la nuova legge elettorale, nonostante gli alti lai di Elly Schlein, segretario del Pd, ma non di tutto il Pd. L’arbitro, che sotto traccia tifa Ruffini, spera che intervenga il Var della Corte costituzionale. E poi c’è il possibile pareggio tra i due blocchi: Mattarella avrebbe allora tutto in mano.
Perciò si guarda anche a una parte del Pd, con Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, ma già ministro dell’Economia di Giuseppe Conte. Ha fatto sapere che non è interessato alle primarie («Non mi entusiasmano») e si è affrettato a lanciare la campagna per la rielezione a Roma. Al suo disimpegno però credono in pochi.
Il regista del Centrino (in caso di pareggio lo schema sarebbe: Ruffini comanda, la Schlein porta le truppe cammellate e il centrodestra è ghettizzato) è appunto Bruno Tabacci. Per segare un possibile altro Centro (Calenda, Marattin, forse Di Maio) ha negato il simbolo ad Alessandro Onorato, enfant gatée dei salotti romani, e lo cede a Ernesto Maria Ruffini: Tabacci in Parlamento c’ha preso casa da bambino e le firme non gli servono per correre.
Ieri gestiva il lancio di Più Uno: c’era tutto il fu Ulivo tra saluto a Romano (Prodi) e diktat di Tabacci: «Bisogna fare un’operazione politica fuori dal Pd, pensare più in grande. A me non interessano le primarie, voglio vincere le elezioni». Serve una lista con tutti dentro per superare lo sbarramento al 3%: Magi, Ruffini, i renziani che ci stanno e prestiti da Angelo Bonelli e Giuseppe Conte. Con Mattarella e Prodi che benedicono e Tabacci in regia.
Per Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, nemico della Schlein, è «un pulviscolo di opportunisti». Loro pensano all’Ulivo, che ora profuma di Garofani.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >