Caos in Francia, Cgil pronta a replicarlo qui
(Getty Images)

Da Bologna a Milano, da Torino a Roma e pure a Piacenza, la chiamata alle armi è cominciata. Ogni scusa è buona e vale qualsiasi mezzo: dai volantini che promuovono la guerriglia urbana, alle comunicazioni casa-famiglia dei registri elettronici, fino alle proiezioni pro Pal fissate proprio nei giorni di commemorazione per le vittime del 7 ottobre, tanto per buttare benzina sul fuoco.

L’importante è scopiazzare i cugini d’Oltralpe – ignorando tanto le economie viziate della Francia quanto la presenza di un governo di sinistra nell’altrettanto incendiaria Spagna – e portare la protesta nelle piazze italiane sperando che degeneri, che poi così la polizia interviene, la miccia si infiamma e il gioco è fatto.

Bologna, le proteste dei collettivi studenteschi

A Bologna i collettivi studenteschi sono già partiti, ieri sera, con un’ennesima adunata in piazza Verdi – territorio occupato dai sedicenti antagonisti e zona di spaccio a cielo aperto – dal titolo «Jeunesse en colere» appositamente convocata per inneggiare alla «rabbia»: grida, megafoni, fumogeni e tante bandiere pro Pal agitate al grido «Cosa vogliamo? Vogliamo tutto».

Anche per questa sera sono previste tensioni, soprattutto in concomitanza con l’evento pubblico «dibattito sulla resistenza palestiese» organizzato dai collettivi e dai pro Pal in un’aula dell’Università di Bologna.

«Mentre il governo Meloni, insieme alle false opposizioni, si prepara a stringere il pugno di ferro contro qualsiasi manifestazione di solidarietà con la Palestina attraverso il ddl antisemitismo, i veri violenti, manipoli di sionisti e riservisti israeliani, godono di impunità totale da questo governo», sbraitano da alcuni giorni i collettivi, pretendendo questa volta da Unibo e dal sindaco, Matteo Lepore, una «posizione inequivocabile» perchè «neutralità è complicità».

A Milano la protesta passa dal registro elettronico

E mentre a Bologna si corre sul filo rosso della politica a Milano a tentare di riempire le piazze (di studenti e genitori) ci pensa direttamente la scuola, utilizzando lo strumento più ufficiale possibile: il registro elettronico. Nella sezione delle comunicazioni casa famiglia del liceo scientifico e linguistico statale di Melzo, in provincia di Milano, nei giorni scorsi è comparso un avviso dal titolo: «Assemblea presidio Flc Cgil».

Chi lo ha aperto, pensando magari a una premura della scuola per un qualche evento – si è invece trovato davanti ad un pdf in carta intestata Cgil Milano che comunicava l’indizione di un «presidio antifascista con flash mob» organizzato davanti alla Prefettura di Milano per «il prossimo venerdì» (!).

La protesta solleva polemiche a scuola

A segnalare il caso, anche con un intervento in aula, chiedendo provvedimenti è stato l’onorevole Fn, Rossano Sasso, che, ricordando come «il registro elettronico possa essere utilizzato per questo tipo di comunicazione esclusivamente dal dirigente scolastico o suo delegato», ha parlato chiaramente di un «parastato gramsciano che utilizza uno strumento ufficiale per fare propaganda».

«Tutti i professori hanno idee politiche», ha aggiunto Sasso, «ma non possono utilizzare la scuola e i suoi strumenti istituzionali come un palco per la propaganda».

Torino, le occupazioni negli istituti superiori

Anche a Torino c’è chi soffia sul fuoco. Al liceo Lagrange di Torino a organizzare la protesta è nientemeno che l’organizzazione Seconda generazione un movimento di studenti e giovani di origine straniera. Al grido «Francia chiama Torino risponde» il movimento ha deciso di occupare l’istituto per opporsi al nuovo «dl razzismo» e per combattere contro quella che, secondo gli agitatori è una «scuola caserma, repressiva, selettiva in senso di classe, discriminante, militarizzata».

In tutto sono già tre gli istituti superiori occupati a Torino (Lagrange, Liceo Regina Margherita e Istituto Carlo Ignazio Giulio) grazie ad azioni sostenute dal collettivo politico Opposizione Studentesca d’Alternativa che, già qualche giorno fa, aveva chiamato gli studenti alla «mobilitazione permanente contro carovita, guerra, razzismo, repressione» al grido «bisogna fare come in Francia, accendiamo la miccia!»

Roma, occupato il liceo Cavour

A Roma, sempre ieri è stato occupato il liceo scientifico Cavour, dopo una assemblea straordinaria. Pretesto? Le note e le reprimende dei docenti arrivate a chi invece di entrare in classe aveva inscenato una protesta in orario scolastico contro varie ed eventuali.

E il 17 ottobre, sempre a Roma si replica: per quella data la Rete degli Studenti Medi Roma ha convocato la piazza per affermare che «studiare è un diritto, garantito a tutt3, non un privilegio di poch3».

La mobilitazione arriva anche a Piacenza

Ma lo scimmiottamento della protesta francese non si ferma alle grandi città. Anche a Piacenza per i prossimi giorni sono previste attività di gruppo: il Coordinamento piacentino degli studenti medi e universitari, per esempio, ha annunciato per venerdì 9 ottobre una giornata di sciopero dall’attività scolastica e una mobilitazione cittadina in compagnia di Controtendenza Piacenza e Collettivo femminista R-Esisto. «Prendiamo in mano il nostro futuro e scendiamo in piazza», gridano i giovani organizzatori, probabilmente sognando un protagonismo collettivo spendibile sui social.

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