Giovani del Pd protestano con tende in piazza Bologna a Roma contro l’emergenza abitativa
La protesta dei giovani del Pd con le tende in piazza Bologna, a Roma, per richiamare l’attenzione sull’emergenza abitativa (Ansa)

La sinistra non si capacita delle mancate proteste. Nonostante i titoli in prima pagina dedicati all’emergenza abitativa e pubblicati da numerose testate, Repubblica tra le prime, il popolo non si decide a occupare le piazze.

Sono caduti nel vuoto gli appelli di Ilaria Salis e pure quelli di Concita De Gregorio, le quali sollecitavano le masse a fare come in Spagna e a mettere le tende davanti ai palazzi del potere. Al momento si segnala solo la mobilitazione di Virginia Libero, segretaria dei giovani del Pd, la quale – per farsi notare – dopo aver invitato alla diserzione, ha impugnato il megafono nella speranza di radunare almeno una pattuglia di arrabbiati pronti a sposare la causa dell’allarme casa. E invece no, tocca recuperare qualche vecchio arnese, che a 34 anni ancora si finge studente in cerca di un tetto.

Gli sfratti sono in calo, lontano dall’emergenza spagnola

Le ragioni della difficoltà di inventarsi un popolo delle chiavi, che assedi Palazzo Chigi come a Madrid assediano Puerta del Sol, sono piuttosto semplici. Da noi non c’è alcuna emergenza sfratti. Per rendersene conto è sufficiente leggersi i dati diffusi due giorni fa da Confedilizia, da cui risulta che gli sgomberi di alloggi, per morosità o per altro, sono in calo. Nel 2025, rispetto all’anno precedente, ne sono stati eseguiti il 14% in meno e i provvedimenti emessi per liberare gli appartamenti sono calati del 7,6%, mentre le richieste di esecuzione sono diminuite di quasi il 24%. Insomma, a differenza del paradiso amministrato da Pedro Sánchez (il quale, per non perdere le elezioni, adesso si dimostra pronto a tutto, anche ad aumentare le pensioni) l’Italia non ha fondi speculativi che sfrattano le vecchiette e non fa portar via gli affittuari in ambulanza. Nonostante la sinistra ogni giorno non perda occasione per dipingere il nostro Paese come un inferno dove le classi medie sono confinate nel girone dei dannati, i casi di persone finite sotto i ponti perché i pescecani della finanza si sono appropriati della loro casa sono eccezioni. Negli ultimi dieci anni gli sfratti si sono praticamente dimezzati: 43% in meno i provvedimenti, 60% in meno le richieste di esecuzione e calo del 44% degli sgomberi effettuati.

L’80% delle famiglie italiane vive in una casa di proprietà

La differenza tra Italia e Spagna poi la fa il mercato immobiliare. Infatti, rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, penisola iberica inclusa, da noi l’80% delle famiglie vive in case di proprietà, quindi senza avere la spada di Damocle dello sfratto sul collo. Magari gli italiani faranno fatica a pagare la rata del mutuo dopo che madame Lagarde ha alzato i tassi, ma alla fine quasi tutti si rimboccano le maniche e preferiscono lavorare, invece che unirsi alla truppa delle varie Ilaria Salis per rivendicare il diritto a occupare le case.

Milano, gli studentati mancati e gli errori delle giunte rosse

Però la sinistra, oltre a riflettere sulle mancate adunate in salsa spagnola, dovrebbe ragionare anche sugli errori commessi nelle città che amministra, a partire da Milano. Il capoluogo lombardo è il più frequentato dagli studenti, i quali, attirati da università di eccellenza, non soltanto hanno preso casa in città, ma hanno anche contribuito a far decollare i prezzi al metro quadro. Per la logica della domanda e dell’offerta, se aumentano gli aspiranti affittuari e gli alloggi a disposizione rimangono gli stessi, alla fine i prezzi salgono e non poco.

C’era un modo per evitare tutto ciò? Ovviamente sì: serviva che le amministrazioni comunali investissero nella costruzione di studentati, un po’ come è accaduto nel resto del mondo. Se apri nuove università, infatti, devi pensare non solo alle aule e al programma di studio, ma anche alle abitazioni. Cosa che a Milano, nonostante 15 anni di giunte di sinistra, non è stato fatto.

Milano, i miliardi persi e gli studentati mai costruiti

Si è pensato a costruire centri commerciali e residenziali, ma non stanze per studenti, malgrado in pochi anni il numero di giovani che frequentano le università sia letteralmente esploso.

Si poteva prevedere questo fenomeno? Ovviamente sì, soprattutto considerando che nel capoluogo sono insediate la Bocconi, il Politecnico, la Statale, la Cattolica, la Bicocca, lo Iulm, il San Raffaele, l’Humanitas e alcuni centri di eccellenza come Brera, lo Ied e l’Istituto Marangoni. Però le giunte Pisapia e Sala non hanno previsto tutto ciò e non per mancanza di fondi, come ora dicono, ma per incapacità. Infatti, sarebbe bastato che applicassero la legge, invece di considerare ristrutturazioni di garage la costruzione di nuovi condomini.

Quanti soldi avrebbe potuto incassare il Comune se per l’edificazione di più palazzi fossero stati chiesti gli oneri di urbanizzazione? Gianni Barbacetto ha calcolato che nelle casse dell’amministrazione locale sarebbero entrati 2 miliardi. E quante case per universitari si sarebbero potute costruire con 2 miliardi? Il numero non lo so, però la prossima volta che sentirò parlare di emergenza casa e di proteste di giovani studenti costretti a vivere in una tenda, ai protestatari fornirò l’indirizzo di Beppe Sala.

Andate ad agitare le chiavi di una casa che non avete (o, se l’avete, la pagate cara) di fronte a Palazzo Marino, sede del sindaco e della giunta municipale. Se non avete un tetto, infatti, la colpa è loro. E dei fondi immobiliari che hanno agevolato.

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