Il governo non molla sul progetto Ponte sullo Stretto, ma non si fermano nemmeno le proteste. Nel tardo pomeriggio di ieri è partito da piazza Cairoli, a Messina, il corteo no Ponte.
Circa un migliaio di persone della rete no Ponte, provenienti anche della provincia di Reggio Calabria, si sono spostati verso piazza del Popolo. Tra loro erano presenti esponenti di partiti del centrosinistra e della rete ambientalista.
Le richieste della rete No Ponte e lo scioglimento della società
Gino Sturniolo dell’assemblea no Ponte ha spiegato quali sono le loro richieste: «La questione principale che chiediamo è la chiusura della società Stretto di Messina. La liquidazione era stata già indicata dal governo Monti nel 2013 e la Corte dei Conti era intervenuta per ben tre volte in tre anni per dire che deve essere chiusa perché non aveva più ragione d’essere. Da Monti a Meloni ben sette governi hanno avuto al proprio interno anche partiti che oggi sono contro il Ponte sullo Stretto. Poi alla fine non hanno fatto nulla».
La posizione del governo e i dettagli dell’opera
Ma Matteo Salvini non demorde. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, già venerdì intervenendo a Milano, al termine della visita al carcere di Bollate, ha ribadito il ruolo del governo sull’opera da 13,5 miliardi approvata dall’esecutivo Meloni: «Io da ministro posso solo mettere il mio tassello perché l’Italia abbia un’opera pubblica importante che crea lavoro, che toglie inquinamento, toglie code, toglie traffico e sarà studiata e invidiata e copiata in tutto il mondo, poi ognuno fa il suo. L’obiettivo e la speranza di tanti ingegneri, di tanti tecnici, di tanti operai è quello di vedere partire i cantieri prima della fine della legislatura».
Il progetto prevede un ponte a campata unica di 3,7 chilometri, il più lungo al mondo. I lavori preliminari erano attesi tra settembre e ottobre, con completamento fissato al 2032. In ballo oltre 440 espropri tra le due sponde.
Le critiche del Patto per il Nord e le tensioni ai trasporti
Ma il Patto per il Nord ha replicato alle parole del ministro sostenendo che si tratta di investimenti inesistenti: «Gli investimenti nelle infrastrutture al Nord vantati da Salvini sono semplicemente inesistenti. Dai prolungamenti delle metropolitane di Milano alla Variante della Tramezzina, dalla Tav Milano-Genova alla Tav Milano-Venezia fino alla superstrada Lecco-Bergamo, o sono risorse prelevate da altre opere pubbliche del Nord, che quindi rimangono paralizzate, o sono opere finanziate da altri Governi o sono cantieri fermi. La verità è che la “Salvini Premier” ha puntato tutto sul Ponte di Messina ed è proprio da qui che nasce il giustificato disappunto dei governatori e dei dirigenti del Nord».
Il segretario regionale Sinistra Italiana-Avs della Calabria, Fernando Pignataro, ha denunciato in una nota un tentativo di impedire la partecipazione al corteo a causa del «ritardo con il quale oltre 500 persone sono state fatte scendere dall’aliscafo che collega Reggio Calabria con Messina. Le persone che erano a bordo del mezzo hanno raggiunto il porto di Messina con un’ora di ritardo perché inizialmente non c’era l’autorizzazione ad entrare nel porto per partecipare al corteo o Ponte». Per Pignataro si tratta di «fatto grave, inaudito di limitazione della libertà e della possibilità di esprimere le proprie idee in modo democratico. Un tentativo di bloccare un corteo che si preannuncia partecipato e fortemente motivato. Avs della Calabria ritiene inaccettabile un simile atto di protervia, arroganza e di limitazione delle libertà costituzionali, che sono il preludio di un attacco alla democrazia e alla libertà».
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