Quello che è successo in occasione della commemorazione strage di Marcinelle è la prova provata che il sindacato guidato da Maurizio Landini ormai esiste solo per fare politica. Dopo le accuse arrivate da tutto il governo comprese quelle di Giorgia Meloni, Landini si è difeso parlando di «balle».
A voltare le spalle durante la commemorazione di 262 lavoratori morti in miniera non sono stati gli iscritti alla Cgil, ma i cugini belgi, i rappresentanti della Fgtb (Fédération générale du travail de Belgique). Poche ore dopo l’ondata di indignazione scatenata dal gesto sono stati loro stessi ad ammettere di aver voltato le spalle mentre il presidente del Senato, Ignazio La Russa, presente nella cittadina belga insieme al ministro del Lavoro, Marina Calderone, e al sottosegretario agli Esteri, Massimo Dell’Utri, prendeva la parola durante le celebrazioni per i 70 anni della tragedia di Marcinelle. Lo stesso gesto è stato ripetuto quando, sul palco, è salita la vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna. Il culmine di una protesta che era iniziata già fuori dal perimetro della miniera del Bois du Cazier, dove è stato allestito l’evento di commemorazione per i morti di Marcinelle.
La contestazione politica dei belgi si traduce in un gesto di profondo disprezzo verso le istituzioni e, soprattutto, verso la memoria delle vittime e la dignità del lavoro. Una contestazione che motivano così: «L’Italia è rappresentata anche da La Russa, presidente del Senato e seconda carica più alta del Paese. Cofondatore di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, ha più volte espresso indulgenza nei confronti dell’eredità del fascismo di Mussolini. La sua presenza suscita indignazione, soprattutto qui a Charleroi, città antifascista e operaia».
«La Cgil», spiega Landini «non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica». Non si gira ma non condanna quanto fatto dagli amici e colleghi del sindacato belga. Tanto amici che il giorno prima Landini e i suoi, invece di accettare l’invito arrivato da Fratelli d’Italia per partecipare a un evento celebrativo insieme a tutte le altre sigle, decide di organizzare un controevento proprio con quelli di Fgtb. I sindacati sono storicamente legati dai tempi in cui ancora resisteva la Federazione sindacale mondiale, un’organizzazione a forte stampo comunista rientrante nell’orbita d’influenza dell’Urss.
Quella organizzazione è andata via via sparendo in favore dell’ormai dominante Cisl internazionale conosciuta anche come la Confederazione Internazionale dei sindacati liberi o Icftu (International confederation of free trade unions). L’animo sovietico resiste, però, evidentemente anche alla fine dell’Urss, perché le realtà che ne hanno fatto parte continuano il loro sodalizio. Tanto che entrambe, insieme ad altre sigle, si allearono per la candidatura di Susanna Camusso alla presidenza dell’ Icftu nel dicembre 2018. Camusso (allora segretaria generale della Cgil) si contrappose all’uscente Sharan Burrow che poi, per pochi voti, venne riconfermata. Ad ogni modo, tornando all’oggi, Cgil e Fgtb proseguono a portare avanti le proprie battaglie. Sempre più politiche. Sì perché già l’organizzazione del controevento del venerdì ha consistito in un atto politico di presa di distanza. Soprattutto considerato che la stragrande maggioranza del mondo sindacale aveva aderito alla conferenza organizzata da Fratelli d’Italia.
La protesta dell’indomani alla presenza di La Russa era la ciliegina sulla torta.
La Cgil non condanna gli alleati belgi
Non è chiaro se la Cgil, avendo co-organizzato l’evento di venerdì 7, fosse al corrente di questa iniziativa, certo è che, a parte dire che non si sono e non si sarebbero girati, non hanno preso chiaramente le distanze dai loro colleghi e amici. Anche perché risulta difficile farlo, considerato che sui fazzoletti che indossavano a favore di telecamera i sindacalisti che hanno voltato le spalle c’erano riportati proprio i loghi e i nomi di Fgtb e Cgil.
In scia a Landini, anche altri a sinistra non hanno condannato il grave gesto. La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, come accade ormai decisamente spesso, non ha espresso alcuna parola. E, anzi, i dem Michele Fina e Toni Ricciardi, presenti alla cerimonia, hanno puntato il dito contro «la grave bugia di Meloni che ha strumentalizzato Marcinelle». Come Schlein, anche il suo competitor, Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle e aspirante premier di una coalizione di sinistra, è rimasto muto. Al contrario, a sinistra usano l’episodio per attaccare nuovamente il governo. Come Nicola Fratoianni, leader di Avs: «Pur di dare addosso alle opposizioni o alla Cgil, dalle parti di Palazzo Chigi e di Fratelli d’Italia utilizzano ogni episodio o ogni pretesto per fare un po’ di propaganda».
Il silenzio più straziante, però, è quello del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Lo è perché i sindacalisti voltano le spalle a La Russa proprio mentre era impegnato a leggere il messaggio del presidente della Repubblica. Un gesto che, quindi, significa offendere l’intera nazione italiana, per di più in un momento solenne di ricordo del sacrificio di tanti lavoratori italiani.

Meloni furiosa: «Atto vergognoso»
È partita da Carlo Fidanza la denuncia che ha trasformato il settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle in un caso politico. Durante la cerimonia al Bois du Cazier, mentre il presidente del Senato, Ignazio La Russa, leggeva il messaggio di Sergio Mattarella, alcune persone con fazzoletti rossi al collo si sono voltate platealmente di spalle.
«La Cgil deve vergognarsi!», ha attaccato il capodelegazione di Fratelli d’Italia all’Europarlamento. «Lo stesso hanno fatto durante l’intervento della vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna. Un gesto patetico e vergognoso, che dimostra una totale mancanza di senso delle istituzioni, un odio cieco che oggi travolge persino il presidente della Repubblica».
Poco dopo è intervenuta Giorgia Meloni. «Voltare le spalle durante la commemorazione di Marcinelle è un gesto grave e vergognoso», ha scritto il premier, denunciando «una contestazione politica trasformata in un gesto di disprezzo verso le istituzioni dello Stato». E aggiungendo: «Marcinelle non è il luogo per le divisioni politiche. È il luogo della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro».
La replica di Maurizio Landini, presente con una folta delegazione della Cgil, è arrivata a stretto giro. «Se un certo signor Fidanza, per far sapere che esiste, deve parlare male della Cgil, credo che – qui a Marcinelle oggi c’è il Sole – abbia preso un colpo di Sole», ha detto il segretario del sindacato rosso. Poi la smentita categorica: «La delegazione della Cgil era seduta davanti e non si è proprio girata». E ancora: «La Cgil non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica». Secondo Landini, insomma, Fidanza avrebbe raccontato «bugie pure».
Il problema è che le immagini raccontano una storia assai meno rassicurante. Come constatato anche dall’Ansa sul posto, chi si è voltato portava al collo un fazzoletto con la scritta «Fgtb-Cgil», realizzato per un’iniziativa organizzata il giorno precedente a Charleroi dai due sindacati. E la stessa Cgil aveva annunciato per il 7 agosto una manifestazione promossa congiuntamente con la Fgtb. Non si tratta, del resto, di due organizzazioni occasionalmente finite nello stesso corteo: la Centrale générale-Fgtb definisce ufficialmente la Cgil «sindacato italiano partner della nostra federazione».
A rivendicare il gesto, del resto, sono stati gli stessi belgi, con la solita retorica stantia da anni di piombo: «Tutti i compagni dell’Fgtb si sono girati», ha spiegato Vincent Pestieau, segretario regionale della Fgtb di Charleroi, «perché noi siamo contro la presenza di partiti fascisti e per noi Fdi è un partito di estrema destra». E ha aggiunto: «La nostra protesta non ha riguardato Mattarella, ma è dovuta al fatto che Ignazio La Russa ha parlato a nome del governo».
Landini può dunque aggrapparsi alla rivendicazione belga per sostenere che i suoi iscritti non fossero tra coloro che materialmente hanno voltato le spalle, ma questo non cancella il dato politico: la contestazione è maturata dentro una mobilitazione comune, con simboli congiunti e con la delegazione Cgil presente insieme agli alleati della Fgtb.
Le immagini smentiscono la versione di Landini
A rafforzare questa ricostruzione c’è la testimonianza di Andrea Tremaglia, deputato di Fdi presente alla cerimonia: «Oltre a vedere, ho sentito con le mie orecchie i commenti ai limiti dell’ingiurioso di alcune esponenti della Cgil».
Stabilire dalle fotografie quale tessera sindacale avesse in tasca ciascuna delle persone voltate di spalle, insomma, rischia di diventare un esercizio ozioso. Che, peraltro, non cambia di una virgola la gravità del gesto provocatorio.
Il clima politico, del resto, era già acceso e di molto. Il sindaco socialista di Charleroi, Thomas Dermine, aveva pronunciato un intervento fortemente polemico contro la linea del governo italiano sull’immigrazione, insistendo sull’«identità antifascista» della città. E, secondo quanto riferito dal Giornale, Landini ne sarebbe rimasto tanto colpito da chiedere ai suoi collaboratori di invitarlo prossimamente in Italia a una manifestazione sindacale.
In seguito, è tornato sulla vicenda anche La Russa: «Mentre a Marcinelle leggevo, su sua delega, il messaggio del presidente della Repubblica, un gruppo di persone, italiane e straniere, con i fazzoletti rossi al collo mi voltava ostentatamente le spalle.
Lo stesso è avvenuto mentre parlava la vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna». Il presidente del Senato ha spiegato di averli ignorati per «non sporcare la sacralità del luogo e della ricorrenza», ricordando poi il 1994, quando il socialista belga Elio Di Rupo rifiutò di stringere la mano all’allora vicepresidente del Consiglio, Giuseppe Tatarella.
«Avere immeritatamente un trattamento simile a quello riservato a Pinuccio Tatarella mi ha inorgoglito», ha concluso La Russa. Poi l’affondo finale contro «gli squallidi epigoni di Marcinelle, visti di spalle, quasi fossero in fuga dalla realtà». Insomma, se Cgil e compagni belgi volevano contestare il governo, hanno scelto proprio il giorno peggiore per farlo.
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