La nuova bandiera della giunta Salis si chiama identità «alias». A Genova, da oggi, il nome riportato sulla carta d’identità potrebbe non essere più quello con cui il Comune si rivolgerà a una persona. La giunta guidata dalla Salis ha approvato l’atto di indirizzo che introduce l’identità «alias», consentendo alle persone trans di utilizzare un nome diverso da quello anagrafico nei rapporti con l’amministrazione durante il percorso di affermazione di genere.
Il provvedimento, approvato all’unanimità, riguarda il personale comunale ma è destinato ad allargarsi anche ai cittadini che usufruiscono dei servizi di Palazzo Tursi. L’«alias» potrà comparire su badge, cartellini identificativi, indirizzi e-mail, ma anche su tessere di biblioteche, musei, impianti sportivi e, in prospettiva, sugli altri servizi comunali. A firmare la delibera è l’assessore alle Pari opportunità, Rita Bruzzone, che definisce la misura «un dovere» e «un segnale di riconoscimento, civiltà e rispetto» nei confronti delle persone transgender. L’obiettivo dichiarato è evitare situazioni di disagio durante il periodo che precede la rettifica anagrafica. L’iter era iniziato già nei mesi scorsi, quando l’assessore aveva annunciato il progetto in occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, parlando anche di percorsi di formazione destinati al personale comunale e alla polizia locale. Quel progetto è diventato realtà.
Per ottenere l’identità «alias» non sarà necessario attendere il cambio anagrafico: basterà presentare una richiesta all’amministrazione. Una scelta che, inevitabilmente, divide. Fratelli d’Italia parla di un provvedimento «ideologico», accusando la giunta di privilegiare temi identitari rispetto ai reali problemi quotidiani della città che vengono trascurati. Per Palazzo Tursi, invece, si tratta di un passo necessario per rendere il Comune più inclusivo e rispettoso delle persone. Resta, però, una questione destinata a far discutere. Il Comune precisa che il nome anagrafico continuerà a essere l’unico valido negli atti ufficiali, nei rapporti con l’anagrafe, con il fisco e con l’autorità giudiziaria. L’identità «alias», a quanto pare, per ora avrà valore solo nell’organizzazione interna e nell’accesso ai servizi comunali. Una distinzione che, secondo i critici, rischia di aprire la strada a un progressivo superamento del principio di unicità dell’identità anagrafica. Intanto, mentre la giunta porta avanti questa battaglia simbolica, Palazzo Tursi deve fare i conti con problemi molto più concreti. Nei mesi scorsi, le organizzazioni sindacali avevano proclamato lo stato di agitazione del personale comunale denunciando «numerose e inascoltate criticità» che interessano praticamente tutti gli uffici dell’ente.
Al centro della protesta c’erano il previsto taglio di oltre 570 dipendenti entro il 2028, la carenza di organico, gli straordinari ormai fuori controllo – solo la polizia locale ha accumulato circa 82.000 ore – e il mancato rispetto degli accordi su smart working, banca ore e buoni pasto. Cinzia Maniglia, segretaria regionale della Cisl Fp Liguria, aveva sottolineato che la mobilitazione rappresentava «un atto politico di straordinaria gravità». Sul fronte politico, inoltre, nelle ultime settimane non è mancato il malumore nemmeno dentro la maggioranza. Nel Pd era cresciuta l’irritazione per il ruolo sempre più centrale del capo di gabinetto della Salis, Paolo Francesco Speciale, ritenuto da molti il vero punto di riferimento della macchina amministrativa e della comunicazione della sindaca.
Così, mentre Palazzo Tursi cambia il nome sui badge e rivendica una nuova stagione di diritti, chi manda avanti ogni giorno gli uffici comunali denuncia un’amministrazione sempre più distante dai problemi del personale. Ed è forse questa, più dell’identità alias, la sfida politica che la sindaca sarà chiamata ad affrontare nei prossimi mesi.
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