West Nile: tornano i bollettini virali
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Quattro morti da marzo, 20 lo scorso anno. Il diabete ne fa 80.000, ma per il patogeno scoperto in Uganda c’è già l’allarme (non il vaccino). Basterebbero le disinfestazioni.

Tre pazienti (di 77, 80 e 82 anni) deceduti tra Lazio e Campania, un quarto (75 anni) morto lo scorso marzo in Piemonte dopo essere stato punto da una zanzara infetta, sopravvissuta all’inverno. Il bollettino delle vittime di West Nile è decisamente scarno e riferito ad anziani con altre patologie ma, in assenza di virus degni di nota dei quali fare la conta sotto l’ombrellone, sale la febbre per la West Nile fever (Wnf).

Il clima di allarmismo sembra orchestrato secondo modalità già sperimentate in epoca Covid. Contro questa malattia non c’è vaccino per gli umani, diciamo per fortuna altrimenti con qualche circolare sarebbe già partita una campagna per raccomandare inoculi a fragili, immunodepressi, anziani, donne incinte.

In ogni caso, i toni sono eccessivamente preoccupati. L’anno scorso morirono 20 persone per West Nile, su un totale di 651.000 decessi e con una popolazione di quasi 59 milioni di abitanti. Secondo le «Previsioni di mortalità per tumore in Italia per l’anno 2024», presentate lo scorso anno da ricercatori del dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università di Milano e del dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, erano stimati 98.700 i decessi per cancro negli uomini, 82.000 tra le donne. Ci sono circa 80.000 morti l’anno in Italia per diabete, evidenziava il World diabetes day 2024, eppure si continuano a pubblicizzare merendine, bibite, cibi ultra processati. E ci stiamo disperando per quattro casi dove un virus ha colpito e affondato?

Per carità, rimane dura da accettare che alle nostre latitudini una zanzara possa risultare letale però il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), ricordando che anche gli esseri umani e i mammiferi possono contrarre l’infezione da West Nile, precisa: «Sebbene circa l’80% delle infezioni umane sia asintomatico». Nel restante 20% il virus, isolato per la prima volta nel 1937 nel distretto West Nile dell’Uganda, può causare la «febbre» caratterizzata da mal di testa, malessere, dolore agli occhi e altri sintomi tra i quali, appunto, un’elevata temperatura corporea. La malattia dura generalmente 2-5 giorni, «con completa guarigione e immunità duratura», segnalava a dicembre uno studio pubblicato dall’Universidad europea de Madrid.

«In meno dell’1% dei casi può causare la malattia neuroinvasiva del Nilo occidentale (Wnnd), che colpisce il sistema nervoso», dichiara sempre l’Ecdc. Tra i fattori di rischio ci sono l’età avanzata, l’ipertensione, il diabete e altre patologie che rendono complicate le condizioni delle persone infettate dal virus. Così pure l’essere pazienti sottoposti in precedenza a trapianto. Ma da qui a parlare di situazione allarmante per la popolazione, ne passa assai.

Il virus si trasmette principalmente attraverso le zanzare che infettano gli uccelli selvatici, serbatoi per eccellenza, mentre l’uomo e i cavalli sono ospiti accidentali. Se si usano protezioni, come l’applicazione di insetticidi e si fa l’opportuna bonifica delle zanzare a inizio della stagione estiva, riducendo al minimo le acque stagnanti, drenando i canali e effettuando le note misure preventive, i rischi si abbattono.

Ma i pesticidi «nuocciono all’ambiente» e la sterilizzazione delle popolazioni di zanzare mediante irradiazione viene considerata «non etica», quindi si lascia fare alla buona volontà del singolo primi cittadino come ha fatto il sindaco di Maddaloni, Andrea De Filippo, che ha ordinato una disinfestazione urgente contro le zanzare. «Di fronte all’inerzia della autorità sanitarie competenti, ho disposto interventi massicci e ripetuti di disinfezione adulticida e larvicida sul territorio», ha dichiarato.

Se la zanzara che ti punge reca il virus, il trattamento è principalmente di supporto, con agenti antinfiammatori non steroidei. In tanti scalpitano per avere un vaccino pure contro West Nile. «Un approccio One Health agli interventi comprende diagnosi, vaccini, medicinali e altre forme di promozione della salute e prevenzione e gestione delle malattie in tutto il sistema socioecologico», ha dichiarato il 16 luglio la Commissione One Health di Lancet, lamentando che l’approccio «non è stato menzionato nell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030». Ma le vaccinazioni sì, in tutte le fasi della vita.

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