Trovata orwelliana al liceo artistico. Se «neghi l’emergenza» ti puniscono
Bizzarro regolamento al Bramante, nella Capitale: vietato criticare il clima allarmista o deridere chi ha «comportamenti virtuosi». Così la scuola sanziona non solo la goliardia, ma pure la libertà d’espressione.

L’istituto di istruzione superiore statale Donato Bramante è una bella scuola di Roma, nella zona del III Municipio. Accoglie circa 700 studenti dei quartieri Tufello e Talenti. Nasce dall’unione di due scuole: l’Istituto professionale per i servizi commerciali e turistici Federico Cesi e l’Istituto professionale statale industria e artigianato Sisto V. «Dal 2012», spiega sul sito Web dell’Istituto la preside, Daniela Crestini, «la nostra scuola ha chiuso gli indirizzi professionali della grafica e del turismo, per iniziare una nuova avventura, quella del liceo artistico. Da quest’anno, in aggiunta agli indirizzi già attivi, abbiamo ottenuto quello di architettura e ambiente e l’Istituto tecnico a indirizzo meccanica, necatronica, energia. Strutturiamo i nostri programmi didattici ed i progetti», aggiunge la preside, «con la volontà di soddisfare le esigenze specifiche di ognuno dei nostri studenti».

Bene, anzi benissimo: continuando a consultare il sito, tuttavia, si incappa in una curiosità. Come ogni scuola italiana, l’Istituto Donato Bramante si è dotato di un regolamento anti Covid, per poter affrontare l’anno scolastico in sicurezza. C’è anche un regolamento disciplinare anti Covid, dove sono elencati le violazioni e gli organismi competenti a giudicare e punire comportamenti scorretti: consiglio di classe e preside. Le violazioni sono cinque: uso improprio/non corretto della mascherina (e ci siamo); rifiuto di indossare la mascherina di protezione secondo le norme in vigore al momento della violazione (e va bene); mancato rispetto delle regole di mobilità legate alla sicurezza anti Covid (giusto); comportamenti che mettano a grave rischio la sicurezza di tutta la comunità scolastica, ovvero di alcune sue componenti (e ci mancherebbe altro). L’ultima violazione al regolamento, però, è singolare: «Dichiarazioni pubbliche e reiterate di negazione dell’emergenza medico-sanitaria Covid-19 o che volutamente ed esplicitamente biasimino e/o mettano in ridicolo i comportamenti virtuosi di altri soggetti».

Visto che la lingua italiana è chiara, ciò che leggiamo può significare solo una cosa: se un alunno o un docente del Bramante esprime pubblicamente, e magari pure reiteratamente, che l’emergenza coronavirus viene ingigantita, o è usata ad arte dal governo per blindarsi, va incontro a sanzioni disciplinari. Immaginiamo uno studente che pubblica sui social un articolo «negazionista», magari accompagnato da un commento del tipo: «Però questo esperto dice cose interessanti!» e ci aggiunge l’emoticon del pollicione: che cosa gli può succedere? A norma di regolamento, può andare incontro a sanzioni disciplinari. Se poi lo pubblica due volte, reiterando la violazione, non vogliamo neanche immaginare cosa potrebbe accadere allo scettico fanciullo. E se uno studente o un docente viene «pizzicato» a dire ad alta voce, nel cortile della scuola, una frase del tipo: «Questa emergenza è una invenzione dei poteri forti che vogliono tenerci tutti a bada con la museruola!», che gli capita? Può essere deriso dagli interlocutori, contestato, magari preso in giro, e fin qui ci siamo: ciascuno è (anzi, dovrebbe essere) libero di esprimere le proprie opinioni. Il problema è che, a termini di regolamento, può anche andare incontro a sanzioni disciplinari. Così come potrebbe incorrere in sanzioni chi si azzardasse a sostenere che «il Covid è una semplice influenza», oppure che «il virus è uscito da un laboratorio di Wuhan». Già: attribuire qualche colpa anche alla Cina sarà considerato «negazionismo»?. Per non parlare di chi viene sorpreso a «mettere in ridicolo i comportamenti virtuosi di altri soggetti»: rischia, come abbiamo visto, un severo provvedimento.

Siamo stati tutti studenti, e sappiamo bene che la goliardia è connaturata all’adolescenza, soprattutto a scuola. In ogni istituto d’Italia, potete starne certi, può capitare che un alunno prenda in giro un compagno di classe che magari indossa una mascherina troppo grande, o troppo buffa. Se succede al Bramante, può scattare la sanzione. Con il massimo rispetto per chi ha elaborato questo regolamento disciplinare, ci sembra che si stia veramente esagerando.

Abbiamo telefonato alla scuola, ieri pomeriggio, e dopo un certo numero di squilli a vuoto, un docente ci ha risposto. Gli abbiamo chiesto del regolamento, e ci è stato risposto che occorre parlare con la preside, che di pomeriggio non c’è. Gli abbiamo chiesto se fosse possibile metterci in contatto con lei e, con estremo garbo, ci è stato risposto che non era possibile, dato l’orario. L’unica informazione che ci è stata data, è che il regolamento è stato pubblicato dopo l’ultimo collegio dei docenti, di lunedì scorso. In sostanza, al Bramante di Roma non sono bisogna stare attenti a non beccarsi il coronavirus, ma occorre fare estrema attenzione anche a quello che si dice o si scrive pubblicamente.

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