«Serve una riforma della sanità. Troppi codici bianchi al pronto soccorso»
Il direttore generale Agenas Domenico Mantoan, Attilio Fontana e Eugenio Giani (
Al Meeting di Rimini si parla di salute, l’incontro tra il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente Regione Toscana Eugenio Giani, il professore di politica sanitaria dell’università Milano Bicocca Michele Castelli, il direttore generale Agenas Domenico Mantoan e il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute Massimo Angelelli.

Le difficoltà che sta attraversando il sistema sanitario nazionale derivano da un problema di scarsità di risorse oppure c’è altro? A trovare il bandolo della matassa con i dati alla mano sono stati il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente Regione Toscana Eugenio Giani, il professore di politica sanitaria dell’università Milano Bicocca Michele Castelli, il direttore generale Agenas Domenico Mantoan e il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute Massimo Angelelli durante una conferenza sulla sanità tenutasi ieri al Meeting. Il verdetto della maggioranza degli ospiti del panel non lascia spazio a dubbi: più che la scarsità di risorse, bisognerebbe affrontare il tema di riformare il sistema sanitario e educare la popolazione sul concetto di sanità. Partendo dai numeri, dal 2019 al 2023 si è assistito a un incremento delle prescrizioni ambulatoriali del 44 per cento. Questo non è frutto di un aumento di patologie quanto piuttosto, come sottolineato dal moderatore Marco Trivelli, di una «banalizzazione della cura». Secondo il professore Castelli prima di parlare di finanziamenti, bisognerebbe interrogarsi sui bisogni. Necessario è riorganizzare la sanità territoriale e lo sviluppo della residenzialità leggera quale alternativa al ricovero in ospedale.

Dello stesso avviso Fontana, secondo cui le risorse non sono determinanti ed è quanto mai più che necessaria una riforma della sanità. Tra i punti più critici la tendenza dei cittadini di vedere l’ospedale e il pronto soccorso come gli unici punti di riferimento e questa credenza andrebbe sradicata; infatti: «in regione Lombardia il 70 per cento degli accessi in pronto soccorso sono codici bianchi o codici verdi» ha detto Fontana. Altro elemento critico è che molto spesso le prescrizioni e le visite non sono appropriate «perché noi abbiamo accertato che il 30 per cento degli esami e delle prescrizioni sono assolutamente superflue». Riguardo al lavoro dei medici, per il presidente è cruciale «il concetto di responsabilità professionale dei medici» e il rispetto verso la professione: in primo luogo i medici dovrebbero svolgere la loro professione in maniera tranquilla senza avere timore di essere querelati. In secondo luogo, lo stipendio di medici e infermieri andrebbe adeguato altrimenti il rischio è che vadano a lavorare in altri Paesi. Infine, anche per Fontana serve maggiore organizzazione sulla sanità territoriale: occorre riempire le case di comunità, potenziare l’Assistenza domiciliare integrata e affidare le cure intermedie agli ospedali di comunità. Il non considerare, in passato, il picco dei pensionamenti dei medici ha avuto un effetto domino che permane tutt’ora, dunque ha concluso Fontana: «Se io anche ho soldi, ma quando faccio i concorsi degli ospedali, nessuno partecipa o non sono in numero sufficiente rispetto alle mie esigenze, vedete i soldi sono importanti ma non sono assolutamente l’unica problematica di questa situazione».

Dello stesso parere Mantoan e Angelelli: Il primo ha aggiunto che qualora si aggiungessero soldi «non servirebbero a niente se non modifichiamo il sistema». Necessarie sono riforme centrate sui professionisti e sulla sanità, cercare di tenersi i laureati in Italia e fornire maggiori competenze agli infermieri. Il secondo ha messo in luce anche le conseguenze del covid che ha provocato un’ipocondria diffusa e questo è confermato anche dall’aumento delle prescrizioni. «Siamo meno spavaldi verso la nostra salute, siamo più impauriti e questo genera ansie che chiedono di essere rassicurate» ha concluso. L’unica voce fuori dal coro è stata quella di Giani, secondo cui la situazione odierna è un problema di risorse, facendo riferimento alle differenze di Pil destinato alla sanità tra l’Italia e altri Paesi Ue.

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