Secondi al mondo anche per contagi: 7.375
  • Nelle ultime 24 ore registrati 133 morti e soltanto 33 guariti. Proteste e rivolte nelle carceri di Modena, Frosinone e Salerno. Infettato anche il capo di stato maggiore dell’esercito così come il presidente della Regione Piemonte e il prefetto di Lodi.
  • La Germania ha sempre più paura. Vietate le piccole manifestazioni. Una moldava malata lascia l’ospedale italiano e vola in patria: primo caso nazionale.

Lo speciale comprende due articoli.

Abbiamo superato la Corea del Sud e siamo secondi al mondo per numero di contagiati, dopo la Cina. All’indomani della chiusura di Lombardia e di 14 province, l’emergenza coronavirus si è confermata una drammatica priorità per il nostro Paese. I colpiti dal Covid-19 ieri erano 1.314 in più rispetto a sabato, portando il totale a 6.387 casi. I pazienti in isolamento domiciliare sono 2.180, 3.557 quelli ricoverati in ospedale, 650 risultano in terapia intensiva. Dall’inizio della diffusione, 7.375 persone hanno dunque contratto il coronavirus nel nostro Paese. In Corea del Sud sono 7.314, siamo secondi dopo la Cina che ne conta 80.699. Impennata ieri anche dei decessi, le vittime sono 366 (+133), i guariti 622 (+ 33).

Il tasso di mortalità è salito al 4,96%, mentre quello delle persone ricoverate in terapia intensiva è sceso all’8,87 malgrado la disponibilità di accoglienza sia sempre insufficiente. «Stiamo ricavando 497 posti, è una corsa contro il tempo», ha spiegato l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Giulio Gallera. La Lombardia registra sempre percentuali altissime di positività con 769 nuovi casi in ventiquattr’ore (ora sono 4.189), e di persone che non ce l’hanno fatta, ben 113 in un giorno arrivando al triste primato di 267 decessi nella sola Regione. Commentando l’alto numero di vittime, il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, ha spiegato che si trattava per il 60% di ultraottantenni e di pazienti già sofferenti per diverse patologie. Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha garantito che dal 12 marzo arriveranno 22 milioni di mascherine e che un altro fornitore potrà assicurare fino a 1 milione di pezzi al giorno.

Borrelli non ha voluto commentare il decreto per contenere l’epidemia firmato sabato notte dal premier Giuseppe Conte: «Lo stiamo applicando», sono state le sue uniche parole. Per il professor Brusaferro, invece, sono misure che servono per «rallentare la trasmissione del virus», riducendo la pericolosità dei focolai. Si è allungata anche la lista dei contagiati «eccellenti». Dopo Nicola Zingaretti, segretario del Pd nonché presidente della Regione Lazio, risultato positivo sabato, ieri il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio (che aveva partecipato con Zingaretti a una riunione mercoledì scorso a Palazzo Chigi), e il generale Salvatore Farina, capo di stato maggiore dell’esercito hanno comunicato di essersi sottoposti al test che è risultato positivo. «Continuerò a svolgere le mie funzioni e verrò sostituito, per le attività alle quali non posso prendere parte, dal generale Bonato», ha fatto sapere Farina. Positivo al tampone anche il prefetto di Lodi, Marcello Cardona.

Da domenica fino al 3 aprile, il decreto ha dunque chiuso gli spostamenti in Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia, Modena, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria, Verbano-Cusio-Ossola, Novara, Vercelli e Asti. In realtà si è parlato di «ridotta mobilità», non di chiusura, limitando le entrate e le uscite a dai territori elencati a meno che non siano motivate «da indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza». Ma è un blocco a tutti gli effetti per circa un quarto della popolazione italiana, le forze di polizia sono «legittimate a chiedere conto» ai cittadini del perché si vogliono muovere in auto, treno o aereo. I nuovi provvedimenti hanno annullato il cordone sanitario nelle zone rosse di Vo’ Euganeo e del Lodigiano, che adesso risultano comprese in un’unica «zona di sicurezza». Ieri sono stati tolti i posti di blocco ed è ripresa la circolazione stradale.

In tutto il territorio nazionale, oltre alle attività didattiche in scuole e università sono sospese cerimonie funebri, manifestazioni, feste, eventi e competizioni sportive, chiusi gli impianti sciistici, le palestre. Stop a teatri, musei, cinema, discoteche, sale da gioco, bar e ristoranti aperti solo se possono garantire una distanza di sicurezza di almeno un metro da un cliente all’altro. Stesso obbligo da rispettare nei supermercati e nei centri commerciali.

Per chi non rispetta i provvedimenti contenuti nel decreto è previsto l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda fino a 206 euro. Quando si risulta positivi al virus scatta il «divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora». La quarantena non va sottovalutata, è un obbligo. «Il virus non è uno scherzo», ha ricordato il ministro della Salute, Roberto Speranza, alla trasmissione di Lucia Annunziata «Mezz’ora in più» su Rai3. Aggiungendo: «Abbiamo bisogno di comportamenti corretti dappertutto». Il ministro è stato chiaro: «Sono anche per avere un pugno duro rispetto ad atteggiamenti che non sono tollerabili. Per esempio persone che risultano positive che se ne vanno in giro».

Ieri si è continuato a protestare nelle carceri, con rivolte in alcuni casi molto violente ai danni di agenti di polizia penitenziaria e delle strutture. Rivolte sono avvenute nei penitenziari di Modena, Frosinone e Salerno. I detenuti chiedono provvedimenti contro il rischio contagi ma non accettano limitazioni nei colloqui con i familiari.


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