Presa in giro di Pfizer sui lotti sospetti: fornisce i documenti ma censura i dati
Imagoeconomia
  • Le carte sulla sicurezza dei sieri: su 40 pagine, 32 sono oscurate. Un senatore Usa interpella Fda e Cdc su stock ed effetti avversi.
  • Il Veneto tappa i buchi negli ospedali con neolaureati e specializzandi. Medici privi di esperienza e senza affiancamento in pronto soccorso e ambulatori.

Lo speciale comprende due articoli.

Un documento Pfizer, fino a poco tempo fa tenuto secretato, adesso finalmente è stato reso disponibile dall’Ema. Peccato però che sui vaccini la trasparenza spesso è solo un’illusione, a discapito della nostra salute. E così in questo clima, in cui è meglio nascondere che dimostrare, il report che contiene i dati sulla sicurezza dei lotti di vaccino della casa farmaceutica statunitense vede finalmente la luce come una lunga serie di pagine nere, censurate, con buona pace della trasparenza.

Un plico di 40 fogli in cui sono descritti tutti gli esami, con i rispettivi risultati, eseguiti su determinati lotti di vaccino contro il Covid, per verificare che abbiano caratteristiche e qualità adeguate. L’obiettivo di questi test, come si legge nel documento, è «garantire la comparabilità delle caratteristiche dei lotti» il tutto per assicurare che i vaccini siano tutti uguali, indipendentemente dal tempo e dal luogo di produzione. Dati importanti quindi, che però sono stati cancellati. Delle 40 pagine, ben 32 sono rese illeggibili in tutto o nelle parti di maggior interesse.

«I numeri rilevanti e i grafici sono stati completamente oscurati e non sono consultabili» ci spiega il professor Marco Cosentino, farmacologo dell’Università degli Studi dell’Insubria «nel documento dovrebbe essere mostrato se ci sono lotti in cui i vaccini non rispondono ai livelli minimi di sicurezza e che quindi dovrebbero essere scartati, ma non solo, c’è scritto anche come viene calcolata la soglia minima per accertare o meno la qualità di ogni singolo lotto di vaccino, peccato però che tutto questo non sia visibile».

Il vaccino contro il Covid, come si legge nello stesso sito della Pfizer, viene prodotto in undici stabilimenti che sono distribuiti in cinque nazioni (Stati Uniti, Germania, Belgio, Irlanda e Croazia).

«È evidente quindi la necessità che venga garantita una uniformità nella produzione di questi vaccini, realizzati in cinque Paesi molto diversi tra loro – sottolinea Cosentino – soprattutto in relazione all’enorme campagna vaccinale che si sta portando avanti, in cui è stato posto addirittura l’obiettivo di vaccinare almeno il 70% della popolazione mondiale». Tutto questo, infatti, comporta e comporterà sempre di più uno sforzo enorme soprattutto per Pfizer, dato che è il principale vaccino in uso per combattere la pandemia. «Se i dati sono censurati e non ci può essere il controllo da parte del grande pubblico, bisogna solo sperare che le organizzazioni internazionali, come Ema e Fda svolgano il loro ruolo di controllo, ora che la produzione di questi vaccini è praticamente salita alle stelle» evidenzia il professore. Bisogna fidarsi, quindi, non avendo altri strumenti a disposizione, però i dubbi comunque rimangono.

Perché censurare i dati? Cosa c’è da nascondere? Domande come queste se le è poste anche un senatore americano, Ron Johnson, che ha scritto una lettera indirizzata alla Fda e al Cdc, l’agenzia federale americana di sanità pubblica. Quattro pagine in cui il senatore chiede quali sono i tipi di test effettuati per verificare la qualità dei lotti di vaccino, ma non solo. Johnson domanda anche quali dati le case farmaceutiche sono tenute a inviare agli enti di controllo per permettere il monitoraggio dei livelli minimi di sicurezza. «Se i sistemi di controllo della qualità funzionassero correttamente ci si aspetterebbe di vedere una distribuzione di effetti avversi e decessi uniforme per tutti i lotti, ma non è così» sottolinea il senatore.

Nel documento, infatti, mostra i risultati di alcuni ricercatori che hanno elaborato i dati presenti su una piattaforma ufficiale americana in cui vengono registrate tutte le segnalazioni di effetti avversi negli Stati Uniti, chiamata Vaers.

«Circa l’80% degli eventi avversi segnalati solo negli Stati Uniti per i vaccini Covid sono associati a solo l’1% dei lotti di vaccino, così come circa l’80% degli eventi avversi gravi sono associati a circa il 5% di lotti di vaccini specifici segnalati al Vaers» sono le conclusioni dei ricercatori riportate dal senatore nella sua lettera.

Dati sconcertanti, che dimostrerebbero come la maggior parte degli effetti avversi, anche gravi e delle morti, sia riconducibile a dei lotti specifici. A simili conclusioni sono arrivati anche i danneggiati da vaccino, che in Italia si sono riuniti in un comitato e che ora si sono attrezzati, con il supporto di medici e specialisti, per cercare di capire cosa stia succedendo, in mancanza di un aiuto da parte delle istituzioni.

«Da alcuni mesi stiamo confrontando il numero di lotto con le reazioni avverse e iniziamo a vedere delle correlazioni – ci spiega Stefano Ferrero, vicepresidente del Comitato Ascoltami – abbiamo già identificato diversi casi in cui a uno stesso numero di lotto sono corrisposte reazioni avverse molto simili, alcune volte anche gravi». Se persino un gruppo di persone comuni riesce ad arrivare a risultati simili a quelli di alcuni ricercatori americani legando il problema delle reazioni avverse alla sicurezza dei lotti di vaccino, come mai questo fenomeno non viene considerato dalle istituzioni, e soprattutto perché si continuano a censurare quelle poche informazioni che ci sono e che potrebbero portare un po’ di chiarezza?


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