Armando Bartolazzi, sottosegretario del ministro della Salute, annuncia che l’Aifa si esprimerà presto sul rimborso dei contraccettivi. Allo studio gli ultimi dettagli su rischi e benefici.

Potrebbe tornare rimborsabile dal Sistema sanitario nazionale (Ssn) la pillola contraccettiva. L’Agenzia del farmaco (Aifa) sta valutando il rientro tra i Livelli essenziali di assistenza (Lea) degli anticoncezionali ormonali con migliore rapporto rischio/beneficio. Ad affermarlo è stato, in commissione Affari sociali, Armando Bartolazzi, sottosegretario del ministero della Salute, in risposta all’interrogazione presentata da Michela Rostan (Leu) che chiedeva quali iniziative ha in corso il ministero per «garantire l’accesso gratuito e universale alla contraccezione». Rispetto a Paesi come «Francia, Belgio e Germania, dove i contraccettivi sono gratuiti o rimborsati», la Rostan ha denunciando il «difficile accesso alla contraccezione» in Italia e il costo «troppo oneroso» soprattutto «per ceti popolari e per i giovani». Lamentando che tra i nuovi Lea non è compreso «alcun mezzo contraccettivo», la parlamentare non ha perso l’occasione di ricordare che il Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole ha raccolto 65.000 firme per far tornare a carico del Ssn la pillola. Quindi, ha chiesto al ministero «se non ritenga di assumere un’iniziativa, per quanto di competenza, per garantire l’accesso gratuito e universale alla contraccezione, come già previsto dalla legge n. 194 del 1978, includendo i contraccettivi tra gli ausili per la cura e la protezione personale erogabili gratuitamente (cioè nei Lea, ndr) e prevedendone la distribuzione nei consultori come previsto dalla legge n. 405 del 1975».

Nella sua risposta, il sottosegretario Bartolazzi ha ricordato che il passaggio di alcuni anticoncezionali alla classe C (quindi non rimborsati dal Ssn) risale al 1993. Rilevando poi, recentemente, che alcuni anticoncezionali appartenenti alla stessa categoria terapeutica (tecnicamente Atc, Anatomical therapeutical classification), a differenza della maggioranza dei prodotti anticoncezionali analoghi, risultavano classificati in fascia A, la Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Aifa, per «armonizzare il regime di fornitura» di questi farmaci ha riclassificato in fascia C tutte le specialità della stessa Atc. Ovviamente, ha fatto notare Bartolazzi, «tale decisione è stata motivata sulla base delle risultanze di studi scientifici aventi ad oggetto il profilo di sicurezza di detti farmaci», in particolare, in base a risultati di «studi osservazionali su ampie popolazioni, meta analisi e revisioni sistematiche» anche dell’Agenzia europea dei Medicinali (Ema) del 2014. Notando che i «contraccettivi a base dei progestinici di terza generazione, avevano un rischio aumentato di trombosi (Tev) rispetto a progestinici meno recenti», Aifa «ha deciso di sospenderne la rimborsabilità, avviando contestualmente un approfondimento, finalizzato a individuare i farmaci anticoncezionali caratterizzati dal miglior profilo rischio/beneficio da ammettere alla rimborsabilità, al fine di garantirne un equo accesso». L’Agenzia del farmaco, ha spiegato Bartolazzi, è in contatto con «le maggiori società scientifiche italiane di ginecologia ed endocrinologia, per discutere i termini di regolamentazione della prescrizione e della rimborsabilità dei farmaci contraccettivi sistemici, soprattutto nell’ottica di assicurare la copertura da parte del Sistema sanitario nazionale in favore di categorie di popolazione caratterizzate da una maggiore fragilità. Detta valutazione è tuttora in corso». Intanto, in Emilia Romagna, nei consultori è previsto l’accesso gratuito alla contraccezione farmacologica.

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