Dopo la bastonata presa sul Trattato l’Oms torna a promuovere l’aborto
Tedros Adhanom Ghebreyesus (Ansa)
L’agenzia auspica interruzioni di gravidanza più accessibili, pure per le adolescenti.

L’Oms deve ingoiare il rospo del Trattato pandemico abortito, ma intanto suggerisce come rendere sempre fruibile dai minori «l’educazione sessuale completa» e continua ad auspicare l’impegno di tutti nel garantire l’interruzione di gravidanza.

Il nuovo studio, il secondo, sulla salute degli adolescenti da titolo Lavorare per un futuro più luminoso e più sano, pubblicato dall’Oms, è un bel concentrato di diktat che pretende di ignorare le volontà dei genitori, come segnala Luca Volontè sulla Nuova Bussola Quotidiana. L’Oms sottolinea il ruolo svolto dalle organizzazioni che durante la pandemia «si sono adattate in modo proattivo e intelligente» per garantire la «salute sessuale e riproduttiva» degli adolescenti, ostacolate dalle misure emergenziali.

Tra queste, «la fornitura di contraccettivi e di assistenza in materia di aborto e post-aborto», così pure la somministrazione del vaccino contro il Papilloma virus umano (Hpv). Già, perché l’Oms, con l’Unicef e il Fondo delle Nazioni unite per la popolazione (Unfpa) si impegnerebbe ad agire per rafforzare l’attenzione alle vaccinazioni nell’infanzia e «a una fascia di età più ampia che può includere adolescenti e giovani, come il vaccino contro morbillo, influenza e Covid-19 e alcuni specifici per gli adolescenti, come il vaccino anti Hpv». La prevenzione del cancro cervicale è secondo l’agenzia «la cosa migliore ottenuto attraverso l’immunizzazione di ragazze adolescenti prima che diventino sessualmente attive». Dovrebbe raggiungere il 90% di tutte le ragazze di età inferiore ai 15 anni entro il 2030. Il documento ricorda che l’Oms collabora con Family Planning (Fp2030), network per il controllo delle nascite, «per migliorare l’accesso e l’adozione da parte degli adolescenti della contraccezione moderna», quindi anche le pillole abortive mifepristone e misoprostolo.

Pochi giorni fa, una lettera pubblica di scienziati e consulenti indipendenti delle Nazioni unite, chiedeva di «Invertire il processo di arretramento in materia di salute e diritti sessuali e riproduttivi», accusando le «ideologie di genere dell’estrema destra» di ridurre «i servizi sessuali e riproduttivi e i nostri diritti su di essi», così pure di «criminalizzare le popolazioni Lgbtiq+ ; attuare divieti o ampie restrizioni sull’aborto sicuro e persino negare l’accesso ai moderni metodi contraccettivi».

A detta di questi esperti, tra i quali Kate Gilmore, ex alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani e nel board dell’International Planned Parenthood Federation (Ippf), la più grande multinazionale dell’aborto, si dovrebbe «garantire l’accesso a servizi efficaci per la salute sessuale e riproduttiva […] e rispettare pienamente il principio di non regressione […] nell’azione legislativa che amplia l’accesso all’aborto», perché i governi di destra «stanno volontariamente mettendo in pericolo la vita, la salute e il benessere degli altri». Cercando di arginare l’aborto e dare voce ai diritti del bimbo nel grembo materno, questo sarebbe un attentato alla vita. Tanto per non smentirsi, un nutrito capitolo del documento è dedicato al cambiamento climatico che «tra il 2030 e 2050 dovrebbe causare circa 250.000 morti in più all’anno, con impatti sostanziali e a lungo termine sulla salute delle popolazioni». Alcuni effetti sono elencati, come l’aumentato rischio di malattie legate al caldo, mortalità, decessi inaspettati di neonati, malattie infettive e disturbi respiratori», ma anche «conflitti familiari, tensioni tra genitori e figli e abbandono di questi ultimi, aumento della violenza di genere dopo eventi climatici estremi».

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