L’Organizzazione sbaglia pure sul fumo elettronico
L’istituto spara a zero sulle ecigarette, confondendo le sostanze. L’errore non viene ammesso e il testo è corretto in sordina.

L’autorevolezza si misura anche con la capacità di ammettere di essersi sbagliati, di dare al proprio errore la medesima visibilità riservata al contenuto originale. Il che sarebbe due volte auspicabile quando si maneggiano argomenti delicati che riguardano la salute pubblica. E invece, nel caso dell’Oms, pare non essere la regola.

I fatti: lo scorso 20 gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità lancia sul suo sito una serie di domande e risposte sul tema delle sigarette elettroniche. Lo scopo è spiegare una volta per tutte se e quanto siano davvero pericolose. Il documento scorre tagliente e assertivo su diversi aspetti, suona come una condanna con rari spiragli, viene rilanciato attraverso una lunga catena di cinguettii sull’account Twitter ufficiale (@who, oltre 5 milioni di follower). Peccato contenga inesattezze e leggerezze contestate con veemenza dal mondo scientifico, talmente evidenti da rendere inevitabile una marcia indietro: una nuova versione corretta, mandata online il 29 gennaio. Senza clamore. Senza sequenze di tweet o infografiche. Solo con un cambio della data di pubblicazione e scordiamoci il passato.

Un colpo di spugna che non è sfuggito ai più attenti, a chi aveva conservato la vecchia versione (consultata dalla Verità e ancora leggibile da chiunque tramite strumenti come web.archive.org, che hanno memorizzato 410 miliardi di pagine obsolete o fatte sparire dal Web). Operando un confronto, alcune inesattezze e omissioni risultano palesi anche ai non addetti ai lavori: a proposito delle sostanze tossiche contenute nell’aerosol delle ecigarette, l’Oms citava genericamente il glicole, che è presente nei prodotti antigelo ed è tossico. Però ne esistono due tipi: quello etilenico, che effettivamente è nocivo; quello propilenico, un ingrediente che si usa nell’industria alimentare e negli inalatori per gli asmatici. L’esatto contrario di un veleno, a meno che non s’ipotizzi un complotto per sbarazzarsi di chi non respira bene. Ecco, nelle sigarette elettroniche c’è il secondo. Come la risolve allora l’Oms? Cancella ogni riferimento al glicole. Punta l’indice contro generiche sostanze tossiche, tanto la vaghezza spaventa lo stesso se non di più.

Al quesito se le sigarette elettroniche possano causare danni polmonari, ribatteva con poche ossute righe, citando i 2.409 casi ospedalieri e le 52 morti confermate dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie americano. Peccato che l’ente stesso abbia chiarito che quei decessi dipendevano soprattutto dai liquidi illegali (come il Thc, uno dei composti della cannabis) usati dai consumatori per ricaricare i dispositivi. Non erano sostanze lecite, venivano spesso rimediate da spacciatori. L’Oms, nella revisione del 29 gennaio, propende dunque per lunghe perifrasi e affastellamenti di dati, in cui non può evitare di citare che su oltre 2.000 casi presi in considerazione Oltreoceano, l’82 per cento dei pazienti usavano un qualche prodotto contenente Thc. Dettaglio sostanziale, prima del tutto taciuto. Ancora, prima lancia il sasso, poi nasconde la mano: alla domanda se le ecigarette sono più pericolose di quelle tradizionali, il 20 gennaio parlava di chiari rischi per la salute e decretava che non sono per niente sicure («by no means safe», si leggeva). Nella nuova versione, quell’espressione tanto definitiva scompare, le due righe di risposta diventano 12, l’Oms sottolinea che i fattori sono molteplici, dalle caratteristiche del prodotto alla sua frequenza d’uso. Afferma che è difficile generalizzare sul tema. Cioè l’opposto di quello che aveva fatto nemmeno dieci giorni prima. Quando si dice la coerenza.

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