Le purghe di Speranza sui sanitari: italiani sospesi, stranieri assunti
Roberto Speranza (Ansa)
  • Il Trentino spedisce a casa un centinaio di infermieri non in regola con le dosi e poi recluta albanesi, ucraini e paraguaiani, da inserire nelle Rsa. L’ennesimo sfregio dopo gli episodi in Lombardia, Calabria e Sicilia.
  • Spuntano i manifesti sulle reazioni avverse. Padovano tappezzato da cartelloni di denuncia. Sono leciti, ma un sindaco minaccia: «Chiamo i carabinieri».
  • L’ultimo giallo nei bollettini dell’Iss. Più casi gravi tra i vaccinati recenti. Il trend dura da tre settimane. L’esperto Carlo Signorelli: «Difficile valutare, troppi contagi sommersi».

Lo speciale comprende tre articoli.

Sta diventando un vizio: cacciare i sanitari italiani perché disubbidiscono all’irragionevole norma sull’obbligo vaccinale, e poi sostituirli con personale straniero. Magari, ugualmente non in regola con le dosi, o sottoposto a iniezioni con farmaci mai autorizzati nell’Ue, tipo il cinese Sinovac.

L’ultimo urticante esempio arriva dal Trentino. Nella seduta del 6 settembre scorso, l’Ordine degli infermieri ha disposto la sospensione di 125 professionisti. Nei giorni seguenti è stata revocata una trentina di provvedimenti, quindi i sospesi al momento sono circa un centinaio. Non si tratta soltanto di pervicaci renitenti alla puntura. Sotto la falce dell’Ordine sono finiti anche infermieri che non hanno ancora ricevuto il richiamo, o che sono guariti più di sei mesi fa e, nel frattempo, hanno rifiutato di correre all’hub.

Non ci vuole un genio per capire che il regolamento imposto da Roma è privo di giustificazioni scientifiche. La vaccinazione non impedisce il contagio e, dunque, il proposito della precauzione decade. Anzi, i dati dimostrano che gli inoculati a vario titolo si contagiano come o più di chi non ha porto il braccio. Il paradosso, insomma, è che quelli da cui guardarsi dovrebbero essere soprattutto i vaccinati. Molti studi concordano, invece, nel considerare più stabile e duratura l’immunità naturale.

Fin qui, il fanatismo pseudoscientifico di Roberto Speranza e soci. Che, però, ha aggravato una piaga permanente del sistema sanitario: la carenza di personale. E allora cosa succede? Che si recluta gente dall’estero. Nel caso del Trentino, le Rsa si sono rivolte a Paraguay, Ucraina, Albania. Paesi nei quali la copertura vaccinale non è proprio estesa: sull’altra sponda dell’Adriatico, ha completato il ciclo primario il 44% della popolazione; nel Paese sudamericano, il 52; nella nazione ora in guerra con la Russia, solo il 35. E talora, in quelle regioni, vengono distribuiti sieri di serie B.

Stranamente, la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), mentre lamenta che mancano «oltre 65.000» camici verdi, con gravi ripercussioni soprattutto sulle residenze per anziani, non s’avvede della contraddizione: si mandano a casa operatori esperti, poiché non allineati ai diktat ministeriali, per pescare sostituti nel Terzo mondo. E tappare solo temporaneamente i buchi.

Non è la prima volta che, in Italia, alla faccia della cronica penuria di medici e paramedici, si applica spietatamente la folle norma sull’obbligo vaccinale, sopperendo alle ulteriori carenze con lavoratori provenienti dall’estero.

A luglio, la Regione Lombardia aveva pubblicato un bando (in scadenza a novembre) per infermieri ucraini. Trenta euro lordi l’ora, per massimo 34 ore settimanali: 1.020 euro ogni sette giorni, fino a marzo 2023. E, somma beffa nei confronti degli italiani privati del lavoro, dello stipendio e della dignità, tra i requisiti per l’assunzione non figurava la vaccinazione anti Covid.

A fine agosto, scena simile in Calabria: per «garantire il diritto alle cure ai cittadini», come aveva spiegato il governatore, Roberto Occhiuto, la Regione aveva incredibilmente arruolato 500 camici bianchi da Cuba. Costo: 3.500 euro lordi al mese ciascuno, più 1.200 euro per le spese vive, da aggiungere a quelle per i due viaggi l’anno da e per l’isola caraibica. Senza contare i corsi di formazione da svolgere qui da noi. Intanto, un dottore guarito dal Covid, quindi dotato di anticorpi, viene cacciato con ignominia se non si piega al ricatto dell’iniezione.

Dopo il caso lucano, è stata la volta della Sicilia: per far fronte alle falle nell’ospedale di Mussomeli (Caltanissetta), sono stati ingaggiati medici dall’Argentina.

Questi episodi confermano le più recenti scoperte sul Covid: il virus intacca pure il cervello. Già, perché altrimenti basterebbe usare un po’ di logica e di buon senso, per capire in quale vicolo cieco ci sta cacciando il parosissimo vaccinista della linea Speranza. Una volta preso atto che i preparati a mRna non sono sufficienti ad arrestare la trasmissione del Sars-Cov-2, sarebbe bastato raccomandarli a dottori e infermieri, al semplice scopo di proteggere sé stessi dalle conseguenze gravi di una malattia cui, per ovvi motivi, essi sono più esposti di altre categorie professionali. Invece, persino nella fase in cui è stata cancellata la maggior parte delle altre restrizioni, un ministro ipocondriaco ha voluto accanirsi sugli ex «angeli» della pandemia. Mettendo alle corde ospedali e case di riposo. E gettando le basi per l’allucinante spreco dei surrogati esteri del nostro personale.

Giorgia Meloni ha già preso un impegno, ma ogni tanto è opportuno ricordare al centrodestra le priorità: in caso di vittoria alle urne, cancellare quest’ingiustizia è la prima cosa da fare il giorno dopo il giuramento al Quirinale.


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