• Per lo studio di Mario Menichella, i piccoli sono più esposti agli effetti avversi e contagiano poco. L’agenzia dell’Onu: «Insensato».
  • Garante dei minori critica il pass: la giunta di Trento vuole silurarlo. Fabio Biasi ha contestato mascherine e card nelle scuole Il governatore: «Parole in libertà».

Lo speciale comprende due articoli.

Inutile far finta che non sia così. Con un pressing martellante e un tempismo sospetto, il cerchio sembra stringersi sempre più rapidamente intorno ai più piccoli. E così, in barba al (tante altre volte sbandierato) «principio di precauzione», si corre a perdifiato verso la vaccinazione dei bimbi tra i 5 e gli 11 anni. E infatti, con un timing curioso, non appena è stata ventilata la disponibilità del vaccino per i bambini, è iniziato un forcing sanitario-mediatico-politico, senza nemmeno un minimo di controllo delle parole: questa settimana, ad esempio, parlando ad Agorà su Rai 3, l’immunologo e membro del Cts Sergio Abrignani ha addirittura sostenuto che occorra vaccinare i piccoli: «per frenare la circolazione del virus nella fascia 5-11 anni perché hanno uno stile di vita che li fa diventare degli untori». Testuale: «stile di vita» e «untori».

Perfino l’Oms, ieri, si è espressa contrariamente sulla puntura ai piccoli: «Non ha senso dare la dose booster ad adulti sani o vaccinare i bambini, quando nel mondo ci sono operatori sanitari, anziani e altri gruppi ad alto rischio che stanno ancora aspettando la loro prima dose. L’eccezione, come abbiamo detto, sono gli individui immunocompromessi», ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Tra l’altro, occorrerebbe non dimenticare mai, in relazione ai dati offerti da Pfizer alla Fda americana, che i test hanno riguardato solo 2.268 bimbi. Ci sentiamo sicuri sulla base di numeri così esigui?

E il quadro si fa ancora più cupo se recuperiamo alcuni passaggi (ulteriori rispetto a quelli che abbiamo evidenziato ieri) del gigantesco paper di Mario Menichella pubblicato sul sito della Fondazione David Hume, per almeno sei ragioni che spingono l’autore a definire la vaccinazione dei bambini «poco responsabile».

Primo. Nell’analisi del ricercatore basata sui dati di EuroMomo (il network che esiste proprio per calcolare la mortalità in eccesso della popolazione dei 420 milioni di europei), per ciò che riguarda la fascia d’età 0-14 anni, la curva relativa alle morti in eccesso del 2021 (fino a oggi), inizialmente mostra un calo della mortalità, ma poi inverte la sua tendenza proprio in coincidenza della campagna vaccinale di questa classe di età. Un campanello d’allarme non certo irrilevante.

Secondo. In base ai dati cumulativi forniti dall’Iss dall’inizio dell’epidemia fino al 13 gennaio 2021 (Menichella precisa di aver scelto tale data come limite temporale perché dopo c’è stata la campagna vaccinale, che naturalmente ha alterato i tassi di letalità), se si confronta il rischio di morte associato al Covid con quello associato ai vaccini anti-Covid, per le fasce d’età più basse (a maggior ragione tra 0 e 9 anni), il rischio di mortalità da vaccino (sia in un’ipotesi più ottimistica sia in un’ipotesi più pessimistica) appare maggiore del rischio di morte da Covid (cosiddetta «letalità reale»).

Terzo. Scrive testualmente Menichella: «La gravità del Covid, nei bambini di età inferiore ai 12 anni, è simile a quella dell’influenza: i dati preliminari suggeriscono che la malattia causata da varianti preoccupanti rimane lieve nei bambini piccoli, che hanno peraltro una risposta immunitaria al SARS-CoV-2 migliore rispetto agli adulti».

Quarto. Anche rispetto all’argomento secondo cui i bimbi potrebbero contagiare gli adulti, Menichella appare perplesso. Ecco perché: «I bambini sembrano essere meno suscettibili degli adulti sia alle infezioni che alla trasmissione di SARS-CoV-2, e alcuni paesi – come ad esempio la Norvegia – hanno mantenuto bassi tassi di trasmissione nonostante avessero aperto le scuole primarie. Entrambe le cose suggeriscono un ruolo limitato per i bambini piccoli nel sostenere le catene di trasmissione e che la vaccinazione dei bambini potrebbe essere di beneficio marginale nel ridurre il rischio per gli altri. Inoltre, i bambini non sono un serbatoio del virus, che viene eliminato dopo i pochi giorni di malattia».

Quinto. Scrive ancora Menichella: «I sistemi immunologici e neurologici di bambini (e adolescenti) sono ancora in fase di sviluppo, rendendoli potenzialmente più vulnerabili agli effetti avversi rispetto agli adulti», anche con rischi di «danni neurologici o cardiovascolari a insorgenza tardiva, che possono richiedere mesi o anni per diventare evidenti».

Sesto. Secondo Menichella, «l’importanza dell’immunità ̀ naturale contro il Covid è largamente sottovalutata dalle autorità sanitarie italiane […] e l’immunizzazione naturale di bambini e ragazzi è più utile della loro vaccinazione».

Insomma, Menichella sintetizza così le sue perplessità: «Il rapporto rischi/benefici è fortemente sfavorevole per i bimbi; […] la gravità della malattia negli under 12 è simile all’influenza; i bambini non appaiono sostenere le catene di trasmissione; […] i loro sistemi in sviluppo sono più sensibili agli effetti avversi; l’immunità naturale è più forte e più durevole di quella da vaccino; […] l’immunità di gregge non si può raggiungere con vaccini «leaky»; non si può arrivare realisticamente all’eradicazione del virus; non esistono solo i vaccini per affrontare la malattia; non conosciamo gli eventuali effetti a lungo termine dei vaccini». Conclude il ricercatore: «Come si vede, le ragioni sono addirittura più numerose e più stringenti rispetto a quelle per i giovani, la cui vaccinazione già appariva largamente sconsigliabile non avendo alcuna solida motivazione a favore». E tutto peggiora se a questo aggiungiamo anche un elemento meramente organizzativo, e cioè il caos logistico che inevitabilmente sarebbe ingenerato dalla sovrapposizione tra somministrazione della terza dose agli adulti da un lato e campagna di massa sui bimbi dall’altro. A meno che l’obiettivo politico non sia quello di arrivare al fatidico 90% «todo modo», con ogni mezzo.


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