La frenata dell’Aifa sulla pillola gratis. Ora palla al governo
Giovanna Scroccaro (iStock)
  • Il cda rinvia la discussione, dopo le critiche del centrodestra Che deve decidere se tenere il punto fino al rinnovo dell’Agenzia.
  • Gli anticoncezionali sono sempre più adoperati. E le spese sono superiori a quelle stimate. I molti effetti collaterali, inoltre, rendono opportuno un intervento del ministro.

Lo speciale contiene due articoli

«Rinvio tecnico», dicono loro. «Dossier articolato», precisano. Fatto sta che ieri, all’Aifa, si è verificato esattamente quello che temeva la galassia femminista: una frenata sulla pillola anticoncezionale gratuita. Nella riunione del consiglio d’amministrazione, infatti, non si è affrontata nemmeno la questione della ratifica definitiva del parere emesso dal Comitato prezzi dell’Agenzia, secondo il quale il contraccettivo va reso rimborsabile per tutte le donne, al costo di 140 milioni di euro l’anno, a carico del Servizio sanitario nazionale. Tutto rimandato al mese prossimo. Proprio come sospettava Luana Zanella, la capogruppo alla Camera di Verdi e Sinistra italiana. Costei, dopo la decisione di qualche giorno fa, anziché cantare vittoria, ammoniva: «Noi donne non ci aspettiamo alcuna retromarcia».

Il problema era che «esponenti della destra» si erano «spinti a sostenere che l’iniziativa contrasta con la crescita della natalità», lasciando intendere che il governo sarebbe potuto intervenire per neutralizzare il blitz del Comitato prezzi. Quest’ultimo, per bocca della presidente Giovanna Scroccaro, aveva d’altronde rivendicato il proprio intervento a gamba tesa, a ridosso dell’entrata in vigore della riforma dell’Aifa, che sopprimerà l’unità istituendo un’unica Commissione scientifica ed economica. Visto che la nomina dei componenti di quest’organismo e del cda spetta prevalentemente ai ministeri, ora in mano al centrodestra, gli ultimi mohicani dell’era Speranza avranno pensato bene di tentare il raid prima del 30 giugno. Ossia, la data entro la quale è atteso l’ok finale al provvedimento dalla Conferenza Stato-Regioni.

È questo metodo discutibile, più che la gratuità della pillola in sé, il nodo sul quale non si dovrebbe mollare la presa. Pena, lasciar immaginare che dal centrodestra ci sia o una tacita approvazione, o una mancanza di coraggio. Passerebbe, inoltre, il principio per cui agli esperti basta rivestire con argomentazioni tecniche un programma politico, per attuarlo in aperta contraddizione, se non in manifesta polemica, con le misure cui sta lavorando un esecutivo in carica. Sarà vero che la maternità di cui abbiamo bisogno in Italia è una maternità consapevole; sarà vero che non è la pillola, o non solo essa, ad aver abbattuto il tasso di fecondità in Occidente; ma è pur vero che, quando si parla di facilitare la vita alle famiglie e a chi vorrebbe mettere al mondo dei bambini, non è alla contraccezione che si pensa in prima istanza.

Dentro gli ambienti di maggioranza, adesso, comincia a farsi strada un’idea: che la strategia più scaltra non sia tanto quella di ostacolare l’iter di ratifica interno all’Agenzia del farmaco, bensì quella di rintuzzarla con un pacchetto di misure a sostegno della maternità. «Alle donne va garantita la massima libertà di scelta», dice alla Verità un esponente di primo piano di Fratelli d’Italia, «purché la libertà viga in entrambe le direzioni: quella di usare contraccettivi e quella di non subire impedimenti economici a una gravidanza, quantunque inaspettata».

E sia. Ma qualcuno, in via del Tritone, avrà percepito un certo malumore per la mossa del Comitato prezzi. E, scriveva ieri Il Fatto Quotidiano, per la scelta della Scroccaro di sponsorizzarla su Quotidiano Sanità, quasi a voler blindare, attraverso un’uscita pubblica, il successivo e imprescindibile verdetto del cda.

Secondo la ricostruzione del giornale di Marco Travaglio, ovviamente favorevole all’incursione, lo stesso presidente dell’Agenzia, Giorgio Palù, si sarebbe «molto irritato» per la vicenda, sulla scorta delle proteste almeno di una parte del centrodestra e delle associazioni cattoliche pro life. Il Fatto ha tuonato contro «le mani del governo su Aifa». Anche Huffington Post, ieri pomeriggio, sosteneva che la prospettiva della riforma dell’organismo mette a rischio l’anticoncezionale gratis. Lungotevere Ripa, invero, mantiene il riserbo. Comunque, è probabile che ai vertici del regolatore, formalmente indipendente ma non del tutto autocefalo, sia stato fatto presente il disappunto dell’esecutivo. Sul piano dell’immagine, non sarebbe il massimo farsi passare sotto al naso un intervento di segno inverso, rispetto alle priorità che, da Francesco Lollobrigida al Mef di Giancarlo Giorgetti, la maggioranza sta indicando.

In realtà, la frenata di ieri non significa che l’azione lampo dell’Aifa sia naufragata. Di qui all’azzeramento delle sue strutture, ci passa almeno un altro consiglio d’amministrazione. Che si terrà, certo, ad acque più calme e a dibattito mediatico meno infuocato. Lì si chiarirà se il governo si sarà accontentato di spegnere i riflettori su uno scenario che considera irrevocabile, o se vorrà tenere il punto, evitando di mostrarsi vulnerabile agli intrighi dell’apparato. Lo scontro, oltre e ancor prima che per l’ideologia, passa per la strategia politica.

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