Molte Regioni hanno dato il via alla campagna vaccinale contro l’Herpes Zoster, conosciuto anche come Fuoco di Sant’Antonio. La vaccinazione è fortemente consigliata per chi ha superato i 50 anni e dopo i 65 il vaccino viene passato dal Servizio sanitario nazionale. Quest’anno tocca alla classe 58: a chi è nato in quell’anno, a seconda della Regione in cui vive, spetta una dose di vaccino. O almeno spetterebbe, perché come spesso accade nella nostra sanità, volere non sempre vuol dire potere. Accade quindi che alcune aziende sanitarie locali, dopo aver prenotato l’appuntamento a tutti i nati nel 1958, (alcune perfino in automatico, senza richiesta da parte dei pazienti) hanno dovuto poi disdire o rimandare a data da destinarsi. Questo il messaggio arrivato ad alcuni: «Per mancata fornitura di vaccino anti-Herpes Zoster la sua prenotazione vaccinale è stata sospesa a data da destinarsi. Appena possibile sarà rifissata. Se è prenotato anche per altri vaccini può presentarsi per la loro somministrazione. In caso di problemi ricontatti la sede vaccinale di riferimento. Verranno garantite le vaccinazioni per gli assistiti immunocompromessi». Il motivo? Semplice: ancora una volta c’è il problema della carenza di medicinali. In Italia ci si può vaccinare per proteggersi dal Fuoco di Sant’Antonio attraverso due soluzioni: il primo farmaco si chiama Zostavax ed è il più comunemente usato. È un vaccino vivo attenuato, si somministra in un’unica soluzione e copre fino al 70% dalla malattia. Purtroppo però molte Regioni non lo hanno disponibile o ce l’hanno contingentato: il vaccino infatti è presente nell’elenco aggiornato dei farmaci carenti pubblicato dall’Aifa.
Niente paura, verrebbe da dire, perché esiste un’altra soluzione che sembra anche migliore, si chiama Shingrix. È un vaccino di ultima generazione che si può somministrare anche ai pazienti immunodepressi, proprio perché non si tratta di virus attenuato. Si somministra in due dosi a distanza di due-sei mesi. Secondo gli esperti, il vaccino ricombinante adiuvato ha un’efficacia intorno al 90% che si mantiene per più di tre anni. Il nuovo vaccino quindi è efficace, gli esperti dicono che lo sia soprattutto per i pazienti che soffrono di diabete. Tanto che lo scorso gennaio, la Società italiana di igiene, l’Associazione medici diabetologi, e la Società italiana di Diabetologia, hanno raccomandato la vaccinazione anti-Herpes Zoster con vaccino ricombinante adiuvato a partire dai 18 anni per le persone con diabete di tipo 1 e 2. Il suo limite però è che l’accesso al farmaco è limitato e selettivo. Con i nuovi farmaci in Italia accade spesso che arrivino dopo e non in maniera uniforme in tutte le Regioni. Nel caso dello Shingrix l’approvazione è arrivata da Ema (l’Ente regolatorio europeo) nel 2018, ma è risultato disponibile in Italia solo dal 2021.
Ogni Regione poi ha i suoi passaggi burocratici e non tutti i territori corrono alla stessa velocità. Non solo per lo Shingrix, il tema delle difformità regionali di accesso ai nuovi farmaci è di strettissima attualità e di fondamentale importanza. Le differenze tra Regioni sono marcate e le procedure regionali presentano livelli diversi di complessità, richiedendo un tempo variabile da un mese a oltre un anno.
Eppure l’accesso ai nuovi farmaci è una questione fondamentale per il rispetto dei principi di uniformità e universalità delle cure erogate dal Servizio sanitario nazionale. I cittadini hanno diritto ad accedere con le stesse tempistiche alle medesime cure rimborsate dal Ssn. Ma non è così. Negli Stati Uniti, per altro, Zostavax è stato ritirato dal commercio perché è stato dimostrato quanto Shingrix sia di gran lunga più efficace. Qui invece accade l’inverso. In alcune Asl, come la Asl 1 in Liguria, per le persone anziane che non hanno avuto finora l’opportunità di essere vaccinate o che sono state vaccinate anni fa con il vecchio tipo di vaccino, non c’è accesso a Shingrix attraverso l’Asl 1, né gratuito né a pagamento. C’è solo l’opzione di Zostavax a pagamento. Scelta poco logica, considerato che Zostavax ha un’efficacia protettiva molto minore di quella fornita da Shingrix e perde quasi completamente la sua efficacia dopo circa otto anni dalla sua somministrazione. Il Fuoco di Sant’Antonio non è una patologia banale, è una malattia virale acuta causata dal virus responsabile della varicella che, dopo l’infezione primaria, rimane in forma dormiente nell’organismo e può riattivarsi in fasi successive della vita. I sintomi più comuni sono lesioni della pelle di tipo vescicolare accompagnate da forte dolore e prurito. In alcuni casi, si possono sviluppare complicanze come la nevralgia post-erpetica (un dolore che, in alcune persone, può persistere violento anche per mesi o per anni), infezioni batteriche della pelle e altre complicanze che possono richiedere il ricovero in ospedale. La riattivazione del virus è spesso associata a condizioni che indeboliscono il sistema immunitario quali malattie croniche, terapie immunosoppressive o età avanzata.
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