Contrordine di Gimbe: Lombardia promossa
  • La fondazione di Nino Cartabellotta scopre in ritardo i dati del ministero ed elogia le regioni del Nord: «Nel 2020 sono riuscite a garantire le cure essenziali». Peccato che, da tre anni, il gastroenterologo bersagliasse Attilio Fontana. Ora prova a salire sul Carroccio del vincitore?
  • Ad Albano Laziale recapitato un avviso di pagamento a una signora con tre dosi.

Lo speciale contiene due articoli.

Tu guarda: forse la Lombardia non faceva così schifo. Nino Cartabellotta è stato per tre anni il flagello della Regione guidata da Attilio Fontana. «State a casa, è come Wuhan», ammonì a marzo 2020. Entrando subito in rotta con l’amministrazione, che accusò di aver taroccato i dati sull’epidemia. Ancora qualche giorno fa, cioè appena prima del voto, il gastroenterologo siciliano si era scagliato contro l’autonomia differenziata, bandiera del partito di Fontana: «Darà il colpo di grazia al nostro sistema sanitario nazionale». Ma dopo essere entrato a gamba testa in campagna elettorale, all’improvviso, il camice bianco habitué della tv ha cambiato musica.

Citando, a scoppio ritardato, il report del ministero della Salute sui Livelli essenziali di assistenza, calcolati in base ai criteri del nuovo sistema di garanzia, la sua Fondazione Gimbe ha scoperto che il Nord, Lombardia inclusa, ha retto persino durante le fasi più acute delle ondate di Covid. Nell’annus horribilis 2020, la maggior parte delle Regioni settentrionali «è riuscita a mantenere un’erogazione delle prestazioni sanitarie» gratuite o dietro corrispettivo del ticket «non troppo difforme rispetto all’anno precedente». Al contrario, nel Mezzogiorno, sono state registrate «performance peggiori», benché il virus, all’inizio, avesse circolato meno. Tutto fattuale. Ma come mai Cartabellotta & c., proprio ora, hanno attinto dalle cifre che il dicastero aveva già diffuso settimane fa, per promuovere i nipoti di Alberto da Giussano? Sarà mica che, nonostante il martellamento mediatico, Fontana ha sbancato le urne? Facendo il pieno di consensi financo nelle aree più disastrate dal coronavirus?

Salire sul carro, anzi, sul Carroccio del vincitore, in fondo, può rivelarsi una questione di sopravvivenza per la Fondazione Gimbe. Basti notare che, tra le fonti di approvvigionamento dell’ente, rientrano i numerosi corsi di formazione svolti in collaborazione con le aziende sanitarie, qua e là per l’Italia. Proseguire la guerra a una giunta che governerà altri cinque anni non è il viatico migliore, per assicurarsi un’adeguata, capillare e continua presenza sul territorio.

Ricucire non sarà semplice. Gli incidenti diplomatici sono stati parecchi e le ruggini si sono trasferite addirittura nelle aule di tribunale. È il caso della diatriba risalente a maggio 2020, quando Cartabellotta sostenne che la Lombardia compiva «magheggi» con i numeri: c’era, secondo il Nostradamus delle previsioni sbagliate, «il ragionevole sospetto» che la Regione truccasse i dati sui contagi. Il Pirellone reagì stizzito alle «parole false e offensive» del dottore-oracolo, querelandolo. Per tutta risposta, lui si disse «contento» della citazione in giudizio («È un grande stimolo per andare avanti») e confermò: «Si fanno pochi tamponi rispetto all’aumento del numero dei casi di positivi». Gli strascichi della polemica si protrassero fino a fine anno, allorché Fontana, preoccupato per la stretta natalizia pianificata dal governo Conte, paventò un «disastro sociale». «Possibile presidente», cinguettò irritato Cartabellotta. «Certo è che 20.440 persone ci hanno lasciato negli ultimi 30 giorni, di cui 4.798 in Lombardia». Ne doveva emergere, supponiamo, il ritratto di un politico cinico e insensibile, che metteva l’economia davanti alla sicurezza.

A gennaio 2021, il gastroenterologo si premurò poi di rintuzzare il governatore, deluso dall’«algoritmo Iss», che determinava i parametri per i cambi di colore e, quindi, per l’ingresso in una fascia con più restrizioni: «Rosso relativo», sghignazzò Cartabellotta sul suo social preferito. Tre mesi dopo, sempre in tema di zone colorate, il dottor Cassandra protestò: «In Lombardia troppi cambi di fascia, si continua a inseguire il virus». Il problema erano le regole, da lui considerate troppo lasche, in vigore a livello nazionale. Ma la critica finiva per punzecchiare il solito bersaglio. È allora legittimo il sospetto che la monomania di Mr Gimbe facesse pendant con il sogno proibito della sinistra: sfrattare Lega, Forza Italia e Fdi dalla plancia di comando della Regione più ricca del Paese. Infliggere ai barbari una sconfitta storica, a costo di saltare sul virus con più solerzia dei produttori di vaccini. Quel piano è naufragato. E oggi bisogna cercare l’appeasement.

Sarà un caso se si moltiplicano le manovre d’avvicinamento pacifico al nemico? Qualche giorno fa, Massimo Moretuzzo, candidato giallorosso alle regionali del Friuli Venezia Giulia, s’è messo a tuonare contro i suoi avversari: gli uomini di Massimiliano Fedriga hanno finanziato con 100.000 euro una ricerca dalla quale emergerebbe che la Regione ha brillato nella risposta al Covid. E indovinate chi ha svolto lo «studio indipendente»? Gli esperti di Gimbe. Dalla Valseriana alla Valle delle Due Battaglie, è questo il metodo Cartabellotta: se non puoi batterli, unisciti a loro.

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