- Il sindaco di Milano insiste che bisogna «ripensare la città». Unicredit ha donato 2 milioni di euro per comprare mascherine.
- Chiuso il liceo a Pomezia e il corso di laurea frequentato dai figli senza informare le famiglie.
Lo speciale contiene due articoli.
Lo scarno comunicato è arrivato di buon mattino: «Il collega Alessandro Mattinzoli è risultato positivo al coronavirus». L’asettica nota ha la firma di Attilio Fontana e dell’assessore al Welfare, Giulio Gallera. Il contagio continua ad avanzare. Dopo aver imposto la quarantena al governatore lombardo, causa collaboratrice adesso guarita, ieri ha costretto al ricovero l’assessore regionale allo Sviluppo sostenibile. Notizia che ha convinto ad annullare una visita istituzionale negli ospedali di Lodi, Codogno e Cremona: la zona rossa. Mattinzoli, che ha solo la febbre alta, minimizza: «Sto riposando e sono assolutamente tranquillo». Ma è l’ennesimo inconveniente. Tutta la giunta si è sottoposta al tampone. E con qualche apprensione: lo scorso giovedì l’assessore ha partecipato a un incontro per fare il punto sulla situazione. E accanto a lui sedevano Gallera e il vicepresidente della Regione, Fabrizio Sala. Fortunatamente, tutti gli esaminati sono risultati negativi.
Inutile girarci attorno: ieri, sul fronte lombardo, è stata un’altra giornata campale. Il bollettino quotidiano, diffuso come solito nel tardo pomeriggio, non è rassicurante: 1.254 casi positivi, 478 ricoverati e 127 persone in terapia intensiva. I decessi invece salgono a 38. Sono sempre anziani, con patologie pregresse. Quelli più avanti con gli anni sono oltre la metà dei contagiati e quasi il 70% delle persone è in terapia intensiva. Gallera ha dunque invitato gli over 65 a uscire il meno possibile nelle prossime due settimane.
Ma c’è una buona notizia: la guarigione dei 2 primi malati della zona rossa, tornati a casa. E, in totale, i dimessi sono 139. La Regione, durante la conferenza stampa, ha comunicato anche investimenti straordinari per ospedali e personale. Una causa a cui cominciano a contribuire pure i privati. Come Unicredit, che ha annunciato una donazione di 2 milioni di euro per acquistare mascherine e materiale sanitario.
Se la politica ha cercato di dare qualche messaggio rassicurante, lo stesso sembra non valere per medici ed esperti. «Su Milano facciamo gli scongiuri ma occorre stare estremamente attenti, identificare subito i focolai e circoscriverli» spiega Massimo Galli, primario di infettivologia dell’ospedale Sacco nel capoluogo lombardo. I contagi, ammette, si stanno evolvendo in «scala maggiore di quello che si poteva prevedere, è una situazione senza precedenti». Gli scenari futuri non rassicurano. «È possibile che dovremo convivere per anni con il coronavirus e occorre avere armi affilate». Molte strutture, rincara, sono «sotto pressione».
Alessandro Vergallo, presidente della Società degli anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani, è ancora più esplicito. Scarseggiano posti e personale: «In Lombardia siamo al lumicino» dice Vergallo. «Sono state annullate ferie e recuperi e si soprassiede alle norme sui riposi. Il sistema può reggere ancora pochissimo». Anche perché, aggiunge, i posti liberi in terapia intensiva sono pochissimi: «Il margine si sta riducendo drammaticamente». Dunque, suggerisce, bisogna ricorrere «alle strutture private». Il caso più allarmante è l’ospedale Maggiore di Crema. Un’anestesista e un’infermiera del pronto soccorso, positivi al Covid-19, sono ricoverati in rianimazione. «La situazione appare ai limiti della criticità, in considerazione delle continue richieste di intervento per pazienti compromessi», conferma l’azienda sanitaria locale.
Il decreto del governo, firmato lo scorso 1° marzo, tenta intanto di ridare alla Lombardia qualche parvenza di normalità. Scuole, cinema e teatri restano chiusi. Riaprono musei e biblioteche, a patto di evitare assembramenti. Lo stesso vale per chiese e luoghi di culto, anche se si evitano le funzioni religiose. Mentre nei locali pubblici bisognerà rispettare il cosiddetto «droplet»: la distanza di almeno un metro tra le persone. Prosegue la serrata, invece, per palestre, centri sportivi, piscine e circoli culturali. E in provincia di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona chiuderanno, nel fine settimana, anche i centri commerciali.
Gli occhi restano però puntati soprattutto su Milano. La città per adesso conta pochi casi positivi. Ma l’atmosfera resta sospesa. Strade e mezzi pubblici semivuoti, abitanti circospetti. «Questa crisi dovrà necessariamente costituire un’occasione per ripensare il funzionamento della città» ha spiegato ieri in consiglio comunale il sindaco, Beppe Sala. L’emergenza «ha colto impreparato il nostro mondo che da decenni conduce la sua vita pubblica e privata, convinto di essere al riparo da contagi di questa portata». Il comune ha autorizzato 500 dipendenti a lavorare da casa, con lo smart working. «Ma bisogna salvaguardare la salute, non si può mettere tra parentesi il lavoro: «Le conseguenze potrebbero essere altrettanto gravi», dice Sala. Che evita però ogni polemica sulle restrizioni imposte da governo e regione: «Le regole non si discutono, si applicano». Così ieri ha riaperto, seppur parzialmente, il simbolo della città: il Duomo. Gli ingressi secondari sono stati dischiusi alle otto di mattina. I primi a staccare il biglietto sono stati quattro turisti asiatici.
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