- Il ministro dell’Interno lancia un giro di vite contro i cannabis shop: «Lo Stato non può essere complice di chi avvelena i nostri figli». Ma Luigi Di Maio non ci sta: «È una strategia elettorale, teme la nostra ripresa».
- Gli esercizi commerciali dedicati alla canapa spopolano. Vendono tisane e altri prodotti, non destinati a essere fumati. In teoria…
Lo speciale contiene due articoli.
Archiviato senza eccessivi problemi il caso Siri, Lega e M5s litigano sul tema dei cannabis shop. Nulla di meglio che il tema delle droghe leggere per polarizzare l’elettorato: Matteo Salvini, con la linea dura, punta a prosciugare completamente il centrodestra; Luigi Di Maio orienta il M5s verso una posizione meno proibizionista, strizzando l’occhio all’elettorato di sinistra. Il gioco è sempre lo stesso: tenere sia la maggioranza che l’opposizione nel perimetro dell’alleanza che sostiene il governo guidato dal premier Giuseppe Conte, escludendo dal dibattito politico e elettorale le minoranze parlamentari, a partire da Fdi, Forza Italia e Pd.
Ieri mattina Salvini ha indossato l’elmetto: «Ringrazio le forze dell’ordine e la magistratura», ha detto il ministro dell’Interno, «perché è in corso la chiusura di tre cannabis shop a Macerata, Porto Recanati e Civitanova Marche. Da oggi comincia una guerra via per via, negozio per negozio, quartiere per quartiere, città per città. Gli spacciatori non li voglio, la droga fa male. Meglio un uovo sbattuto. Sono sicuro che il modello Macerata può essere replicato con successo in tutta Italia, oggi stesso manderò una direttiva con questa indicazione. Complimenti al questore e alla magistratura», ha aggiunto Salvini, «lo Stato dimostra di non essere complice di chi vende prodotti che fanno il male dei nostri figli».
Nel pomeriggio è arrivata la risposta di Luigi Di Maio: «La lotta alla droga», ha replicato a muso duro il capo politico del M5s, «è come la pace nel mondo: la vogliamo tutti. Quindi, non vedo perché si debbano creare tensioni nel governo per una cosa che noi sosteniamo. Il ministro Salvini vuole chiudere i negozi irregolari che vendono queste sostanze? Ben venga. Ma oltre a fare questo», ha aggiunto Di Maio, «lo pregherei di chiudere anche le piazze di spaccio della camorra, della mafia, perché se restano aperte poi ci vanno di mezzo alle loro guerre bambine di 3 anni come è successo a Napoli qualche giorno fa». Secondo il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, la crociata di Salvini contro i cannabis shop sarebbe dettata da esigenze elettorali: «Mi sorprendono», ha scritto Di Maio su Facebook, «le provocazioni che la Lega ci sta muovendo contro in queste ore, ma credo facciano parte di una precisa strategia per cercare di riprendere consenso creando lo scontro su temi divisivi per la popolazione. Evidentemente, dopo aver visto gli ultimi sondaggi che davano in ripresa il M5s sono andati in paranoia. Non a caso hanno ricominciato a parlare di grembiulini, armi, province e ora arrivano persino ad inventarsi che siamo a favore della droga (che è folle solo pensarlo). E vedrete», ha profetizzato il vicepremier M5s, «che fra poco inizieranno a buttare in mezzo altre provocazioni».
Salvini si è reso protagonista di un curioso botta e risposta via social con il senatore del M5s Matteo Mantero, che ha depositato in parlamento una proposta di liberalizzazione della cannabis che consente l’autoproduzione e la detenzione di piccole quantità da poter usare a scopo ricreativo. Salvini ha pubblicato su Facebook la foto di Mantero, aggiungendo un commento: «Dico a Luigi Di Maio», ha scritto il ministro dell’Interno, «che combattere la droga significa anche combattere la mafia, come dimostrano gli arresti delle ultime ore contro il clan Casamonica. Mi aspetto che il senatore del M5s Mantero ritiri la proposta sulla droga libera. Non è nel contratto di governo e non voglio lo Stato spacciatore».
Sempre attraverso Facebook, è arrivata la risposta di Mantero: «Salvini», ha scritto il senatore del M5s, «non sa distinguere un fiore di canapa industriale senza effetti psicotropi dalle “droghe” come le chiama lui».
Anche al Viminale c’è chi non la pensa come Salvini: «Non vedo per quale motivo i cannabis shop legali vadano chiusi. Lo Stato», ha commentato il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, del M5s, «deve star vicino alle piccole medie imprese. È un tema che per me non esiste. Se ci sono business illegali vanno chiusi tutti. Non è che uno si alza la mattina e chiude esercizi commerciali. Noi i negozi dobbiamo occuparci di farli aprire». A Sibilia ha risposto con toni ruvidi l’altro sottosegretario all’Interno, il leghista Stefano Candiani: «Sibilia parla, parla, parla… ma parla a che titolo? Se dovessimo lasciare fare a chi la vede come lui», ha sottolineato Candiani, «ci troveremmo presto i cannaioli al posto dei caldarrostai nelle piazze d’Italia».
«I canapa shop sono legali», ha ricordato il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, del M5s, «grazie alla legge 242/2016. Una legge votata all’unanimità nella scorsa legislatura addirittura in sede legislativa, cioè senza passare dall’aula, sia alla Camera e al Senato. Tutto è partito da una proposta di legge M5S. La Lega votò la legge sui canapa shop». «Ho un’agenda con un ordine del giorno molto fitto», ha chiosato il premier, Giuseppe Conte, «questo tema non è all’ordine del giorno».
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