- Il ministro Giovanni Tria risponde alle previsioni negative sul Paese: «Discontinuità significa scelte nuove, non far saltare i conti pubblici. I giudizi sulle riforme saranno positivi. Il governo ha già trovato l’intesa sul bilancio».
- Fitch sgrida l’Italia ma da anni perdona Francia e Spagna. A Parigi e Madrid sono stati concessi sforamenti macroscopici del rapporto deficit/Pil. Il doppiopesismo ha ragioni politiche.
- Il centrodestra frena sulla fusione. I forzisti sembrano decisi a non creare un partito unico con Lega e Fratelli d’Italia. Anche Matteo Salvini avrebbe dubbi: con il proporzionale il Carroccio vola verso Palazzo Chigi.
Lo speciale contiene tre articoli.
«Non bisogna tener conto di presunte intenzioni, ma solo dei fatti: mercati e agenzie di rating saranno presto convinti e rassicurati dalle azioni concrete del governo». Lo dice da Shanghai il ministro dell’Economia e delle finanze Giovanni Tria, imperturbabile davanti al giudizio di Fitch sull’Italia. La minaccia dell’agenzia di rating si è concretizzata venerdì sera: non ha abbassato il voto dell’Italia confermando il rating BBB, appena due gradini sopra i titoli spazzatura, ma ha abbassato l’outlook, ovvero le prospettive, da «stabili» a «negative», citando il rischio che i provvedimenti promessi dall’esecutivo sull’alleggerimento fiscale possano spingere fuori controllo i saldi di bilancio.
Gli esperti Fitch hanno parlato anche di un rischio elezioni anticipate, probabilmente al 2019 poiché dagli Usa non capiscono come si possa comporre lo «scontro» in atto tra le due anime della maggioranza. Negativo inoltre il giudizio sul decreto Dignità: «Avrà probabilmente un effetto limitato sulle dinamiche del mercato del lavoro ma revisioni delle precedenti riforme strutturali, compresa quella delle pensioni, potrebbero avere un impatto moderatamente negativo sulla crescita a medio termine e sulla finanza pubblica».
E se Palazzo Chigi aveva sottolineato la necessità di aspettare il documento di economia e finanza e l’attuazione delle riforme strutturali, Tria incontrando i giornalisti nell’ultima tappa della sua missione in Cina è andato nel dettaglio: «Vedo il mantenimento del rating da parte di Fitch, e il rinvio di quello di Moody’s, come una corretta sospensione di giudizio in attesa di vedere le azioni del governo» ha sottolineato il ministro. «Poiché il programma di governo che si sta mettendo a punto risponde alle linee che sono già state più volte espresse ufficialmente, sia dal presidente del Consiglio sia da me, sia in giugno che ad agosto, al termine di una riunione con i due vicepresidenti Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e che delineano i confini di bilancio su cui si sta lavorando. Evidentemente questo non ha convinto perché erano dichiarazioni. Ma adesso che le azioni nelle prossime settimane si tradurranno in documenti ufficiali del governo, io penso che questi giudizi verranno corretti e verranno corretti in senso positivo, poiché di fatto sono giudizi che non si basano su situazioni di fatto, ma si basano su attribuzioni di intenzioni che evidentemente differiscono dalle intenzioni dichiarate dal governo», ha ribadito il ministro.
Gli impegni che lo attendono in Italia sono la nota di aggiornamento al Def a fine settembre, il documento che riassume gli impegni di bilancio per i prossimi anni, e a seguire la legge di Stabilità. Insomma, una rassicurazione da parte di Tria ai dubbi degli analisti e dei mercati che si traducono con l’innalzamento dello spread per il timore che Lega e M5s provino a sfondare il rapporto tra deficit e Pil gonfiando ancora il debito per finanziare alcuni capitoli fondamentali del loro contratto di governo. «Manterremo l’equilibrio di bilancio non perché lo impone l’Europa, ma perché ce lo chiedono i mercati finanziari che non è una dichiarazione astratta. Il deficit significa chiedere prestiti e chiedere prestiti è anche una cosa legittima ma bisogna trovare chi il prestito è disposto a darlo e a quali condizioni», ha ribadito il titolare del Mef, aggiungendo: «Abbiamo impegni europei e vanno rispettati».
Il rapporto fra deficit e Pil è uno dei temi caldi che stanno alimentando le tensioni nella maggioranza. Il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio lo vorrebbe più vicino possibile alla soglia limite del 3% per avviare il reddito di cittadinanza, mandando così in soffitta l’impegno preso dal governo Gentiloni con Bruxelles di ridurlo allo 0,8%. Secondo alcune indiscrezioni, per il 2019 il Mef vorrebbe mantenersi intorno all’1,5-1,6%, mentre altri componenti del governo vorrebbero salire almeno fino all’1,8%. Da questo calcolo però potrebbero essere escluse le spese per mettere in sicurezza il Paese: il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti ha ribadito che il tetto si può sforare per realizzare opere di questo tipo. Ipotesi smentita dal commissario europeo Pierre Moscovici, che, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha detto che l’Italia non potrà ottenere flessibilità. Anche in questo caso, Tria è stato attento a non alzare troppo i toni, tanto da esprimere apprezzamento per le «parole gentili» di Moscovici, che recentemente, lo ha definito «un interlocutore serio e ragionevole». «Moscovici ha riferito di un rapporto del tutto tranquillo di dialogo con la Commissione Ue che non è mio personale. Bisogna sempre ricordare che quando parlo con Moscovici e con gli altri componenti della Commissione, parlo come ministro dell’Economia e quindi parlo a nome del governo», ha detto Tria.
Il titolare del Mef ha poi ribadito: «L’essenza del problema è questo: se si vuole comperare una casa, si chiede un mutuo e chi lo concede si fida che verrà restituito, pagando le rate; ma se si chiede il prestito per andare nei ristoranti è più complicato. L’Italia non ha mai usato i soldi per gozzovigliare. A volte, i mercati internazionali sono distratti. A volte leggono, invece di fare analisi attente. Guardano un po’ i titoli sui giornali e pensano che in Italia ci sia la finanza allegra».
Per sostenere questa tesi con i dati e non con le parole, il ministro ha ricordato che «sono 20 anni che l’Italia ha un surplus primario, caso unico in Europa. Abbiamo un debito che viene da lontano. L’Italia ha partecipato agli aiuti ad altri Paesi europei che si sono trovati in difficoltà, ma non ha mai ricevuto o richiesto un solo euro a sostegno delle proprie finanze. È stato un comportamento generalmente virtuoso che passa attraverso vari governi, quindi non sto prendendo parte politica. Forse uno scatto d’orgoglio della stampa nazionale su questo sarebbe necessario». «Queste cose le abbiamo spiegate anche ai nostri interlocutori cinesi e ci siamo accorti che erano quasi sorpresi, ma questi sono i fatti».
Il titolare di Via XX settembre ha poi terminato dicendo: «La discontinuità con il governo precedente non sta nel far saltare i conti pubblici ma nel cambiare le politiche, che in ogni caso devono esse portate avanti nell’ambito di un equilibrio di bilancio».
Sarina Biraghi
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