• Matteo Salvini nel luogo dove Desirée è morta, un centinaio di no global lo ostacola al grido di «sciacallo». I residenti lo acclamano: «L’unico che fa pulizia». E lui parla dell’inchiesta: «Lavoro per mettere questi vermi in galera».
  • Le verità taciute sulla fine di Pamela. Oseghale a giudizio tra un mese. Sull’omicidio Mastropietro restano molte ombre. Perché gli altri due nigeriani, Awelima e Lucky, sono usciti dall’inchiesta? Il corpo della ragazza è stato mutilato durante un rito tribale?

Lo speciale comprende due articoli.

«Salvini contestato al quartiere San Lorenzo: sciacallo!». Il titolo sulla versione online di Repubblica ieri pomeriggio faceva pensare a una situazione vista e rivista: un politico si reca sul luogo dove è avvenuto un grave fatto di cronaca e su di lui i cittadini riversano la loro rabbia, insultandolo. Repubblica si riferiva alla visita al quartiere San Lorenzo di Roma (dove all’interno di un edificio abbandonato è stata stuprata e uccisa, probabilmente da immigrati, la sedicenne Desirée Mariottini). Non è stato necessario soffermarsi più di tanto per capire, rivedendo i video della visita di Matteo Salvini sul posto, che il titolo di Repubblica riportava solo una parte della verità. La contestazione c’è stata, ed è stata talmente rumorosa da suggerire al ministro dell’Interno di rinviare di qualche ora il gesto di deporre una rosa bianca in memoria di Desirée. Però le immagini e le voci di ieri mattina, registrate dalle decine di telecamere presenti, non erano solo di contestazione ma anche di sostegno verso Salvini. Tanto è vero che lo stesso sito di Repubblica, subito sotto al titolone su «Salvini contestato», scriveva poi, a corredo del video pubblicato: «La piazza divisa: fischi e applausi».

Perché di divisione si è trattato, come chiunque può verificare. Raccontiamola, questa mattinata di Salvini a San Lorenzo. Una mattinata di tensione, che inizia a salire prima dell’arrivo del ministro. Davanti allo stabile infatti, ben prima che Salvini si faccia vedere, un gruppo di femministe prepara la contestazione, con tanto di striscioni: «No alla strumentalizzazione sul corpo di Desirée» e «Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano». Alcune donne del quartiere si avvicinano alle femministe, le rimproverano di non vivere la zona, di essere lì solo perché sta per arrivare Salvini. «Avete fatto lo show», dice una donna, «prendetevi le bandiere e andatevene». Le ragazze del comitato femminista però non ci pensano nemmeno ad andare via: aspettano Salvini, insieme agli attivisti di due centri sociali della zona.

Al suo arrivo, il ministro dell’Interno è circondato, come sempre accade, da microfoni e telecamere. Salvini si sofferma a rilasciare qualche dichiarazione alla stampa: «Andiamo a chiedere conto», dice il vicepremier leghista, «a chi ha mal gestito Roma per anni. Chiedo ai cittadini di segnalare le situazioni a rischio. Ho chiesto al procuratore della repubblica di usare il pugno di ferro». Diversi cittadini avvicinano il ministro. Sono residenti della zona, c’è anche una donna che si qualifica come responsabile del comitato di quartiere. Tutti rivolgono a Salvini parole di apprezzamento. «Non ci abbandonare», «Ci fidiamo di te», «Siamo tutti con te», sono le frasi che vengono rivolte al ministro dalla gente del luogo. «Salvace da ‘sta giungla», urla una donna, «da ‘sti sciacalli, devi tornare». Sciacalli: l’insulto che viene urlato in coro da femministe e attivisti dei centri sociali, che scandiscono il coro «Sciacallo! Sciacallo!» verso Salvini, viene utilizzato dalla gente comune del quartiere per etichettare i contestatori. Il cortocircuito è totale: le persone che vivono i disagi di un quartiere ostaggio di spacciatori e delinquenti di ogni genere – un quartiere segnato dalla tragedia di Desirée – se la prendono con i contestatori, un gruppo organizzato, e «difendono» il ministro. Una donna si alza sul predellino di un’auto, riesce a rivolgersi direttamente a Salvini: «Questa non è una manifestazione politica», dice la signora, «noi stiamo con voi, perché non ce la facciamo più».

La contestazione alla contestazione: succede e non è la prima volta, succede perché le proteste ideologiche ormai lasciano costantemente il passo alle lamentele delle persone comuni, dei cittadini costretti a vivere in quartieri in condizioni disastrose. Era accaduta la stessa cosa a Napoli, poche settimane fa, quando il «nordista» Salvini era stato applaudito e incoraggiato dalla gente del Vasto, quartiere centralissimo e completamente in balia degli immigrati, mentre qualche decina di contestatori dei centri sociali insultava.

Salvini, in ogni caso, rinuncia ad entrare nello stabile abbandonato: «Se il buon Dio lo permette io torno», promette il ministro, che dopo poche ore, nel pomeriggio, riappare in via dei Lucani e depone una rosa bianca davanti all’ingresso dello stabile. «Non l’ho fatto stamattina per non creare altri problemi ai residenti perbene», spiega Salvini, in riferimento alle proteste dei centri sociali. «Si sta lavorando per mettere in galera questi vermi, queste bestie. La Procura e la questura hanno già le idee chiare, stanno facendo i riscontri del caso, temo che anche questa volta siano tutti cittadini stranieri. Tornerò qui», promette Salvini, «a incontrare i residenti, ma da ministro mi impegno a fare pulizia e a tornare con la ruspa. Ci sono 100 palazzine a Roma in queste condizioni, con delinquenti che difendono le occupazioni abusive e lo spaccio». Curiosità: ieri a San Lorenzo è andato anche il presidente del Pd, Matteo Orfini. Nessuno lo ha contestato, nessuno lo ha applaudito. Forse nessuno lo ha riconosciuto.



Da non perdere