transizione sessuale
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Da un po’ di tempo a questa parte – dal periodo del Covid di sicuro ma a ben vedere anche da prima – non vi è battaglia contro la libertà da cui la Cgil non si faccia in qualche modo sedurre. L’ultima, abbiamo già avuto occasione di notarlo, è la lotta per eliminare la sacrosanta norma voluta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sul consenso informato.

La Cgil contro il consenso informato: nel mirino la legge Valditara

Il sindacato rosso sta promuovendo un referendum che dovrebbe «rimuovere gli attuali ostacoli normativi per poter introdurre, in modo strutturale, l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, abrogando la legge 104/2026 (il cosiddetto ddl Valditara) che prevede il consenso informato preventivo delle famiglie nelle scuole secondarie e il divieto di promuovere attività in tal senso nelle scuole dell’infanzia e primarie».

Come prevedibile la campagna è avvolta nelle nobili intenzioni e nella retorica dei diritti, ma dentro l’involucro c’è un frutto avvelenato. Gli obiettivi finali della mobilitazione sono fondamentalmente due: il primo è cancellare la norma che impedisce ad alcune associazioni e coop dell’orbita progressista di entrare nelle scuole per svolgere la solita funzione di indottrinamento.

Educazione sessuo-affettiva, la battaglia per riportare le associazioni nelle scuole

Tolto l’ostacolo posto da Valditara e potenziati i progetti attinenti alla cosiddetta educazione sessuo-affettiva, sarebbe fin troppo facile per attivisti di vario ordine e grado entrare nelle classi, non solo per esercitare l’antica egemonia ma pure per incassare dalle casse pubbliche i fondi necessari al mantenimento della struttura parastatale.

Oltre a quello veramente economico, tuttavia, esiste un altro motore dell’azione della Cgil, che è tutto socio-culturale. Per chi viene da un certo tipo di mentalità comunista è sostanzialmente intollerabile l’idea che le famiglie possano porre un argine all’azione dello Stato, il quale deve risultare il gestore unico di ogni spinta educativa.

Dunque il referendum proposto dal sindacato serve esattamente a cancellare la libertà genitoriale, a imporre una visione unilaterale e a riprendere il predominio nella formazione delle giovani menti. Diventerebbe impossibile – cancellata la legge Valditara – frenare l’invadenza delle varie strutture e degli organismi progressisti nelle scuole. Il pensiero unico è, allora come oggi, l’approdo finale.

E attenti a sottovalutare questa spinta. Perché le forme autoritarie molto spesso iniziano a manifestarsi esattamente così, in modo non troppo esplicito, apparentemente blando e comunque mascherato. Poi però, una volta spalancata la porta, entra di tutto, avviene una accelerazione che conduce a estremi particolarmente perniciosi.

Regno Unito, cinque anni di carcere per chi ostacola l’identità di genere

L’esempio più calzante e utile alla comprensione lo fornisce quanto sta accadendo nel Regno Unito da tempo governato dalle forze sinistrorse laburiste. Le quali davvero poco fanno per i lavoratori, in compenso sono attentissime a garantirsi il dominio totale sulle menti.

Lo scorso giugno l’esecutivo progressista ha avanzato alcune proposte per una nuova legge il cui scopo sarebbe quello di tutelare la minoranza Lgbt, in particolare i cosiddetti «bambini trans».

Tale norma prevede che si punisca con cinque anni di carcere chi impedisce a qualcuno di esprimere la propria sessualità o identità di genere. Dove conduca tutto ciò è evidente: a punire i genitori che osassero avanzare dubbi sul desiderio dei propri figli (anche minorenni) di cambiare sesso. La «affermazione di genere» diventerebbe indiscutibile, andrebbe soltanto assecondata pena una condanna pesante.

Dalla Gran Bretagna all’Italia: il rischio di comprimere la libertà educativa delle famiglie

Ebbene il progetto di legge è stato esaminato da uno dei più importanti think thank inglesi, Policy Exchange. La baronessa Falkner, ex presidente della Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani e coautrice della ricerca, ha fatto notare non solo i rischi per i genitori, ma pure quelli che potrebbero toccare i compagni di scuola di chi si dichiara trans.

Poiché la legge non prevede un limite di età minimo, persino i ragazzini potrebbero esser puniti per avere messo in discussione l’identità di genere degli amichetti.

Altro paradosso: si potrebbero prendere cinque anni di galera per aver cercato di convincere qualcuno a non identificarsi come gatto. Dato che esistono persone che si definiscono «catgender», provare a discutere questa presa di posizione potrebbe diventare un reato.

«Questa bozza di legge sembra ignorare la legge sui diritti umani in Gran Bretagna», ha detto Lady Falkner. «Nella sua forma attuale, viola numerosi diritti, tra cui il diritto a un processo equo, il diritto alla vita familiare, la libertà di professare credenze religiose o di altro genere, limitando al contempo la libertà di espressione.

L’impatto delle sue misure sui diritti e i doveri dei genitori e sulla tutela dei minori è imprevedibile. È stata concepita male e sarà inapplicabile a meno che non venga notevolmente rivista e poi sottoposta a una consultazione pubblica completa».

Con tutta evidenza si tratta di un caso estremo, di un tentativo liberticida e brutalmente violento di imporre una ideologia con la forza. Ma i germi di questo atteggiamento totalitaria sono già presenti nell’offensiva della Cgil contro Valditara.

Nel caso inglese, con la scusa di tutelare dei diritti, si finisce per mettere al bando ogni contraddittorio, togliere ai genitori ogni potere e negare ogni pur minima libertà educativa (e non solo). In Italia, in misura minore ma analoga nell’approccio, si agisce in senso ugualmente feroce contro i nemici di sempre: la famiglia e il pensiero indipendente.

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